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- proletari resistenti - scuola - 10.06.02
COMMISIONI TUTTE INTERNE PER UN NUOVO ESAME DI MATURITA' CHE VA VERSO LA SUA FINE.
Di Tiziano Tussi
Le commissioni dell'esame di maturità targato Moratti saranno da quest'anno totalmente interne. Dal 1969 data la radicale riforma dell'esame di maturità. Anche la composizione delle commissioni di valutazione è stata riformata più volte sino a giungere all'attuale composizione. Le precedenti composizioni delle stesse vedevano in ogni caso la presenza di una componente esterna. Prima della riforma Berlinguer questa era preponderante ma si era raggiunto poi, negli ultimissimi anni, una divisione a metà, fatta salva la presenza del presidente di commissione, che viene sempre da fuori, cosμ come lo è ora nelle scuole medie inferiori. Da quest'anno vi sarà solo questa figura a garantire un minimo di confronto. Un solo presidente per istituto che certamente dovrà delegare, per ogni commissione della scuola, un vice presidente, interno alla scuola stessa, per il controllo dello svolgimento delle attività di esame. Perciò ogni atto amministrativo e valutativo sarà gestito in piena autonomia, in maniera quasi totale, dagli insegnanti della scuola in questione. L'ordinanza ministeriale 43 detta le coordinate delle modalità di svolgimento degli esami di quest'anno ma non apporta nessuna indicazione specifica per tale novità non da poco. Il lavoro giornaliero in classe, tra studenti e professori, porta spessissimo a solidificazioni di comportamenti e di valutazioni che si sclerotizzano con il tempo. Un esame finale privo di dialettica non potrà apportare nessuna possibilità di riequilibrare storture sedimentate. Per questo alcune associazioni studentesche stanno avversando frontalmente queste modalità d'esame. Proprio la mancanza di una possibilità risanatrice potrebbe portare ad un atto pieno di conformismo e di ritualismi già rodati. Per di più in ogni scuola si verranno a riproporre tutte le differenze tra i vari corsi che si producono proprio sull'ampiezza della tolleranza dei diversi insegnanti cosμ come questi si propongono direttamente verso i propri studenti. Corsi con voti alti, anche all'esame, si alterneranno a corsi più selettivi. Sarà difficile immaginare grandi spostamenti in sede finale. Quindi sia per i singoli studenti sia per le classi si dovrebbe ripetere una sorta di ultimissimo scrutinio che fra l'altro rischia di divenire solo un doppione preciso di quello che avviene alla fine dell'anno scolastico e che serve per conteggiare i punti da attribuire alla presentazione all'esame. E da ultimo, ma non di insignificante importanza, il regalo che viene fatto alle scuole private parificate che potranno cosμ assicurare ai loro studenti-clienti un curriculum completo di sicura riuscita, naturalmente dietro lauto pagamento della retta. Se poi ci aggiungiamo anche che già alcune regioni stanno ampiamente surrogando le famiglie che hanno figli iscritti alle scuole private pagandogli percentuali di rette che arrivano al 50% della stessa, ci accorgiamo che si sta cerando di fare quadrare il solito cerchio di ipocrisia governativa: un nuovo esame, nuove facilitazioni, per di più pagate dallo stato, proprio per favorire il settore privato. E paradossalmente si potrebbe creare, proprio al momento finale, un aumento di selezione dato che in quel punto del curriculum scolastico nessuno studente ritenuto, a ragione o a torto, uno scansafatiche o un furbetto potrebbe sfuggire ai propri insegnanti coalizzati contro di lui. Un esame che potrebbe essere quindi o una semplice farsa, oppure una stanca ripetizione di momenti già vissuti, od ancora, una specie di rivincita di insegnanti rincagniti. Tutto fuorché un normale esame, cioè un momento di serena valutazione per permettere ad ogni studente di cominciare un nuovo percorso di vita. Un esame cosμ depotenziato pare proprio correre incontro alla sua fine: all'abolizione del valore legale del titolo di studio. Ma questo scenario apre porte di destrutturazione cosμ complessa e complicata che non possiamo, per ora, neppure capire la sua portata.