www.resistenze.org - proletari resistenti - scuola - 20.07.02

Il seguente articolo , incompleto, è uscito su Liberazione.

Lo stato paga gli esami delle scuole private.

UN BILANCIO FINALE SUGLI ESAMI DI MATURITA’

Di Tiziano Tussi

Un bilancio finale degli esami di maturità, così come si sono svolti quest’anno per la prima volta con commissioni solo interne della scuola che esaminava.
I risultati quantitativi finali paiono essere questi: stesso numero di promossi, una percentuale di circa il 97%, con maggior ampiezza di forbice tra i voti più alti e quelli più bassi. Sembrerebbe perciò che il nuovo esame in stile Moratti abbia funzionato: stessi risultati, minor esborso di denaro. Un risultato finalmente raggiunto dal Polo di destra. Non è così, ovviamente. Innanzi tutto da quest’anno le casse dello stato pagano anche gli esami del settore privato e non si capisce bene perché, a meno di non essere malevoli e pensare ad una sussidiarietà dal pubblico verso il privato. Le segreterie delle scuole statali pagano le commissioni di esami delle scuole private parificate. Fra l’altro soldi che i bilanci delle scuole pubbliche devono anticipare, dato che dal ministero non sono ancora arrivati i fondi necessari a coprire i costi degli esami appena conclusi, e, per essere più precisi, non sono ancora giunti alle scuole neppure i fondi IRPEF per gli esami dello scorso anno. Quindi altri soldi che vengono spesi in aggiunta. Le scuole private danno così un servizio completo ai loro clienti con i soldi dello stato.Considerando comunque un risultato economico al ribasso non aver pagato somme ingenti per spostamenti sul territorio nazionale a commissari e presidenti di commissioni, è il lato didattico che è stato totalmente stravolto con ricadute sorprendenti sul piano psicologico.
Un’ulteriore ripetizione della interrogazione generale di fine anno, agli studenti che si dovevano esaminare, non ha senso. Per di più, cambiando la scena della pratica della valutazione si è venuto sostanziando un rapporto inedito tra studenti ed insegnanti che ha vissuto solo lo spazio dell’esame per poi sparire. Ogni classe, ogni insegnante, ogni ora, costruisce un percorso nel quale si possono annidare storture e positività di ogni tipo. In pratica ogni professore lavora da solo e con sua piena responsabilità verso i propri studenti. L’esame finale, con commissari esterni serviva per lo meno a certificare, in modo tendenzialmente oggettivo, un percorso di lavoro, quando c’era, o a scoprire limiti e mancanze, se c’erano. Potevano anche verificarsi piacevoli sorprese con aggiustamenti valutativi sorprendenti. Alcuni, coccolati per anni, si erano visti ridimensionare ed all’opposto esaltare magari individui estrosi ed indipendenti che potevano non trovare sufficiente gradimento agli occhi dei propri insegnanti di corso. Insomma si rimescolavano un poco le carte, in modo salutare.
Ora con una scena che si ripete uguale a se stessa non si capisce bene cosa voglia dire poi la valutazione successiva, che da origine al punteggio del diploma d’esame. Ma la variante pubblica ricordata sopra è una variante che complica le cose. La socializzazione delle scene parziali svolte nelle classi da parte della compresenza di tutti gli insegnanti del corso riuniti nella commissione che al completo deve compiere l’unico atto collettivo della pratica didattica del percorso scolastico, pone un problema nuovo. Possono venire a galla i limiti degli insegnanti, prima ancora che degli allievi, le loro preferenze, i loro pregiudizi che oramai inveterati dopo anni di conoscenza, a volte anche cinque, dei candidati debbono in qualche modo tenere la ribalta. E gli studenti lo sanno. Quindi si possono creare situazioni ancora intrise di panico nel quale gli studenti che hanno magari vivacchiato per tanto tempo con insegnanti poco qualificati o troppo tolleranti fanno fatica a reggere uno svelamento della pochezza del loro professore di fronte ad altri. Oppure si possono verificare casi di aiuti ancora più marcati, ancora più aperti, ora più di prima, per risolvere le prove scritte ed un aumento a dismisura del grado di accettazione dell’ignoranza degli studenti. Pensiamo in modo ancora più preciso alle scuole private, con un’evidente messa in campo di una concorrenza a chi alza di più i voti per permettere una miglior accoglienza del titolo di studio in vista dei test per l’ammissione alle carriere universitarie. Insomma l’ignoranza della scuola può venire a galla e si può porre rimedio: ma non c’è alcuna certezza. Quindi la tensione che gli studenti sentivano nelle precedenti edizioni, con modalità diverse, non si è abbassata. I risultati di quest’anno infatti non hanno dato segnali di particolare innovazione in positivo sul piano valutativo se non nell’abbassamento dei voti e nell’aumento dei voti maggiori. Come a dire che l’esame ha contato ben poco se non a spostare agli estremi capacità minime e massime presenti negli studenti.
Un voto non previsto, nel bene o nel male, viene motivato, viene capito meglio se è un perfetto sconosciuto che valuta. Così come accade agli esami universitari, a cui la precedente composizione  esterna della commissione finale assomigliava. Incomprensibili appaiono all’opposto insegnanti che per anni hanno sempre classificato a quel modo quello studente e che improvvisamente valutano in modo diverso. A cosa dare la colpa? quale spiegazione inventarsi? Ed ecco quindi che preventivamente già i professori si adeguano alle aspettative. Un po’ come l’esame della scuola media inferiore. Il cambio di riferimento dell’esame di maturità non è di poco conto. Guarda oramai al passato, al fanciullo, invece che non al futuro, al giovane che dovrà assumersi, a breve, molte più responsabilità sociali. Torno a dire, il tutto senza una certezza di svolgimento standard. Queste ed altre considerazioni non sono state minimamente tenute presenti. Non vi sono state discussioni nelle scuole, non sono venute indicazioni dal ministro, il quale forse non si immagina neppure tale sequela di nuovi problemi.
Si è solo voluto risparmiare, con l’aggiunta di un altro aiuto alle private, e nient’altro. Ma un esame siffatto è ancora da rodare e lo si farà, lo si è già fatto in parte, sperimentando dal vivo, sulle valutazioni, sulla pelle, si potrebbe dire, degli studenti. Già da quest’anno.