www.resistenze.org - proletari resistenti - scuola - 30-09-02

CENTRO STUDI BIOLOGIA (del) SOCIALE


Riforme scolastiche e ordinario ladrocinio


Una quantità imprecisata di genitori si stanno togliendo il pane di bocca per far fronte ai costi ingentissimi di libri di testo di scuola che associazioni industriali, finalizzate al profitto parassitario con tanto di licenza di Stato, impongono al “mercato della scuola” nei modi e termini che a loro fanno comodo. Si tratta appunto di una corporazione di produttori nel cui ambito non c’è nemmeno ombra della pur inutile concorrenza con il risultato che gli interessati (spesso adolescenti poveri) sono letteralmente costretti a prendere o a lasciare. E si tratta anche di scuola dell'obbligo!
Per commentare tale realtà che nega (semmai ce ne fosse ancora bisogno) ogni Stato di diritto, basterebbe una sola parola: VERGOGNA!
Ma è anche giusto spendere qualche parola di circostanza. Il dovere (parola tanto ostica ai responsabili quanto è loro estraneo il concetto di diritto) di uno Stato diciamo moderno, insomma con cenni di socialità, sarebbe quello di fornire gratuitamente ai minori che studiano tutto l’occorrente o, in subordine, al prezzo di recupero. In ogni caso, dovrebbe produrre testi di maggiore possibile “longevità”: avviene esattamente il contrario. I testi variano con frequenza vertiginosa e magari per effetto di una sola virgola in più o in meno con il pretesto delle innovazioni ma nella realtà quasi esclusivamente per aumentare i profitti parassitari dietro i quali ci sono sacrifici inauditi di povera gente che vive (o sopravvive) di solo lavoro, magari sottopagato dietro menzognere formule ufficiali come copertura burocratica e raggiro della legalità: le vie del Signore sono infinite, mentre se disoccupata, di espedienti (magari malavitosi).
A parte i possibili-doverosi contributi statali (e non a titolo di carità!), i testi potrebbero essere venduti a prezzi irrisori per effetto della quantità (una legge di mercato anche questa, ci pare). Ma la verità, che scrupolosamente si tace, è che il filo conduttore di questa giungla antropomorfa – detta eufemisticamente società civile – non è il diritto (che è mai costui?) ma il mercato, non il semplice mercato originario ma il mercato capitalistico, cioè la corsa al profitto (a chi si compra più barche da diporto o villini e via “pazziando” con spirito democratico), sfruttando la domanda, spesso imposta come nel caso specifico, del popolo “ingiuriato” con l’epiteto di “sovrano”.
Il mercato, così concepito e attuato, è il baricentro di un insieme di idiozie e di criminalità, detto eufemisticamente capitalismo, oggi, nella versione senile-.paranoico-suicida, neoliberismo. In questo contesto, in cui le chiavi dell’economia sono nelle mani e nelle fauci di famelici imprenditori – è ozioso ed esilarante, parlare di riforme che non siano di ordine sociale ed etico, cioè capace di rispondere veramente al diritto allo studio e di non incarognire la gente contro uno Stato in atto al servizio del privato ladrocinio.
In quali termini si può presentare alla popolazione studentesca il concetto di diritto, di società, di sovranità popolare, e magari del cristiano amore del prossimo? Senza risolvere i problemi di base – quelli di sussistenza, ogni riforma è solo passatempismo da dopolavoro.
Forse di parole di circostanza ne ho detto anche troppe perché, a ripensarci, sarebbe bastata quella espressa in antifona. VERGOGNA!