Libro e moschetto fascista perfetto
Di Tiziano Tussi
Il recente parto amministrativo della Commissione Cultura della Camera dei
Deputati in pochissime sedute ed in circa due mesi di tempo ha ingiunto al
governo, nella persona del ministro dell’istruzione Moratti, di vigilare sui
libri di testo di storia nelle scuole superiori, ha tutto il sapore di
un’imposizione oscurantista.
Per di più il ministro per i rapporti con il Parlamento, Giovanardi, poco dopo
esserne venuto a conoscenza l’ha giudicata irricevibile, volendo chiudere
l’esilarante e preoccupante ingiunzione. Ma le cose, c’è da scommetterci, non
finiranno qui.
Innanzi tutto non ci si può accontentare di una soluzione che non risolve
nulla. Così facendo non si capirebbe perché la maggioranza della commissione,
che è lo specchio della maggioranza parlamentare, abbia impiegato due mesi di
lavoro, una votazione che li visti unanimemente d’accordo sulla proposta, e che
poi si ritenga stoppata da un rigido aggettivo del ministro Giovanardi. Infatti
tale foga censoria è una eco allargata di quanto già la regione Lazio, giusto
due anni fa, aveva approvato.
Venne anche istituito un premio dalla Regione Lombardia per chi avesse scritto
il libro di storia più “oggettivo”. Insomma una foga che non si placa e che non
è solo un caso od un brutto accidente. Una ricerca della verità che prende alla
gola i nostri solerti politici del (centro) destra. Ma la questione è scoperta.
Anche storici non marxisti, che sono il vero obiettivo della, chiamiamola così,
discussione, hanno bollato tale delibera come inutile, pericolosa e lesiva
della libertà dal lavoro dello storico. Unanimi, o quasi, sono state le prese
di posizione contro questo passo politico.
Spesso si è fatto riferimento al regime fascista che invece un pesante
controllo sui libri di testo lo usava. Del resto dal resoconto stenografico
delle sedute risulta che solo un esempio viene fatto dai politici di destra per
sopportare tale proposta, le foibe; ed un solo nome di storico come campione
del pensiero oggettivo, Renzo De Felice.
Quindi una scoperta operazione politica di parte che ha la pretesa però di
essere recepita come amante dell’oggettività. Non ripetiamo qui ciò che molti
hanno detto: la difesa della libertà di insegnamento, di scelta dei libri di
testo, della libera discussione e della discussione democratica ecc.
Quello che ci preme sottolineare e che questi tentativi di saggiare il polso
democratico della società civile italiana non sono fatti incoscientemente.
Servono a calcolare il livello di capacità di risposta.
Sarebbe il caso però, per chi non intende sposare queste tesi reazionarie, di
scendere su un terreno propositivo, di attacco, anche perché i tempi sono
gravidi di oscuri presagi.
Oppure dovremmo calcolare il tutto come una totale e paradossale incapacità
politico-culturale dei nostri nuovi responsabili governativi?
Ma possiamo davvero fermarci all’irrisione
dell’insipiente?