Con la devoluzione un futuro di contraddizioni
Il governo di centro destra sta costruendo una montagna legislativa sulla
cosiddetta “devolution” che oramai segna di continue contraddizioni il futuro
della scuola.
In questi giorni si è avuto in Parlamento, contemporaneamente, la discussione,
in seconda battuta, del progetto di riforma costituzionale voluto dalla Lega,
un federalismo selvaggio con “competenze specifiche” alle regioni in materia di
scuola, sanità e polizia locale ed anche la votazione sul progetto di
federalismo del centro sinistra che è passato, anche se non definitivamente,
con i voti della compagine berlusconiana e, su tutto, il disegno di legge del
governo, con l’opposizione della Lega, che cerca di salvare la capra del
nazionalismo ed i cavoli della disgregazione selvaggia del nostro paese e delle
sue istituzioni.
In tutto questo baillame la scuola veleggia sempre più a vista, non sapendo
bene a cosa si stia andando incontro e cioè quale linea federalista riuscirà
vincitrice. Per ora, prima delle elezioni legislative di fine maggio, il tutto
è un po’ sospeso. Chiaramente un maggior peso interno di uno o dell’altro
partito del Polo di centro destra farà pendere la radicalità della “devolution”
verso la lettura leghista od il suo contrario.
Il ddl del governo sulla riforma del Titolo V della Costituzione cerca di
sanare una giara già rotta. In esso si dice infatti che lo “Stato esercita la
potestà legislativa esclusiva - tra l’altro - per quanto riguarda
l’organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di
formazione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche”. Nello stesso
disegno poi si afferma che “le regioni esercitano la potestà legislativa
esclusiva - tra l’altro - nell'organizzazione scolastica, gestione degli istituti
scolastici e di formazione, fatta salva l’autonomia delle istituzioni
scolastiche; definizione della parte dei programmi scolastici e formativi
d’interesse specifico delle Regioni; istruzione e formazione professionale”.
Capisca chi può.
Le definizioni delle responsabilità decisionale in questa materia, ma tutto il
disegno di legge è così approssimativo, sono perlomeno oscure e difficilmente
attribuibili. Logicamente per la Lega che è partito di “rusteghi” e con
capacità di comprensione semplice il tutto appare perlomeno “romanocentrico”.
In effetti si capisce solo che gli uomini di Forza Italia, AN e soci, stanno
cercando di tenere buono il “partito del nord” anche in questo contenzioso,
senza sbracare troppo e nello stesso tempo senza correre il rischio di perdere
questo pezzettino di alleanza che potrebbe risultare determinante nelle
prossime elezioni amministrative.
Intanto nelle scuole del paese si lavora senza certezza giuridica in atto ed
all’orizzonte, in presenza di un contratto oramai scaduto da quasi un anno e
mezzo. Pochi soldi da spendere, molte promesse fatte e macroscopica
approssimazione gestionale. Anche se poi i soldi si trovano per i sovvenzionare
le private. La riforma Moratti in mezzo a queste secche non si sa neppure
quanto resterà in piedi, ma in ogni modo inizia il suo iter, padagogicamente
assurdo, già dal prossimo anno scolastico.
Insomma andrà bene se studenti ed insegnanti riusciranno a terminare l’anno in
corso decentemente, in qualche modo.
Tiziano Tussi