www.resistenze.org - proletari resistenti - scuola - 26-06-03

Esami di stato come indottrinamento del giovane

La cultura come un insipido spezzatino
Di Tiziano Tussi

Le tracce dei titoli dei temi per la prova d’italiano agli esami di maturità hanno giustamente sollevato ondate di sorprese e reazioni soprattutto per quanto riguarda l’equiparazione tra regimi totalitari, costruito in tutta approssimazione, la paurosa sottostima del fascismo, di cui si celano, nella traccia, i comportamenti più osceni.  In altro luogo spicca la citazione da un discorso del premier Berlusconi. Quest’ultima uscita ha fatto gridare all’eccesso di zelo, nelle stigmatizzazioni minimali, sino ad esser additato come une servizio di inutile servilismo culturale.

Direi che il pericolo più importante sostanziato nelle tracce risulta essere comunque lo spezzettamento della cultura che appare come una specie di piccolo pezzo di un puzzle costruito in altro luogo. La prima traccia, quella che riguarda l’analisi del testo, viene proposto un maxi florilegio da un testo di Pirandello, Il piacere dell’onestà. Tutta la traccia proposta è stata costruita in modo che lo studente non possa sfuggire a quanto proposto. Di solito l’interpretazione di un testo, dando opportuni accorgimenti, dovrebbe risultare poi tutta quanta nelle possibilità di elaborazione dello studente. La cosiddetta libertà interpretativa viene invece bellamente eliminata proponendo allo studente un percorso obbligato di cui fanno parte le citazioni, opportunamente edulcorate nei passaggi pericolosi. Questa pratica risulta essere usata anche in altri suggerimenti, come nel caso del pezzo di Granellini, nella parte socio-economica, nel quale compare il caso “tangentopoli, opportunamente tagliate.

Il testo di Pirandello viene dissezionato e vengono espunti passi significativi e risolutori. Le domande del percorso dell’analisi, già di per sé stesse assurde in regime di libera analisi, vogliono obbligare lo studente a rispondere a quelle determinate considerazioni. Esempio di domanda: “Quando Fabio (righe 42 e 43) parla di “onestà” e “bontà di sentimento” da parte di Baldovino, a che cosa sembra riferirsi?” Le righe 42 e 43 sono così composte: “Fabio: Ecco bene! E allora questo. Benissimo! Io non vado cercando altro signor Baldovino. L’onestà! La bontà dei sentimenti!” Non c’è chi non veda come la traccia sia veramente mirata, anche nella sua assurda particolarità. Una serie di estrapolazioni, una serie di domande obbligate che si concludono con un nonnulla. Domanda finale: “Nel rispondere alle domande che ti sono state poste, riferisciti anche al contesto culturale europeo dell’epoca.” Veramente una cosetta da poco, verrebbe da dire. Che poi c’entra molto poco con l’analisi del testo. Insomma una camicia di forza in cui la libertà del giovane viene repressa.

L’esaltazione di tanto controllo si ha naturalmente al punto dell’ambito storico-politico con la definizione del fascismo in poco più di una riga, e con lo sbrodolamento elencativo di paesi comunisti messi assieme brutalmente per renderli simili ai regimi di destra. Tale confusionaria resa “storica” non rende soddisfazione a nessun serio approccio di studio. Corea del Nord con Cuba, Est europeo vicino all’Indocina. E poi la chicca delle foibe come fenomeno significativo al pari dei regimi totalitari del ‘900. Un accadimento certo tragico, ma sicuramente minore, purtroppo “normale”, in situazioni di guerra, non certo un elemento eccezionale nel corso della guerra. Appare chiaro da queste tracce come dovrebbe essere l’insegnamento nelle classi e cosa si dovrebbe insegnare. Alla faccia della libertà d’insegnamento e della libertà di acculturazione e di rielaborazione.