Esami di stato come indottrinamento del giovane
La cultura come un insipido
spezzatino
Di Tiziano Tussi
Le tracce dei titoli dei temi per la prova d’italiano agli esami di maturità
hanno giustamente sollevato ondate di sorprese e reazioni soprattutto per quanto
riguarda l’equiparazione tra regimi totalitari, costruito in tutta
approssimazione, la paurosa sottostima del fascismo, di cui si celano, nella
traccia, i comportamenti più osceni. In
altro luogo spicca la citazione da un discorso del premier Berlusconi.
Quest’ultima uscita ha fatto gridare all’eccesso di zelo, nelle
stigmatizzazioni minimali, sino ad esser additato come une servizio di inutile
servilismo culturale.
Direi che il pericolo più importante sostanziato nelle tracce risulta essere
comunque lo spezzettamento della cultura che appare come una specie di piccolo
pezzo di un puzzle costruito in altro luogo. La prima traccia, quella che
riguarda l’analisi del testo, viene proposto un maxi florilegio da un testo di
Pirandello, Il piacere dell’onestà.
Tutta la traccia proposta è stata costruita in modo che lo studente non possa
sfuggire a quanto proposto. Di solito l’interpretazione di un testo, dando
opportuni accorgimenti, dovrebbe risultare poi tutta quanta nelle possibilità
di elaborazione dello studente. La cosiddetta libertà interpretativa viene
invece bellamente eliminata proponendo allo studente un percorso obbligato di
cui fanno parte le citazioni, opportunamente edulcorate nei passaggi
pericolosi. Questa pratica risulta essere usata anche in altri suggerimenti,
come nel caso del pezzo di Granellini, nella parte socio-economica, nel quale
compare il caso “tangentopoli, opportunamente tagliate.
Il testo di Pirandello viene dissezionato e vengono espunti passi significativi
e risolutori. Le domande del percorso dell’analisi, già di per sé stesse
assurde in regime di libera analisi, vogliono obbligare lo studente a
rispondere a quelle determinate
considerazioni. Esempio di domanda: “Quando Fabio (righe 42 e 43) parla di
“onestà” e “bontà di sentimento” da parte di Baldovino, a che cosa sembra
riferirsi?” Le righe 42 e 43 sono così composte: “Fabio: Ecco bene! E allora
questo. Benissimo! Io non vado cercando altro signor Baldovino. L’onestà! La
bontà dei sentimenti!” Non c’è chi non veda come la traccia sia veramente
mirata, anche nella sua assurda particolarità. Una serie di estrapolazioni, una
serie di domande obbligate che si concludono con un nonnulla. Domanda finale:
“Nel rispondere alle domande che ti sono state poste, riferisciti anche al
contesto culturale europeo dell’epoca.” Veramente una cosetta da poco, verrebbe
da dire. Che poi c’entra molto poco con l’analisi del testo. Insomma una
camicia di forza in cui la libertà del giovane viene repressa.
L’esaltazione di tanto controllo si ha naturalmente al punto dell’ambito
storico-politico con la definizione del fascismo in poco più di una riga, e con
lo sbrodolamento elencativo di paesi comunisti messi assieme brutalmente per
renderli simili ai regimi di destra. Tale confusionaria resa “storica” non
rende soddisfazione a nessun serio approccio di studio. Corea del Nord con
Cuba, Est europeo vicino all’Indocina. E poi la chicca delle foibe come
fenomeno significativo al pari dei regimi totalitari del ‘900. Un accadimento
certo tragico, ma sicuramente minore, purtroppo “normale”, in situazioni di
guerra, non certo un elemento eccezionale nel corso della guerra. Appare chiaro
da queste tracce come dovrebbe
essere l’insegnamento nelle classi e cosa
si dovrebbe insegnare. Alla faccia della libertà d’insegnamento e della libertà
di acculturazione e di rielaborazione.