La saliva come risoluzione della droga che imperversa nelle scuole
di Tiziano Tussi
E siamo arrivati al test obbligatorio per tutti gli studenti, dalla prima media
inferiore in avanti. Un po’ di saliva su un tampone ed il problema della droga
nelle scuole è risolto.
Il consigliere di Alleanza nazionale alla regione Lombardia, ex leghista,
Prosperino, lo ha proposto come un reale mezzo per contrastare il diffondersi
della droga nelle scuole. I genitori devono sapere e prendere accorgimenti. Il
vice presidente del consiglio della regione ha quindi proposto un disegno di
legge che impone il tampone rivelatore a tutti i circa 650 mila studenti
lombardi, dagli 11 ai 18 anni. Fotocopia della proposta di legge regionale è
già stata presentata sia per la provincia sia per il comune di Milano a altri
due consiglieri di AN.
La cosa, se non fosse tragica, potrebbe apparire comica. Infatti non si capisce
proprio come potrebbe poi marciare e quali potrebbero essere gli strumenti
logistici di supporto e chi poi dovrebbe pagare? Tremonti controlla ogni dove;
non ci sono soldi, per nessuno. Almeno si dovrebbe pretendere che gli strumenti
di repressione fossero tali nel loro esistere. Ma questa è solo un’ennesima
boutade da parte di una destra che non sapendo più cosa fare lancia grida di
sterminio per ogni comportamento deviante.
Il problema dell’assunzione di sostanze stupefacenti, si fa sempre più serio.
Tra gli studenti si può notare un acuirsi di ricerca della “roba”; un fare
dello spinello un centro di attrazione, un significato di vita. Ma le
motivazioni a questi comportamenti ci sono e possono essere cambiati verso un
più proficuo ruolo sociale e politico. Ora le dichiarazioni di molti insegnanti
e presidi, emblematico quello del Liceo Parini di Milano, sono improntati a
virginale sorpresa.
La nuova scuola morattiana, che trova le sue radici nella scuola di Berlinguer,
sta portando a termine, trionfalmente, lo svuotamento del versante culturale
per una esaltazione del contorno. Un vecchio libro degli anni ‘70 intitolava
appunto la scuola una scatola vuota. Ci siamo ora ancora tremendamente vicini.
Il piano della repressione non può servire ad ogni evenienza. Le perquisizioni
nelle scuole d’Italia, Roma, Milano, Bologna, e nelle case di studenti sono un
segnale inquietante.
Ma occorre andare più a fondo. I cani poliziotto, in questo caso, servono a
poco. Gli studenti trovano ciò che si fa a scuola sempre più lontano dalla
propria vita, dalla vita. Gli insegnanti, senza nessun tipo di supporto
economico debbono oramai solo dedicarsi ad un orizzonte di contorno al “fare
cultura”, al “fare lezione”. La cosa è così chiara anche a livello linguistico
prova ne sia che oramai la lezione in classe viene definita “frontale”, come se
ci fosse un altro modo umano per parlarsi, se non frontalmente. Uno di fronte
all’altro.
Bisogna inventarsi percorsi, tracciati, linee orizzontali, gruppi informali,
orientamenti, consigli, accoglienze. Nella finanziaria in corso d’opera veniamo
a sapere che sia per l’aggiornamento degli insegnanti, sia per l’acquisto di
materiale di supporto al loro lavoro, sia per la conferma dei distacchi che
servono a sperimentare progetti alternativi, non sono previsti investimenti,
non ci sono soldi. Soldi invece che vengono spesi per le scuole private sia a livello
centrale sia regionale. La spettacolarizzazione della vita scolastica è
funzionale solo al suo svuotamento.