www.resistenze.org - proletari resistenti - scuola - 16-10-03

La saliva come risoluzione della droga che imperversa nelle scuole


di Tiziano Tussi

E siamo arrivati al test obbligatorio per tutti gli studenti, dalla prima media inferiore in avanti. Un po’ di saliva su un tampone ed il problema della droga nelle scuole è risolto.

Il consigliere di Alleanza nazionale alla regione Lombardia, ex leghista, Prosperino, lo ha proposto come un reale mezzo per contrastare il diffondersi della droga nelle scuole. I genitori devono sapere e prendere accorgimenti. Il vice presidente del consiglio della regione ha quindi proposto un disegno di legge che impone il tampone rivelatore a tutti i circa 650 mila studenti lombardi, dagli 11 ai 18 anni. Fotocopia della proposta di legge regionale è già stata presentata sia per la provincia sia per il comune di Milano a altri due consiglieri di AN.

La cosa, se non fosse tragica, potrebbe apparire comica. Infatti non si capisce proprio come potrebbe poi marciare e quali potrebbero essere gli strumenti logistici di supporto e chi poi dovrebbe pagare? Tremonti controlla ogni dove; non ci sono soldi, per nessuno. Almeno si dovrebbe pretendere che gli strumenti di repressione fossero tali nel loro esistere. Ma questa è solo un’ennesima boutade da parte di una destra che non sapendo più cosa fare lancia grida di sterminio per ogni comportamento deviante.

Il problema dell’assunzione di sostanze stupefacenti, si fa sempre più serio. Tra gli studenti si può notare un acuirsi di ricerca della “roba”; un fare dello spinello un centro di attrazione, un significato di vita. Ma le motivazioni a questi comportamenti ci sono e possono essere cambiati verso un più proficuo ruolo sociale e politico. Ora le dichiarazioni di molti insegnanti e presidi, emblematico quello del Liceo Parini di Milano, sono improntati a virginale sorpresa.

La nuova scuola morattiana, che trova le sue radici nella scuola di Berlinguer, sta portando a termine, trionfalmente, lo svuotamento del versante culturale per una esaltazione del contorno. Un vecchio libro degli anni ‘70 intitolava appunto la scuola una scatola vuota. Ci siamo ora ancora tremendamente vicini. Il piano della repressione non può servire ad ogni evenienza. Le perquisizioni nelle scuole d’Italia, Roma, Milano, Bologna, e nelle case di studenti sono un segnale inquietante.

Ma occorre andare più a fondo. I cani poliziotto, in questo caso, servono a poco. Gli studenti trovano ciò che si fa a scuola sempre più lontano dalla propria vita, dalla vita. Gli insegnanti, senza nessun tipo di supporto economico debbono oramai solo dedicarsi ad un orizzonte di contorno al “fare cultura”, al “fare lezione”. La cosa è così chiara anche a livello linguistico prova ne sia che oramai la lezione in classe viene definita “frontale”, come se ci fosse un altro modo umano per parlarsi, se non frontalmente. Uno di fronte all’altro.

Bisogna inventarsi percorsi, tracciati, linee orizzontali, gruppi informali, orientamenti, consigli, accoglienze. Nella finanziaria in corso d’opera veniamo a sapere che sia per l’aggiornamento degli insegnanti, sia per l’acquisto di materiale di supporto al loro lavoro, sia per la conferma dei distacchi che servono a sperimentare progetti alternativi, non sono previsti investimenti, non ci sono soldi. Soldi invece che vengono spesi per le scuole private sia a livello centrale sia regionale. La spettacolarizzazione della vita scolastica è funzionale solo al suo svuotamento.