Nuovi proletari, a scuola
Di Tiziano Tussi
Storie di ordinario disagio. Problemi di sfruttamento culturale ed economico.
Sofferenze psicologiche. Tutto questo sta dietro gli attuali corsi per
diventare insegnanti di ruolo che vengono organizzati nelle Scuole di
specializzazione all’insegnamento secondario (d’ora in avanti SILSIS). Il
quadro generale è questo: d’ora in avanti solo la frequenza a questi corsi
biennali darà la possibilità, avendoli superati, di insegnare nella scuola
pubblica. Le suddette SILSIS si svolgono presso università, quindi nelle città
e preferibilmente nelle grandi città. Due casi che gravitano su Milano.
“Mi chiamo Anna – nome di fantasia - e vengo dalla Valsesia in provincia di
Vercelli, più o meno cento chilometri da Milano. Per arrivare qua, e fare il
tirocinio in questo liceo, nel centro della città, mi sveglio più o meno alle
cinque, quando vengo alle otto, se dove venire alle nove la sveglia suona alle
sei. Dopo il tirocinio a scuola c’è, quasi ogni giorno il corso della SILSIS,
dalle due mezza alle sei e mezza, torno a casa verso le nove di sera. C’è l’obbligo della frequenza e dobbiamo
anche firmare le presenze. Possiamo assentarci solo una volta su quattro la
settimana, il 25 del totale quindi. I corsi durano quattro ore per quattro
appuntamenti settimanali. E’ necessario venire nella grande città. Potevo
andare anche a Torino, ma sarebbe stato più o meno lo stesso. La scuola costa
mille euro per i due anni. Tasse da pagare all’università. In più ci sono le
varie spese vive: abbonamenti treni, tram, pranzi. E per molti, che abitano
lontano non è possibile lavorare la mattina. Perciò devo essere mantenuta dai
miei genitori. Il tirocinio consiste in 144 ore l’anno, compresa la frequenza
agli incontri collegiali. Quest’anno si pensa chiudano i corsi prima, a
febbraio per cercare di sanare una situazione ingarbugliata verso i precari
cosiddetti “storici”.
“L’anno scorso – prosegue Marco, altro nome di fantasia – c’è stato meno
tirocinio e più corso in università. Io insegno anche a Domodossola, in una
scuola privata, e perciò sono sempre di fretta. Una delle poche possibilità di
lavoro per noi sono le scuole private. Ma vi sono anche alcuni, a Milano, che
insegnano per tutte le diciotto ore settimanali, ma è ancora più problematico.
Chi comunque aveva già lavorato poteva usufruire di sconti orari sul tirocinio.
Io invece non ne goduto perché ho iniziato a scuola lo scorso anno. E non mi è
stato conteggiato tale periodo.”
Anna: “Le decisioni per gli sconti di frequenza ed ogni altra condizione di
utilizzo delle scuole frequenze vengono decisi dal gruppo dei tutori. Gli
insegnanti distaccati dalla scuola superiore che sono i nostri supervisori
all’università”
Marco: ”Alcuni frequentanti di altre discipline, per esempio filosofia, non
hanno l’obbligo di frequenza per i lavori degli organi collegiali e similari.
La mia storia è questa. Anch’io vengo da lontano, dal lago Maggiore ed insegno
a Domodossola, sette ore alla settimana. Gli altri giorni sono a Milano, stessi
problemi di Anna: treni, tram ed auto in continuazione, vengo anche il sabato
per poter completare il mio monte ore. Vivo il paradosso di saltare i consigli
di classe nella mia scuola di lavoro per poter frequentare, e da estraneo, i
consigli di classe in questo liceo.”
Anna: “Anch’io l’anno scorso lavoravo, sempre in una scuola privata. E
frequentavo il tirocinio a Biella, quaranta silometri da casa mia.”
Marco: “ Questo è l’unico sistema per entrare nella graduatorie permanenti.”
Anna: “La chiusura anticipata di quest’anno pensiamo sia una specie di
ulteriore ostacolo per non permetterci di avere l’abilitazione, dato la
concorrenza oggettiva con i precari “storici” che hanno fatto i vari concorsi
nel tempo.”
Marco: “ Il pomeriggio vi sono lezioni che riguardano la nostra disciplina,
anche con l’uso dei computer.
Anna: “Anche se non tutti sono interessanti. Alcuni sono rituali e fumosi. A me
è più interessato seguirei le elioni di pedagogia e di psicologia. Mi sono
sembrati più utili degli altri. Il tutto viene lasciato un poco alla
spontaneità dei frequentanti. Alla fine del periodo dobbiamo presentare
qualcosa di scritto sul quale veniamo valutati. Le indicazioni sono state
all’inizio poco chiare, ora la pratica ci fa capire di più. Dobbiamo costruire
unità didattiche, moduli inerenti alla nostra
disciplina, preparare una lezione tipo. La tesina finale è la voce più
importante per la valutazione. Vano aggiunti i voti che vengono raggiunti nel
periodo dei due anni.”
Marco: “I gruppi sono abbastanza numerosi. Il numero varia e diventano
affollati per le materie più comuni, per esempio lettere. Gli aspetti negativi
sono l’indeterminatezza finale. Dopo la messa in graduatoria non sappiamo bene
come le cose andranno. Siamo in preda a troppe variabili ora che riguardano il
nostro punteggio finale ed il suo incremento. Forse in futuro le università ci
penseranno autonomamente. Forse i tirocini si svolgeranno già durante il
percorso di laurea, con l’attuale divisione di tre anni più due. Ma è tutto per
ora in alto mare. Il problema della graduatoria permanente si intreccia con i
punti in più che ci vengono riconosciuti, che ora sono trenta. Precedentemente
vi era anche il riconoscimento del punteggio del lavoro a scuola, quando vi era
e se qualcuno lavorava, ora non c’è più questa sovrapposizione. In ogni caso la
scelta delle SILSIS è obbligata. C’è solo questo sistema. Di positivo si ha la
conoscenza di diverse realtà, per chi già può lavorare. Per me, ad esempio, tra
la mia piccola scuola, a Domodossola, privata con pochi studenti e questo liceo
pubblico, tanti studenti, in centro a Milano. Dal punto di vista della
didattica non c’è stata invece una grande utilità nel frequentare i corsi
pomeridiani. Si impara di più sul campo.”
Anna: “Anche per me l’aspetto positivo è il tirocinio in classe. Prendere le
misure del proprio lavoro serve molto. Per il resto poco o nulla. A questo devo
aggiungere una brutta esperienza l’anno scorso. La mia “insegnante accogliente”
ad un certo punto non mi ha più voluto. Le motivazioni sono state che “mi ero
comportata male”. Senza fra l‘altro esplicitare cosa fosse quel comportamento
negativo. La mia tutor non mi difeso e neppure spiegato cosa avesse voluto dire
la mia insegnante accogliente. Fra l’altro vivevo una vita ancora più disagiata
perché pur essendo vicino a casa per il tirocinio dovevo per forza venere a
Milano per il corso. E non è neppure immaginabile che queste scuole siano
dislocate presso provveditorati od enti provinciali. Sono annesse alle grandi
università. Ma non si capisce bene a livello strutturale, perché, dato che
delle università usufruiamo specialmente dei locali e delle biblioteche. In
ogni caso non so ancora oggi perché sono stata scacciata, senza possibilità di
replica da parte mia. Considerata meno di niente.”
Marco: ”Anche il tirocinio viene organizzato dai tutor. Le motivazioni
sfuggono. Noi non abbiamo diritto di parola. Fra loro e le scuole accoglienti
ed i presidi, che devono firmare un contratto con l’università, a differenza
dell’insegnante accogliente che accetta verbalmente il tirocinante e che viene
incentivato, con quattro soldi per questo lavoro suppletivo con noi, non vi
sono rapporti organici e frequenti. Quando sorgono problemi di un certo
spessore i tutor sovente non si fanno vedere. Nella nostra scuola di riferimento
c’è una curiosa interpretazione, da parte del preside, delle norme, e questi ci
vieta di frequentare i momenti di lavoro collegiale che vengono svolti, i
collegi docenti ad esempio. Io dove essere presente, dato che ho da espletare
un carico di lavoro al riguardo di
quaranta ore. Il preside non ci vuole vedere ma pretende che stiamo in
una stanzuccia vicino al luogo dove si svolge il Collegio docenti. Non capisco
cosa voglia dire. Il mio tutor non si è mai interessato di questa
contraddizione. Avrebbe almeno dovuto parlare con il preside, seguirci. Al
massimo fanno lezione e poi ci salutano. Discutiamo nei focus nei quali si
parla di ogni cosa. Un termine modernista per coprire attività insulse.”
Anna: “Anch’io penso esattamente così. Si parla di questioni fumose. Ed è
chiaro che ai nostri tutor non viene richiesta nessuna conoscenza di problemi
sui quali, per esempio, gli psicologi dell’età evolutiva hanno”
Riassumiamo: scuole pesanti a livello di frequenza, costose; difficoltà di
incastrare un possibile lavoro in una giornata piena di impegni sai la mattina
che il pomeriggio; posizione debolissima nell’ordinamento scolastico, nessuna
possibilità di incidere e di relazionarsi con le altre componenti
dell’istituzione. I tirocinanti di oggi saranno gli insegnanti del domani.
Marco: ”Io ho imparato ad essere camaleontico all’interno della scuola, cerco
di farmi andare bene tutto.”
Un’amara conclusione per un ruolo, nelle potenzialità innovativo, che non
porterà però a novità di rilevo nel ritualismo scolastico. La morte della
scuola avanza a grandi passi.