La chiesa all’attacco della secolarizzazione. ancora una volta
Di Tiziano Tussi
In questo marasma che sta colpendo la scuola italiana mancava la voce
fondamentalista della chiesa cattolica. Il convegno tenuto a Roma tra il 12 ed
il 14 febbraio ha coperto questo ritardo. La CEI (Conferenza Episcopale
Italiana) con le sue filiazioni di lavoro, ha organizzato una tre giorni, tra
una messa, ed una preghiera, con lo scopo di riannodare le fila dell’afflato
religioso con le innovazioni tecnico-amministrative che il ministro Letizia
Moratti sta portando avanti con grandi risultati negativi.
In pratica, ogni livello scolastico in Italia è in subbuglio, dalla scuola
materna all’Università, e la chiesa, attraverso al flebile voce del cardinale
Ruini, che ha aperto i lavori del convegno in oggetto, ha una risposta a tanta
confusione: “Per conferire valenza educativa al processo di trasmissione
culturale appare dunque necessario… riconoscere il ruolo imprescindibile delle
primarie relazioni familiari e della appartenenza religiosa.”
Se le parole non sono solo un “flatus vocis”, il tutto significa che solo nella
fede si può sperare di apprendere qualcosa. Il suo discorso termina con
un’altra affermazione chiarissima, senza scampo per i non credenti e per i
fedeli di altre religioni: “Le sfide dell’educazione – titolo del convegno, ndr
– ci richiamano a riflettere sulla carità, sull’amore oblativo come chiave
della costruzione del futuro”.
Come se secoli di storia del pensiero, variamente intesa, abbiano lasciato
nulla sul piano euristico. L’amore, e detto da un prete è perlomeno singolare,
e la carità debbono guidare il nostro sapere. Povero Socrate, ha bevuto la
cicuta per nulla. In altri passaggi vi è il richiamo alla svalutazione
scientifica, per un pensiero che non voglia aprirsi alla teologia: “La nostra
cultura ha spostato drasticamente l’accento dalla filosofia verso le scienze
(positivismo), anzi verso le tecniche applicate. Ciò fa sì che il problema
umano sia già all’inizio gravemente pregiudicato perché si decide che la verità
umana in quanto tale (la domanda di senso, di valore, di progetto intenzionale,
di relazione vissuta, la libertà che produce storia e significati umani) sia
sottoposta al giudizio prevalente, se non esclusivo, del sapere scientifico e
tecnologico”.
Naturalmente dimenticandosi di tutta una stagione non proprio felice per la
chiesa, quella dei roghi, di sconosciuti e di conosciutissimi uomini e donne,
filosofi che si interrogavano sul rapporto scienza-religione, e che ebbero
qualche problemino con la chiesa cattolica tra il 1500 ed il 1600. Ruini
rinnova la voglia di egemonismo della chiesa sulla scuola, sul sapere e sulla
società tutta.
Un nuovo integralismo alla luce anche dei più recenti cambiamenti
costituzionali, a cui lo stesso, per altro si richiama. Una società da
riorganizzare e riorientare in stretto senso cattolico.
Giordano Bruno, Tommaso Campanella e Galileo Galilei hanno già detto e dato
molto a proposito. Perché ritornarci sopra pedissequamente? Uno spezzettamento
ed una frammentazione sul territorio governata da Santa madre chiesa: questo è
ciò che la CEI propone e che il nostro “laico” ministro della pubblica
istruzione, ora più precisamente MIUR, non più pubblica e non più istruzione,
gradisce: lo stato garante della privatizzazione religiosa, cattolica, delle
coscienze. Amen!