www.resistenze.org - proletari resistenti - scuola - 19-07-04

La cartina di tornasole del caso Agnesi - classe omogenea di studenti islamici


di
Tiziano Tussi

Piano piano il progetto di formare una classe omogenea di soli studenti islamici al magistrale sperimentale Gaetana Agnesi di Milano, nel Liceo psicopedagocico annesso, ha scoperchiato un problema profondo della società italiana, alle prese con una immigrazione sempre più importante, che lascia numerosi nervi scoperti a livello istituzionale.

Il problema degli immigrati n Italia è  trattato con approssimazione e sufficienza dal governo. Le risposte sono in termini o repressivi o lassisti. In pratica, a Milano, come in altre città italiane, vi sono scuole organizzate dalle comunità islamiche che in totale indipendenza propongono una acculturazione ristretta e limitata - lingua araba e cultura religiosa – sino ad una certa età. E’ l’età nella quale gli altri studenti passano alle scuole superiori. Per i giovani che hanno frequentato sino ad allora in modo protetto la loro scuola si pone a quell’età il problema di continuare gli studi in altro modo, nella scuola di stato, oppure terminare lì.

Nel primo caso entreranno nelle aule italiane in condizioni di totale spaesamento culturale, non sapendo per esempio comprendere la lingua che colà si parla. La seconda possibilità è ancora più deletera. Ed è a questo punto che la comunità islamica si è rivolta all’istituzione per cercare una soluzione. L’autorità, nella figura del direttore scolastico regionale, del Cisem, organizzazione che lavora a stretto contatto con quelli che una volta erano chiamati provveditorati, ed il preside della scuola Agnesi di Milano, hanno pensato bene di provare ad inserire, incistandola, una classe omogenea nella scuola pubblica, a loro dire, come ponte verso l’integrazione futura.

Gli insegnanti dell’Agnesi hanno accettato, non unanimemente, la proposta e così è nato il tentativo. Logicamente, di fronte alle rimostranze di buona parte della società civile, di partiti, associazioni varie, intellettuali, la cosa è rientrata e sia il ministro Moratti, sia il direttore scolastico regionale Dutto, hanno fatto riferimento alla Costituzione, lasciando così scoperto il preside della scuola, Gaglio.

Tentativo rientrato quindi? parrebbe di sì ma i problemi scoperchiati rimangono tutti in piedi. Elenchiamoli.
Come è possibile che esistano sul territorio italiano scuole che possono prosperare, senza contatti alcuno con l’istituzione statale che dovrebbe per lo meno controllarne il funzionamento? quella che avrebbe fatto riferimento all’Agnesi funziona da circa 14 anni, in totale indipendenza dalle norme dello stato dove la comunità che organizza la scuola vive e lavora. Come è possibile che chi sapeva, la regione Lombardia ad esempio, alla quale la  stessa scuola si è rivolta, non abbia pensato a regolarizzare tale presenza? Non esiste perciò alcun controllo sui programmi di studio, sulle materie insegnate? Non è certo possibile che cittadini dello stato italiano o comunque persone che vivono legalmente in Italia, possano prescindere dalle istituzioni e dai servizi dello stesso, creando proprie e indipendenti surrogati istituzionali in qualche modo funzionanti, pretendendo poi risoluzione a problemi che loro stessi hanno contribuito a creare.

L’inserimento forzato di un’isola di cultura particolare, seppure in previsione di un suo scioglimento successivo nella scuola pubblica, avrebbe aperto un grave vulnus: la privatizzazione della cultura nello stato. Ecco perché solo organizzazioni integraliste, cattoliche, hanno appoggiato tale richiesta. Alla bisogna è venuto anche in soccorso un falso senso dell’altruismo verso i bisognosi, che rimane come uno dei frutti marci della solidarietà post sessantottina.

Il problema va affrontato alla radice, Cioè quando ragazzini, a qualsiasi nazionalità appartengano, non frequentano la scuola pubblica già all’inizio della prima classe del ciclo elementare. Non si può intervenire a danno fatto, dopo che il problema è sorto chiedendosi ora che ne sarà di questi ragazzi? La domanda da farsi è invece questa: fino ad ora dove sono stati e perché?

Insomma vivere in uno stato che non sia il nostro implica anche prendere atto che esistono sul suo territorio istituzioni e culture diverse dalle nostre di provenienza. O le si accettano oppure si cerca di istituire scuole private, in ottemperanza con le leggi di quello stato. Una di queste due vie è da perseguire. Pasticciare, in mezzo alle due, come soluzione della pappa del cuore o della furbizia istituzionale è lesivo soprattutto per i giovani che non si sono serviti di un servizio scolastico decente prima e corrono il rischio di non potersene servire neppure dopo l’oltrepassamento della soglie dell’età della fanciullezza.

Pubblicato anche da Liberazione il 18 luglio