La semi distruzione del Liceo Parini sintomo dello scollamento tra scuola e cultura
La semi distruzione del Liceo Parini di
Milano, ad opera di alcuni studenti dello stesso, ha destato l’attenzione
dell’opinione pubblica nazionale. Ciò che è occorso diventa emblematico anche
dello scollamento culturale tra istituzione scolastica, studenti e cultura. La
motivazione dell’allagamento, e del rovinoso intervento sull’intero plesso
scolastico, è stata quella di rimandare un compito di greco.
L’assurdità della motivazione, la sua lontananza dal risultato cui ha dato
origine, non si spiega con la corda della razionalità. L’accaduto pone domande
inquietanti agli insegnanti ed ai risultati della loro opera educativa e
formativa. Non è il primo caso di devastazione immotivata nelle scuole
pubbliche ed il gesto corre il rischio di sollevare spirito di imitazione in
altri luoghi.
I pariniani si possono fregiare di una memoria storica importante. Insegnanti
illustri e studenti altrettanto importanti sono passati da quelle aule: Gadda e
Musatti per tutti. Il caso della Zanzara, nell’aprile 1966, fu un segnale
forte, a livello sociale, per l’intero Paese. L’accaduto destò l’interesse
della stampa e delle televisioni nazionali ed internazionali. Il processo agli
studenti che pubblicavano quel giornalino fermò l’attenzione su di loro per
settimane, e per anni, ancora oggi del resto, ciò che accadde allora viene
ricordato come un segnale anticipatore della contestazione studentesca
successive.
Gli atti sconsiderati di oggi segnano anch’essi il momento in cui versa la
scuola pubblica. Distruggere una scuola per una motivazione così risibile ci fa
entrare direttamente nell’assurdo, che colpisce, ora, all’interno e nel
profondo, il nostro fare scuola. Non vi sono infatti da ricercare, nel caso del
Parini, cause di profonda emarginazione di un tessuto cittadino periferico o
altre motivazioni di sofferenza economica.
L’accaduto è sintomo di uno scollamento sempre maggiore tra la scuola e la
cultura. Il senso della cittadinanza e del proprio ruolo è sempre più soffocato
da un numero via via più consistente di compiti che cercano altro c che portano
ad altro. Nella scuola oramai si può trovare di tutto. In teoria dovrebbe
rispondere all’educazione alla legalità, alla salute, contrastare il fenomeno
dell’uso della droga, procurare il patentino per guidare ciclomotori, procurare
diplomi in informatica, proporre teatri, cineforum, cicli pomeridiani più
svariati ed improbabili, accogliere studenti all’inizio, accompagnarli verso il
ciclo superiore alla fine, monitorare, valorizzare, personificare
l’insegnamento.
Tutti buonissimo propositi che si scontrano con il produrre fare cultura che
viene perciò settorializzata, parcellizzata, in una miriade di comportamenti
che la sbriciolano mandando all’aria il senso, molto reale, dell’impegno dello
studio e la semplice presa di coscienza della sua importanza e quindi
dell’importanza della scuola in cui si studia. Avere a cuore il proprio luogo
di studio significa proteggerlo, esattamente l’opposto che distruggerlo.