www.resistenze.org - proletari resistenti - scuola - 25-10-04

La semi distruzione del Liceo Parini sintomo dello scollamento tra scuola e cultura


La semi distruzione del  Liceo Parini di Milano, ad opera di alcuni studenti dello stesso, ha destato l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale. Ciò che è occorso diventa emblematico anche dello scollamento culturale tra istituzione scolastica, studenti e cultura. La motivazione dell’allagamento, e del rovinoso intervento sull’intero plesso scolastico, è stata quella di rimandare un compito di greco.

L’assurdità della motivazione, la sua lontananza dal risultato cui ha dato origine, non si spiega con la corda della razionalità. L’accaduto pone domande inquietanti agli insegnanti ed ai risultati della loro opera educativa e formativa. Non è il primo caso di devastazione immotivata nelle scuole pubbliche ed il gesto corre il rischio di sollevare spirito di imitazione in altri luoghi.

I pariniani si possono fregiare di una memoria storica importante. Insegnanti illustri e studenti altrettanto importanti sono passati da quelle aule: Gadda e Musatti per tutti. Il caso della Zanzara, nell’aprile 1966, fu un segnale forte, a livello sociale, per l’intero Paese. L’accaduto destò l’interesse della stampa e delle televisioni nazionali ed internazionali. Il processo agli studenti che pubblicavano quel giornalino fermò l’attenzione su di loro per settimane, e per anni, ancora oggi del resto, ciò che accadde allora viene ricordato come un segnale anticipatore della contestazione studentesca successive.

Gli atti sconsiderati di oggi segnano anch’essi il momento in cui versa la scuola pubblica. Distruggere una scuola per una motivazione così risibile ci fa entrare direttamente nell’assurdo, che colpisce, ora, all’interno e nel profondo, il nostro fare scuola. Non vi sono infatti da ricercare, nel caso del Parini, cause di profonda emarginazione di un tessuto cittadino periferico o altre motivazioni di sofferenza economica.

L’accaduto è sintomo di uno scollamento sempre maggiore tra la scuola e la cultura. Il senso della cittadinanza e del proprio ruolo è sempre più soffocato da un numero via via più consistente di compiti che cercano altro c che portano ad altro. Nella scuola oramai si può trovare di tutto. In teoria dovrebbe rispondere all’educazione alla legalità, alla salute, contrastare il fenomeno dell’uso della droga, procurare il patentino per guidare ciclomotori, procurare diplomi in informatica, proporre teatri, cineforum, cicli pomeridiani più svariati ed improbabili, accogliere studenti all’inizio, accompagnarli verso il ciclo superiore alla fine, monitorare, valorizzare, personificare l’insegnamento.

Tutti buonissimo propositi che si scontrano con il produrre fare cultura che viene perciò settorializzata, parcellizzata, in una miriade di comportamenti che la sbriciolano mandando all’aria il senso, molto reale, dell’impegno dello studio e la semplice presa di coscienza della sua importanza e quindi dell’importanza della scuola in cui si studia. Avere a cuore il proprio luogo di studio significa proteggerlo, esattamente l’opposto che distruggerlo.