Bozza di riforma del ministro Moratti: il senso è oscuro ma esiste
di Tiziano Tussi
Il senso della destrutturazione della scuola pubblica che scaturisce dalla
bozza di riforma del ministro Letizia Moratti pare oscuro ma esiste. Una scuola
che alla fine del suo percorso veda la possibilità di consumare nelle sue
strutture corsi ed interessi che vadano sempre più verso il consumo di servizi,
che per ora non esistono neppure sulla carta, al posto di una partecipazione e
impegno cosciente ad un percorso culturale che si formi nella testa e nello
spirito degli studenti.
L’impianto della riforma prevede una diminuzione delle ore di studio
obbligatorie, si arriva a 25 circa, e l’introduzione di ore opzionali, divise
in obbligatorie e facoltative. Forse sarebbe bastato mantenere un serio
impianto curricolare e permettere, dietro erogazione di fondi alle scuole, di
accendere servizi accessori se e quando vi fossero state necessità reali.
Introdurre la facoltatività, seppur a diverso titolo, nel curricolo scolastico
serve evidentemente ad alleggerire il “peso” della cultura che forma rispetto
alla fruizione di corsi che piacciono. Si capisce quindi perché vengano
alleggerite materie di indirizzo in molte situazioni.
Esempi: diminuite in modo sensibile materie tecniche per l’indirizzo
tecnologico. Nel liceo tecnologico meccanico si perdono, nel quinquennio, venti
ore di Materie tecniche teoriche, 23 di Laboratori; quello ad indirizzo
elettrico-elettronico vede, su per giù, gli stessi deficit; così pure in quello
ad indirizzo chimico. Nel liceo economico vengono perse, sempre nei cinque
anni, 21 ore di Economia aziendale, che si riduce comunque a nove ore in tutto.
Nel liceo scientifico sparisce il latino in quinta classe, dopo esser stato
presente nelle altre quattro con questa scansione: tre ore per il biennio e due
nel triennio. Naturalmente essendo in un liceo scientifico Matematica perde
un’ora in quinta classe.
Nel liceo classico anche il greco subisce una mutilazione e Fisica si studia
solo dalla seconda alla quarta classe (ora seconda ginnasio-seconda liceo). La
scomparsa di ore di materie letterarie, presente un po’ ovunque nel nuovo
panorama, viene, in parte sostituita con l’introduzione di una seconda lingua,
tranne che al liceo classico. Un’altra costante è il dimezzamento delle ore di
educazione fisica.
Quindi se non vogliamo pensare ad un impazzamento della maionese, dobbiamo
trovare una linea guida a tanta insensatezza. Certo, ci viene anche detto che
questa è solo una bozza, che ci sarà tempo….
Non si capisce però perché da un po’ di anni, ha iniziato il ministro
Berlinguer, si propongono mostruosità didattiche e poi si dice che c’è tempo
per cambiarle. Basterebbe prospettare piani almeno decenti e si verrebbe ad
eliminare perciò una recita che vorrebbe che gli insegnanti facessero sentire
la loro voce, ma non si sa a chi, per poi non approdare a nulla di tangibile.
Saranno le associazioni organizzate ed i sindacati di categoria che potranno,
forse, spingere per alcuni cambiamenti. Ma i singoli insegnanti od il singolo
collegio docenti a chi potrà rivolgersi, dato che non è stato al momento
indicato nessun mittente cui spedire eventuali critiche e/o proposte?
Un punto esemplificativo riguarda la questione della valutazione. Ritorna
ancora a galla la valutazione biennale, per cicli. Il tutto è veramente
ridicolo, dato che dopo un anno di lavoro si hanno tutti gli elementi per
giudicare, positivamente o negativamente, l’operato di uno studente. Nonostante
l’ovvietà della razionalità è stato ancora proposto di valutare ogni due anni?
E se nel frattempo quell’insegnante muore? cambia lavoro? si trasferisce? Forse
si dovrebbero impedire i trasferimenti annuali? E chi insegna nell’ultimo anno
che deve fare? E se l’insegnante è un precario che l’anno successivo sarà in
un’altra scuola? Queste, ma tante altre ancora potrebbero essere i rilievi,
rendono la valutazione biennale di difficilissima ed inutile applicazione.
Perché riproporla ancora? Per poi cassarla?