www.resistenze.org - proletari resistenti - scuola - 21-09-05

Mantenere ferma la laicità dello stato


Riprendono le lezioni. Riaprono le scuole. Mille problemi, come sempre. L’ultimo riguarda il posticipo dell’avvio della riforma Moratti, che piace praticamente a nessuno, tranne a lei ed a chi l’ha scritta, al 2007.
In questo primo appuntamento voglio però sottolineare una questione importante nella strutturazione della nostra scuola: la questione religiosa. All’inizio di agosto erano apparsi su alcuni quotidiani una serie di articoli che stigmatizzavano la diminuzione degli studenti che si avvalgono dell’insegnamento dell’ora di religione. In coincidenza con l’immissione in ruolo di migliaia di insegnanti della stesa, che arrivano nell’organigramma stabile degli insegnanti passando per un canale privilegiato, con annesso il gradimento della Curia del luogo di lavoro, ed una volta entrati ed equiparati a tutti gli effetti agli altri insegnanti di ruolo, che hanno dovuto superare concorsi nazionali molto selettivi, fare prima gavetta e poi trovare collocazione, non sempre al primo colpo, vicino a casa.

Per gli insegnanti di religione, che continuano a fare gruppo classe di lavoro anche con un solo studente per classe che si avvale dell’insegnamento religioso, uno scandalo didattico e  sindacale, tempi sempre migliori. Anche se perdessero tutti gli studenti restano comunque nell’organigramma di diritto, definitivo, insegnando altre materie. Privilegi di fondo che permangono e diventano, oltre che curiose, anche elementi di clima politico, in relazione rinforzante con il centro destra. I dati di agosto sono stati contestati dal MIUR e dalla Moratti con la motivazione che lo stesso ministero non aveva reso nota nessuna cifra sul fenomeno della disaffezione verso la religione cattolica, e che lo avrebbero certo fatto il 6 settembre. Questo era scritto in un comunicato stampa dell’11 agosto. Sorprendentemente, o forse no,  il sei settembre il ministero convoca sì una conferenza stampa, ma non parla di quei dati. Problemi? Gli articoli dei quotidiani corrispondevano al vero?

Altro problema sulla stessa linea: la scuola islamica di Via Quaranta di Milano. Una scuola per centinaia di bambini, quest’anno circa cinquecento, che in quella città da circa quindici anni hanno avuto a disposizione una scuola particolare, tutta per loro. Già lo scorso anno vi erano stati problemi e discussioni sulla stampa, ma è stato questo settembre che la scuola è stata chiusa d’imperio, con motivazioni tecniche, non era un luogo sicuro igienicamente.  Anche per questa querelle, al fondo,  vi è una questione di religione, in questo caso musulmana. La scuola non rispettava da tanto tempo in modo regolare i parametri nazionali per le scuole private. Non si è mai intervenuto per chissà quali motivi. Ed ora, dopo l’intervento strumentale, c’è chi, a sinistra, tuona contro questa chiusura, c’è chi a destra ne gode, in segreto od in pubblico e c’è chi scarica su altri la decisione presa.

Forse prendendo in considerazione il modo di organizzare scuola della Francia si potrebbe fare di più e meglio. In effetti la scuola dovrebbe essere laica, a tutti gli effetti. Il campo della fede dovrebbe trovare posto in luoghi di intimità, indipendentemente dalla religione praticata: chiese, moschee, sinagoghe. In Italia non si è mai riusciti chiaramente a dire una parola su tali problematiche. Si continua a cincischiare tra i due livelli, si continua a creare confusione tra la religioni, il suo insegnamento, non storicizzato, non esiste infatti l’ora di Storia delle religioni. Si continua a confondere la sfera pubblica, che deve essere laica, con quella privata, che può essere anche religiosa, di fede religiosa. Quindi nascono problemi con i cattolici, con gli islamici. Insomma con tutti coloro che mettono in un solo campo l’insegnamento, la formazione di  un percorso culturale, ora qui in terra, con le aspettative della vita dell’al di là, per chi le ha.

Una parola chiara, considerando che la nostra società sta seguendo, anche se con ritardo il trend di paesi più complessi, nella composizione sociale. Le società diventano sempre più multi culturali,  multi religiose. Mantenere ferma la laicità dello stato, senza compromessi, potrebbe servire a superare i problemi di tale rapporto, senza aggravarli o complicarli ancor di più.

Tiziano Tussi