Mantenere ferma la laicità dello stato
Riprendono le lezioni. Riaprono le scuole. Mille problemi, come sempre.
L’ultimo riguarda il posticipo dell’avvio della riforma Moratti, che piace
praticamente a nessuno, tranne a lei ed a chi l’ha scritta, al 2007.
In questo primo appuntamento voglio però sottolineare una questione importante
nella strutturazione della nostra scuola: la questione religiosa. All’inizio di
agosto erano apparsi su alcuni quotidiani una serie di articoli che
stigmatizzavano la diminuzione degli studenti che si avvalgono
dell’insegnamento dell’ora di religione. In coincidenza con l’immissione in
ruolo di migliaia di insegnanti della stesa, che arrivano nell’organigramma
stabile degli insegnanti passando per un canale privilegiato, con annesso il
gradimento della Curia del luogo di lavoro, ed una volta entrati ed equiparati
a tutti gli effetti agli altri insegnanti di ruolo, che hanno dovuto superare
concorsi nazionali molto selettivi, fare prima gavetta e poi trovare
collocazione, non sempre al primo colpo, vicino a casa.
Per gli insegnanti di religione, che continuano a fare gruppo classe di lavoro
anche con un solo studente per classe che si avvale dell’insegnamento
religioso, uno scandalo didattico e
sindacale, tempi sempre migliori. Anche se perdessero tutti gli studenti
restano comunque nell’organigramma di diritto, definitivo, insegnando altre
materie. Privilegi di fondo che permangono e diventano, oltre che curiose,
anche elementi di clima politico, in relazione rinforzante con il centro
destra. I dati di agosto sono stati contestati dal MIUR e dalla Moratti con la
motivazione che lo stesso ministero non aveva reso nota nessuna cifra sul
fenomeno della disaffezione verso la religione cattolica, e che lo avrebbero
certo fatto il 6 settembre. Questo era scritto in un comunicato stampa dell’11
agosto. Sorprendentemente, o forse no,
il sei settembre il ministero convoca sì una conferenza stampa, ma non
parla di quei dati. Problemi? Gli articoli dei quotidiani corrispondevano al
vero?
Altro problema sulla stessa linea: la scuola islamica di Via Quaranta di
Milano. Una scuola per centinaia di bambini, quest’anno circa cinquecento, che
in quella città da circa quindici anni hanno avuto a disposizione una scuola
particolare, tutta per loro. Già lo scorso anno vi erano stati problemi e
discussioni sulla stampa, ma è stato questo settembre che la scuola è stata
chiusa d’imperio, con motivazioni tecniche, non era un luogo sicuro
igienicamente. Anche per questa
querelle, al fondo, vi è una questione
di religione, in questo caso musulmana. La scuola non rispettava da tanto tempo
in modo regolare i parametri nazionali per le scuole private. Non si è mai
intervenuto per chissà quali motivi. Ed ora, dopo l’intervento strumentale, c’è
chi, a sinistra, tuona contro questa chiusura, c’è chi a destra ne gode, in
segreto od in pubblico e c’è chi scarica su altri la decisione presa.
Forse prendendo in considerazione il modo di organizzare scuola della Francia
si potrebbe fare di più e meglio. In effetti la scuola dovrebbe essere laica, a
tutti gli effetti. Il campo della fede dovrebbe trovare posto in luoghi di
intimità, indipendentemente dalla religione praticata: chiese, moschee,
sinagoghe. In Italia non si è mai riusciti chiaramente a dire una parola su tali
problematiche. Si continua a cincischiare tra i due livelli, si continua a
creare confusione tra la religioni, il suo insegnamento, non storicizzato, non
esiste infatti l’ora di Storia delle religioni. Si continua a confondere la
sfera pubblica, che deve essere laica, con quella privata, che può essere anche
religiosa, di fede religiosa. Quindi nascono problemi con i cattolici, con gli
islamici. Insomma con tutti coloro che mettono in un solo campo l’insegnamento,
la formazione di un percorso culturale,
ora qui in terra, con le aspettative della vita dell’al di là, per chi le ha.
Una parola chiara, considerando che la nostra società sta seguendo, anche se
con ritardo il trend di paesi più complessi, nella composizione sociale. Le
società diventano sempre più multi culturali,
multi religiose. Mantenere ferma la laicità dello stato, senza
compromessi, potrebbe servire a superare i problemi di tale rapporto, senza
aggravarli o complicarli ancor di più.
Tiziano Tussi