Se manca il partito
di Tiziano Tussi
Prendo alla lontana questo discorso, che per molti versi si rivela un
tormentone per alcuni compagni.
In queste settimane, nelle scuole italiane, si stanno svolgendo attività
variamente identificabili come auto organizzazioni di momenti di rottura della
normale scansione delle lezioni cattedratiche. Occupazioni, autogestioni,
cogestioni, giornate di studio e similari.
A dirigere tali tentativi sono spesso sparutissimi gruppi di studenti che
spalleggiati dalla grande massa di nulla volenti e, tendenzialmente, nulla
facenti, si vedono affidate le scuole da gestire, poche decine di giovani che
si arrabattano a produrre qualcosa. A volte interpellano i loro insegnanti, a
volte li allontanano. I risultati politici sono spesso deludenti, i danni alle
cose sono altrettanto spesso elevati. Ogni città può vantare i propri esempi di
scempiaggine giovanilistica con recriminazioni di ogni tipo da parte degli
insegnanti, in special modo da parte di
coloro che, giovani un tempo, un dì, attorno al 1968, si erano dati da fare
ecc. ecc.
Ma anche quando le ricadute delle distruzioni non si rivelano pesanti, il
bilancio politico che se ne può trarre è perlomeno lacunoso. Collettivi ed
incontri di ogni tipo, sulla scia di ciò che la società italiana od
internazionale suggerisce, si inseriscono, improvvisamente, come un cuneo, che
provoca rigetto, nel corpo della usuale scansione scolastica. I programmi di
attività non usuali, costruiti alla belle meglio, in fretta, non diventano poi
patrimonio collettivo, né tanto meno consueto, anche di piccoli gruppi,
rimangono relegati, una tantum, in quel momento, dell’attività di occupazione.
Tutti contenti se il collettivo sulla TAV è “andato bene”, oppure se l’esperto
della situazione del medio oriente ha trovato ascolto. Ma il problema non è
risolto in quel modo, anzi proprio allora si pone. Cosa vuole dire “andato
bene”? Come si potranno spendere quelle nozioni in seguito, per il resto
dell’anno scolastico e dei mesi a venire? Come ciò che è stato fatto diventa
patrimonio di vita per la comprensione dei problemi sociali, per chi ha voluto
esserci a quell’incontro? Il tutto resta avvolto nella nebbia che si dipana a
fatica dalle attività giovanili e studentesche, che hanno che fare con
questioni ben più profonde, per loro, ma che si allontanano dal Chiapas di
turno, o dalla pillola abortiva, ultima arrivata. Problemi di socializzazione e
di disastro psicologico, di rotture psicologiche di massa, tra le giovani
generazioni, evidentissimi e che si solidificano attorno al consumo sempre più
sfrenato ed angosciato, portato all’eccesso, proprio in questi momenti di
svacco, uso, abuso, di droghe leggere, derivati dalla cannabis indica. Con
l’aggiunta di feste in luoghi occupati, con musica a palla, nell’aula magna
della scuola, ridotta sovente in stato pietoso dall’arrivo di esterni, amici,
cani ed altro. Perché tutto questo delirio con conseguente fasi depressive.
Sarà banale ma dire “perché manca il partito” risolve teoricamente la
questione. Partito vorrebbe dire avere la possibilità di razionalizzare un
comportamento pre politico che oramai è solo una stanca ripetizione, da troppi
anni, di comportamenti che scimmiottano altri periodi. Partito vorrebbe dire
trovare ascolto al di là delle mura scolastiche, poter usufruire di una
capacità di strutturazione. Poter solidificare un pensiero che diventa sempre
più collettivo. Spesso nelle agitazioni scolastiche ora sono i centri sociali,
più vicini alla scuola, o che hanno loro frequentatori nella scuola, anche un
piccolo gruppo, che determinano, a volte in concorrenza con altri centri
sociali, la propria egemonia. Una specie di estensione del cameratismo del
centro sociale in versione scolastica.
Poche settimane fa non mi ha meravigliato vedere un servizio alla televisione,
Rete tre della Lombardia, nel quale il leader del centro sociale milanese
Leoncavallo, Farina, consigliere comunale indipendente nelle file di
Rifondazione Comunista, era amabilmente a discutere ad un convegno con preti
lombardi responsabili della rete degli oratori territoriali, discuter di cose
che girano appunto attorno al sistema oratoriale. Tutto torna!
Un partito potrebbe anche voler dire dare una risposta laica e comunista alle
richieste di socializzazione dei giovani. Uno scandalo, di questi tempi!