www.resistenze.org - proletari resistenti - scuola - 15-12-05

Se manca il partito


di Tiziano Tussi

Prendo alla lontana questo discorso, che per molti versi si rivela un tormentone per alcuni compagni.
In queste settimane, nelle scuole italiane, si stanno svolgendo attività variamente identificabili come auto organizzazioni di momenti di rottura della normale scansione delle lezioni cattedratiche. Occupazioni, autogestioni, cogestioni, giornate di studio e similari.

A dirigere tali tentativi sono spesso sparutissimi gruppi di studenti che spalleggiati dalla grande massa di nulla volenti e, tendenzialmente, nulla facenti, si vedono affidate le scuole da gestire, poche decine di giovani che si arrabattano a produrre qualcosa. A volte interpellano i loro insegnanti, a volte li allontanano. I risultati politici sono spesso deludenti, i danni alle cose sono altrettanto spesso elevati. Ogni città può vantare i propri esempi di scempiaggine giovanilistica con recriminazioni di ogni tipo da parte degli insegnanti,  in special modo da parte di coloro che, giovani un tempo, un dì, attorno al 1968, si erano dati da fare ecc. ecc.

Ma anche quando le ricadute delle distruzioni non si rivelano pesanti, il bilancio politico che se ne può trarre è perlomeno lacunoso. Collettivi ed incontri di ogni tipo, sulla scia di ciò che la società italiana od internazionale suggerisce, si inseriscono, improvvisamente, come un cuneo, che provoca rigetto, nel corpo della usuale scansione scolastica. I programmi di attività non usuali, costruiti alla belle meglio, in fretta, non diventano poi patrimonio collettivo, né tanto meno consueto, anche di piccoli gruppi, rimangono relegati, una tantum, in quel momento, dell’attività di occupazione. Tutti contenti se il collettivo sulla TAV è “andato bene”, oppure se l’esperto della situazione del medio oriente ha trovato ascolto. Ma il problema non è risolto in quel modo, anzi proprio allora si pone. Cosa vuole dire “andato bene”? Come si potranno spendere quelle nozioni in seguito, per il resto dell’anno scolastico e dei mesi a venire? Come ciò che è stato fatto diventa patrimonio di vita per la comprensione dei problemi sociali, per chi ha voluto esserci a quell’incontro? Il tutto resta avvolto nella nebbia che si dipana a fatica dalle attività giovanili e studentesche, che hanno che fare con questioni ben più profonde, per loro, ma che si allontanano dal Chiapas di turno, o dalla pillola abortiva, ultima arrivata. Problemi di socializzazione e di disastro psicologico, di rotture psicologiche di massa, tra le giovani generazioni, evidentissimi e che si solidificano attorno al consumo sempre più sfrenato ed angosciato, portato all’eccesso, proprio in questi momenti di svacco, uso, abuso, di droghe leggere, derivati dalla cannabis indica. Con l’aggiunta di feste in luoghi occupati, con musica a palla, nell’aula magna della scuola, ridotta sovente in stato pietoso dall’arrivo di esterni, amici, cani ed altro. Perché tutto questo delirio con conseguente fasi depressive.

Sarà banale ma dire “perché manca il partito” risolve teoricamente la questione. Partito vorrebbe dire avere la possibilità di razionalizzare un comportamento pre politico che oramai è solo una stanca ripetizione, da troppi anni, di comportamenti che scimmiottano altri periodi. Partito vorrebbe dire trovare ascolto al di là delle mura scolastiche, poter usufruire di una capacità di strutturazione. Poter solidificare un pensiero che diventa sempre più collettivo. Spesso nelle agitazioni scolastiche ora sono i centri sociali, più vicini alla scuola, o che hanno loro frequentatori nella scuola, anche un piccolo gruppo, che determinano, a volte in concorrenza con altri centri sociali, la propria egemonia. Una specie di estensione del cameratismo del centro sociale in versione scolastica.

Poche settimane fa non mi ha meravigliato vedere un servizio alla televisione, Rete tre della Lombardia, nel quale il leader del centro sociale milanese Leoncavallo, Farina, consigliere comunale indipendente nelle file di Rifondazione Comunista, era amabilmente a discutere ad un convegno con preti lombardi responsabili della rete degli oratori territoriali, discuter di cose che girano appunto attorno al sistema oratoriale. Tutto torna!

Un partito potrebbe anche voler dire dare una risposta laica e comunista alle richieste di socializzazione dei giovani. Uno scandalo, di questi tempi!