www.resistenze.org - proletari resistenti - scuola - 28-05-07

Allo Stato gli oneri al privato il profitto
 
di Tiziano Tussi
 
Da qualche giorno sono meglio precisate le tappe di una novità che promette di essere di non poco conto per il mondo della scuola. La trasformazione degli istituti professionali e tecnici in Licei, appunto Licei professionali o Licei tecnici. Il tutto però sa molto di Moratti pensiero. La novità introdotta dal ministro Fioroni si sta avviando sempre più smaccatamente verso derive che già erano state criticate proprio al ministro precedente, Letizia Brichetto in Moratti.
 
L’attuale ministro pochi giorni fa, intervenendo ad un “Laboratorio dell’istruzione tecnica e professionale a Roma, ha lanciato alcune idee che non paiono proprio nuove, ma sicuramente preoccupanti. Infatti ha detto, testualmente poi, in un suo comunicato presente nel sito del ministero dell’istruzione: “… metteremo assieme risorse pubbliche e private, ministeri ed enti locali, Regioni, organizzazioni professionali, associazioni di categoria e imprese del territorio”. Ed in altro punto “ …poli provinciali… che potranno essere creati tramite fondazioni in compartecipazione con l’apporto di capitali pubblici e privati”.
 
Il Laboratorio è stato poi chiuso da Prodi il quale si è limitato a pronunciare un discorso quadro sulla bontà della nostra cultura professionale nel tempo e sulla commistione che dovrebbe esistere tra professionali e licei attuali. Arrivando al punto di invogliare chi studia attualmente al liceo a proseguire negli studi professionali, proprio per il fatto che questi dovranno apparire invitanti per chiunque.
 
Prodi si dimentica di ricordare che solo alcune qualifiche di mestiere attirano oramai gli studenti in tali istituti. Poche qualifiche, soprattutto alberghieri ed odontotecnici, essendo altri indirizzi oramai assorbiti in altre capacità – soprattutto computerizzate – che lasciano sempre più a secco insegnamenti che un tempo, come ricorda ancora Prodi, erano decisamente ben più efficaci per l’allora mondo del lavoro, sino agli anni 70/80. Ma questa discussione sulla bontà di tali studi rischia di scadere nell’accademico di fronte ai pericoli che le aperture di Fioroni sostanziano. Capitali misti, pubblico e privato. Un altro misto lana tra il centro e la periferia delle decisioni didattiche ed amministrative. Aggiungiamo: regioni e categorie di mestiere, associazioni professionali e Confindustria.
 
Insomma una bella porta lasciata aperta per il superamento dell’articolo 33 della Costituzione che dice espressamente che le scuole private vanno costituite senza oneri per lo stato. Qui siamo addirittura al surrogamento dello stato nel privato che deciderebbe, così, di fare pagare allo stesso i costi per la costituzione di profili di lavoro, e quindi di lavoratori, ben sgrossati da impiegare poi in azienda. Allo Stato gli oneri al privato il profitto. Tutto ciò vorrebbe anche dire ingenti quantità di denari investiti nella scuola da parte dello Stato, a favore dell’industria privata.
 
Un quadro bello, ipotetico ed irrealizzabile se si pensa che il ministero ed il governo ora non trovano i soldi necessari a chiudere un contratto scaduto da diciassette mesi; che addirittura è in affanno per racimolare poche lire per potere fare svolgere gli esami di maturità, pagando i commissari, che ogni pagamento per qualsiasi prestazione aggiuntiva al monte ore di lavoro in classe avviene con ritardi mostruosi, anche di un anno; che non si trovano i soldi per pagare i supplenti ecc. ecc.
 
Dovrebbe avvenire una specie di rivoluzione copernicana dell’amministrazione centrale per potere avviare tale ipotetico percorso. Pare proprio che ogni volta si profilano all’orizzonte progetti di tale fatta sia il tentativo in sé che conti. Sia saggiare la tenuta del tessuto sociale della scuola per capire fino a che punto spingersi. Poi per la realizzazione di un’operazione così imponente c’è tempo, ci sarà tempo e si vedrà. Ma sarebbe già un bell’obiettivo fare funzionare normalmente la scuola, con certezze di retribuzione e certezze culturali. Una sana normalità, senza pretese. Un bel passo in avanti verso la decenza.