www.resistenze.org - proletari resistenti - scuola - 07-10-07 - n. 197

da coordinamento studenti di base-ISKRA Bologna
 
Analisi della trasformazione della scuola pubblica, delle ultime leggi e provvedimenti del ministro Fioroni
 
Nonostante le pressanti richieste della comunità studentesca circa una rottura definitiva con i provvedimenti legislativi riguardanti il mondo della scuola pubblica previsti dalla riforma Moratti, e da vari decreti ministeriali all’epoca del governo berlusconi, ci troviamo ad oggi a dover affrontare situazioni analoghe riproposte sotto un altro nome, ma con uguali effetti e significati, perpetrate dall’attuale ministro Giuseppe Fioroni e dal governo di centrosinistra.
 
I debiti vanno saldati
 
La nuova legge sull'esame di Stato prevede che lo studente, a partire dall'anno scolastico 2008-2009, non possa essere ammesso all'esame di maturità se non avrà saldato i debiti formativi, in una o più discipline, contratti negli anni precedenti. La stessa legge ordina al Ministro della Pubblica Istruzione di definire, in apposito decreto, le modalità di recupero di tali debiti. Questo, sommato al nuovo decreto recentemente approvato (che determina la reintroduzione dell'esame di riparazione a settembre), renderà problematica la vita scolastica di molti studenti “non modello”, che rischieranno la bocciatura anche solo per l'insufficienza in una materia! Le norme non dovevano tornare quelle di 50 anni fa perchè la scuola acquistasse in serietà, ma bisognava far valere le già esistenti (saldo dei debiti etc) in maniera seria. Il rischio che emerge dai nuovi provvedimenti è che ,a discrezione dei professori, le verifiche di recupero potranno variare dall'essere eccessivamente facili (in modo che una buona fetta degli studenti le superi) oppure eccessivamente complesse o severe (rischiando di far superare l'esame a una porzione minima degli iscritti). Come al solito una legge che doveva servire a ristabilire un livello dignitoso all'istruzione sul territorio nazionale vedrà più intoppi che risultati essendo per lo più determinata da come sarà applicata dai diversi professori delle varie scuole. Per fare un esempio: se al liceo classico non dovessero essere ammessi all'esame tutti coloro che hanno il debito nelle materie di indirizzo (come greco e latino) o questi non riuscissero a superare l'unica prova di recupero a settembre, circa la metà degli iscritti verrebbe bocciata e non passerebbe alla classe successiva. È questo il risultato che si cerca di ottenere? Oppure che gli studenti passino la loro esistenza in casa a studiare in maniera paranoica in modo da non poter diventare potenziali writers imbrattamuri o vandali generatori di degrado?
 
A questo bisogna aggiungere che anche quest'anno molti degli insegnanti delle scuole pubbliche italiane saranno precari, poiché, nonostante diversi inserimenti in ruolo (circa 50.000) la pratica divenuta abituale per il ministero è quella di prendere atto del sovrannumero dei docenti e iscriverli nelle graduatorie di collocamento dalle quali non si sa quando usciranno.Ecco il decreto:Nell’anno scolastico 2007/2008, non sono coperti con personale a tempo indeterminato, in ogni provincia, i posti pari al numero dei candidati iscritti con riserva nelle graduatorie ad esaurimento, in quanto ammessi a partecipare ai corsi abilitanti di cui al D.M. 21 (decreto ministeriale)del 21 febbraio 2005 - che ancora non sono stati attivati - e che presumibilmente saranno collocati in graduatoria in posizione utile alla nomina. La stessa sorte non tocca, guardacaso, agli insegnanti di religione, che per la maggior parte hanno cattedre a tempo indeterminato grazie ai vari concordati tra stato e diocesi (Decreto ministeriale N.61 del 13 Luglio) e ai famosi Patti Lateranensi del 1929 tra Mussolini e la Santa Sede. In questo modo ai ragazzi sarà garantito un adeguato apprendimento della religione cattolica, mentre l'italiano, la storia, la geografia e la matematica ,tanto amate e protette dal ministro, a tal punto da anteporle persino alle 3 i (inglese, informatica e impresa)della riforma Moratti (è il minimo per una persona normodotata),potranno tranquillamente aspettare, e ,mentre Fioroni se la prende con i docenti “fannulloni” ,che in tre quarti dei casi non sono di ruolo e passeranno (se va bene) un anno con una data classe, periodo nel quale un docente non riesce a programmare e a svolgere adeguatamente il suo programma per ovvi problemi di assenza di continuità didattica tra insegnanti e studenti, gli insegnanti di religione avranno garantito un posto di ruolo e una continuità didattica, perchè quell'ora di religione alla settimana possa essere fruita nel miglior modo possibile dagli assetati della conoscenza.
Altro grave problema che permane nell'istruzione pubblica italiana è quello dell'alternanza scuola-lavoro: un governo che vuole educare dei futuri cittadini in maniera adeguata li deve tenere sui banchi, non mandarli nelle aziende a lavorare gratuitamente liquidando questa pratica con il termine di “sperimentazione”!! E' il momento di tagliare definitivamente i ponti con queste iniziative che erano già state promosse dalla riforma Moratti e contro le quali ci siamo sempre battuti!!.I dati dell'anno scolastico 2006-2007 circa l'alternanza sono agghiaccianti, nell'incontro tra il viceministro Bastico e le organizzazioni sindacali dell'11 ottobre 2006 (ultimo dato noto poiché il sito del ministero non aggiorna questa sezione dei provvedimenti)la linea del governo era la seguente:
 
- 10 milioni di euro stanziati a progetti di alternanza scuola lavoro, confermando così lo stesso finanziamento dello scorso anno;
- 20 milioni di euro a progetti finalizzati alla ristrutturazione e allo sviluppo dell’istruzione professionale, comprensivi della terza area professionalizzante.
 
In tal modo, ha sostenuto il vice ministro, si conferma anche sul versante dei finanziamenti la scelta espressa in Finanziaria di mantenere l’Istruzione professionale in capo allo Stato.La volontà del precedente ministro di marginalizzare l’istruzione professionale era stata alimentata da continui tagli che avevano portato le scuole ad un disagio economico non più sostenibile. L'alternanza in più non è monitorata a livello nazionale e gode dell'appoggio della legge sull'autonomia scolastica e per questo non può essere tenuta sotto controllo a livello nazionale! Ogni scuola può decidere i propri partner economici (pubblici, fondazioni o aziende) ai quali inviare gli stagisti , deciderne la retribuzione, le mansioni e l'orario di lavoro (perchè di questo si tratta) senza che lo stato ne sappia qualcosa!l’alternanza è una metodologia didattica e come tale non può essere intesa come percorso per “l’intera formazione” così come è invece definito nel decreto; è necessario nel più breve tempo possibile non solo effettuare un monitoraggio, ma valutare le esperienze realizzate ai fini della definizione di standard per una successiva configurazione di sistema nazionale; va definito, congiuntamente con tutti i soggetti istituzionali coinvolti, cosa si intende per alternanza, visto che negli anni sotto questa espressione sono state realizzate le più disparate attività. Per quanto i sindacati abbiamo chiesto di avere voce in capitolo in questa intricata vicenda noi vogliamo che sia chiaro questo: gli studenti non hanno bisogno di una rappresentanza sindacale per andare al lavoro, perchè a lavorare ci andranno al TERMINE DEL PERCORSO DI STUDIO E NON PRIMA!
 
I finanziamenti alle scuole private
 
Altra questione fondamentale inerente le dinamiche di gestione dei fondi della scuola pubblica, e quindi le nuove meccaniche di organizzazione dell’istruzione italiana è l’assegnazione di fondi statali alle scuole paritarie.
Il processo di parificazione inizia il 10 marzo 2000, quando il governo D’Alema bis approva la legge n.62/2000 che appunto stanzia allle scuole gestite da enti privati(nella tradizione del nostro paese per la maggior parte enti ecclesiastici), che si adeguino a determinati parametri(non meno di 8 alunni per classe, l’accoglienza di alunni disabili, lo svolgimento dei programmi didattici ministeriali), capitali che negli anni si sono fatti sempre più ingenti, nonostante l’elezione di un governo di centro sinistra e le grandi mobilitazioni studentesche contro la riforma Moratti.
Questi i dati aggiornati all’anno scoltastico 2005/06 delle scuole paritarie gestite dalla chiesa:
- Scuola materna: 8.000 sedi con 600.000 iscritti
- Scuola primaria: 1.081 sedi con 146.000 iscritti
- Scuola media: 595 sedi con 59.000 iscritti
- Scuola superiore: 658 sedi con 66.000 iscritti
- Centri di formazione professionale: 700 con 205.000 iscritti
 
La maggior parte di questi fondi sono destinati alle scuole materne(a livello statale praticamente inesistenti), ma, soprattutto negli ultimi anni, si sono rese piuttosto cospique anche per scuole medie inferiori e superiori.
La legge n.62/2000 rappresenta senza dubbio un importante passo storico nelle vicende dell’istruzione italiana: lo stato ammette di non essere in grado di gestire un sistema di scuola pubblica veramente pubblica, e quindi a spese della collettività per tutta la cittadinanza, senza discriminanti sociali, e gestita dallo stato stesso, quindi finanzia di anno in anno scuole gestite da enti privati, la cui utenza è riservata a cittadini benestanti a causa delle alte rette scolastiche da pagare, cercando di renderle più controllate, un po’ “più statali”, e di supplire attraverso di queste alle carenze delle scuole pubbliche.
Nel 2005 i fondi destinati alle scuole non statali ammontavano a circa 500 milioni di euro, e nel 2006, dopo l’elezione del governo prodi, il ministro Fioroni ha messo in finanziaria 532 milioni di euro circa destinati alle scuole paritarie.
 
I contributi che l’ente pubblico riversa nelle casse delle scuole private si concretizzano sotto un altro aspetto: quello dei buoni scolastici regionali.
Questo tipo di contributo è destinato alle famiglie degli alunni e si presenta in maniera diversa a seconda delle regioni.
Due sono i modelli principali di gestione dei buoni: in veneto, per esempio, i contributi vengono assegnati a seconda di quanto si spende per la scuola(ed è chiaro che mantenere un figlio in una scuola privata costa di più che in una pubblica), mentre in Emilia Romagna a seconda del reddito della famiglia.
Seguendo la logica dei finanziamenti alle scuole private, inoltre, il ministro si è dimostrato straordinariamente coerente decidendo di garantire crediti scolastici agli alunni frequentanti l’ora di religione, o di alternativa alla religione, quando è palese che in gran parte delle scuole italiane l’attività alternativa è inesistente.
 
Per l’anno scolastico 2007/08 i sussidi diretti alle scuole paritarie sono ripartiti in questo modo:
scuole primarie: 19.367 euro a ogni classe, con possibile riduzione se il numero degli studenti è al di sotto della media provinciale.
scuole secondarie di primo grado: 2.500 euro per ciascuna scuola paritaria, più altri 1000 assegnati “fino all’esaurimento delle risorse disponibili” secondo una graduatoria che tiene conto del numero degli alunni, del numero di studenti con handicap e senza cittadinanza italiana.
Scuole secondarie di secondo grado: 4000 euro per scuola e 2000 per classe(solo prime e seconde), “fino all’esaurimento dei fondi”, assegnati secondo una graduatoria che tiene conto del numero degli alunni, del numero di studenti con handicap e senza cittadinanza italiana.
La questione è più che mai aperta: è compito della popolazione studentesca battersi per una scuola gratuita e di alto livello, ma soprattutto aperta a tutti e a tutte, battersi per la fine degli ingenti investimenti su armi e bombe, impegnarsi per una seria rivalutazione dell’istruzione.
 
E’ ora di dire basta a questo modello di scuola e iniziare un serio e libero confronto sullo spinoso tema dell’istruzione pubblica, che vede destinarsi sempre meno risorse  e la continua precarizzazione dei suoi lavoratori. BASTA!
 
La scuola pubblica  che non è più pubblica
 
Se grazie all’autonomia scolastica, le scuole hanno il diritto (o l’obbligo) di mantenersi economicamente in modo indipendente dal Fondo d’istituto, le ultime dichiarazioni di Fioroni fanno capire come ciò sarà possibile.
Innanzitutto le scuole pubbliche verranno fiscalmente equiparate alle Fondazioni. Questo provvedimento fu già presentato dalla Moratti nel decreto 226/05, e viene ora ripreso con gran fervore dall’attuale ministro.
Per chi non lo sapesse, dicesi Fondazione “un'istituzione privata riconosciuta come persona giuridica, che ha a disposizione un patrimonio da destinare a determinati scopi, senza fini di lucro. Vengono solitamente costituite per l'amministrazione di lasciti, da parte di persone facoltose, che verranno poi impiegati secondo le volontà del mecenate che le ha costituite. Un esempio a tutti noto di Fondazione è quella realizzata dal fisico Alfred Nobel, l'inventore della dinamite, che ogni anno premia, con il Premio Nobel, personaggi che si sono distinti nel campo delle arti, delle scienze e per il bene dell'umanità.”
Questa equiparazione esenta il “buon samaritano” dal pagamento delle tasse relative alla sua donazione. In pratica se un donatore finanzia la scuola con una certa cifra, quella cifra non viene calcolata nel reddito(come se quei soldi non li avesse guadagnati).
 
Ma non sono solo le persone singole a poter investire direttamente nell’Istituto. L’invito è rivolto anche alle autonomie locali, alle università, alle associazioni, alle fondazioni, alle organizzazioni rappresentative del mondo economico, del terzo settore, del lavoro e delle realtà sociali e culturali presenti sul territorio.
Ovviamente questa operazione è un do ut des. Quali vantaggi possono ricavare le imprese?
La risposta ce la fornisce direttamente Fioroni, il quale dice che è necessaria una riforma degli Organi collegiali, e il Governo gli ha già dato la delega di presentare il progetto.
Più precisamente, nel Consiglio di Istituto saranno presenti anche coloro che finanziano la scuola, avendo così potere di ricatto economico effettivo.
Inoltre, un ultimo provvedimento invita organismi terzi a entrare nella scuola pubblica: il Ministro ha firmato una circolare che assegna 64 milioni di euro all’ampliamento dell’offerta formativa, (il famoso POF, deciso ovviamente dal CdI).
La situazione negli Istituti Tecnici e Professionali peggiora ulteriormente: la promessa di Fioroni era di eliminare gli svantaggi apportati dalla Riforma Moratti. Ma la filosofia della scuola-azienda  si delinea con maggior forza.
Già dalla Finanziaria per il 2007 venivano aumentate le ore di alternanza scuola-lavoro.
 
L’ultima proposta di Fioroni è la creazione dei Poli tecnico-professionali, più precisamente uno per ogni provincia. In questi Poli verrebbero compresi gli istituti tecnici e quelli professionali, corsi formativi per il conseguimento di qualifiche triennali e diplomi professionali, gli attuali corsi post diploma Ifts (di istruzione e formazione tecnico superiore).
Questo provvedimento, in aggiunta alla possibilità per enti terzi di finanziare e comandare le scuole, potrebbe portare a sconvolgimenti che non solo riguardano la vita scolastica, ma anche il rapporto fino ad ora intercorso tra il mondo del lavoro, le scuole e il territorio.
Infatti, ci sono per ora dei casi di imprese che finanziano delle scuole, ma sono gli Istituti che devono trovarsi un partner che metta dei soldi. Nella situazione in cui ci sarà un Polo tecnico-professionale in una provincia, le imprese non avranno alcuna difficoltà a introdursi nella direzione e gestione di esso, magari anche nella costruzione dell’edificio stesso vista la carenza dei finanziamenti statali. Potendo così contare su un ampio e variegato bacino di potenziali stagisti-lavoratori precari o addirittura non pagati, istruiti soltanto a lavorare.
 
In sintesi, e nella pratica, cosa succederà alla scuola pubblica?
Lo stato, incapace o nolente di accollarsi i costi dell’istruzione, rende le scuole più “autonome”, le costringe a cavarsela con fondi esigui. Per rimediare a questa carenza, viene concesso alle realtà locali di investire con agevolazioni fiscali nelle scuole. Queste “realtà” (probabilmente imprese) avranno potere di mettere voce nelle decisioni più importanti tramite la loro presenza nel CdI e tramite il ricatto ( o fai ciò che voglio o non concedo soldi). Inoltre la possibilità di ampliare l’offerta formativa e le attività extra-curricolari concederà campo libero a chi vuole utilizzare gli studenti come lavoratori a basso costo, cosa che si accentua negli Istituti tecnici e Professionali sia grazie alla creazione di immensi poli, sia all’aumento delle ore di alternanza scuola-lavoro.
 
La teoria della competitività, un metodo per eliminare la lotta
 
Una serie di 3 direttive (firmate il 20, il 26 e il 27 luglio) propongono una nuova manovra. Questi prevedono un’albo di studenti italiani eccellenti, crediti spendibili nelle università a numero chiuso per chi nel triennio ha una buona media.
Dal sito del ministero dell’Istruzione si legge : ‘Gli studenti - che abbiano ottenuto risultati di eccellenza - saranno inseriti in un Albo nazionale, a disposizione delle università, delle istituzioni di Alta cultura, delle comunità scientifiche ed accademiche e delle imprese interessate. Nell'Albo saranno inclusi anche gli studenti vincitori di competizioni scolastiche di livello particolarmente elevato quali le Olimpiadi nelle varie discipline scolastiche, certamina e competizioni nazionali’.
Quindi, analizzando la situazione, la competitività tra gli studenti aumenta, sia nei licei che negli altri istituti.
Nei Licei, grazie alla possibile penetrazione delle Università nel CdI e grazie a questo fantomatico albo, ci sarà una maggior selezione degli studenti. Volendo accedere a certi indirizzi universitari, questi dovranno mantenere una media altissima, partecipare alle attività promosse dalla scuola, evitare di fare qualsiasi cosa non vada bene a professori, preside, consiglio di Istituto. In pratica, dovranno prevalere sugli altri studenti se vogliono vedere realizzato il loro futuro. Senza contare che un albo che fornisce informazioni degli studenti non solo cambia il rapporto fin ora esistente (ora è lo studente che sceglie la facoltà, in futuro sarà il contrario) ma potrebbe viziare la scelta delle Università,  che possono favorire l’accesso per simpatia, per legami familiari o affettivi.
 
Negli Istituti tecnici e professionali, grazie all’ ampio bacino da cui si potranno prelevare studenti-lavoratori, la competitività aumenterà ulteriormente. Ce ne saranno a migliaia che, allettati dalla possibilità di un futuro guadagno, saranno pronti ad accettare qualsiasi condizione imposta dalle imprese, anche qui con la logica verso i propri compagni di scuola ‘se lavori tu, non lavoro io’.
Queste manovre, nuove per la scuola pubblica, altro non sono che il riproporre nel sistema dell’Istruzione vecchie logiche di sfruttamento e di polarizzazione della società. Mettere i “poveri” l’uno contro l’altro sulla base di bisogni materiali (la prospettiva di lavoro nei tecnici e professionali), creare un’elite selezionata e obbediente alle logiche di potere negando un futuro dignitoso agli altri, renderà l’organizzazione di qualsiasi attività politica e qualsiasi rivendicazione da parte degli studenti più difficile, sia per il sentimento di naturale ostilità che ogni alunno proverà verso gli altri, sia per un peggioramento delle condizioni oggettive.
 
La scuola diventa (o torna a essere) così una parte integrante e fondamentale di una società in cui i poveri nascono, crescono e imparano a essere poveri e sfruttati, mentre pochi altri, avulsi dalla massa, costituiranno la classe dirigente della futura società.
Questo processo avrà una pesante portata sociale. Per gli strati sociali meno abbienti, il mondo del lavoro direttamente rappresentato dall’influenza delle imprese nella scuola, si farà protagonista della crescita e dell’istruzione dei ragazzi. Coloro che non hanno prospettive di studi universitari, entreranno all’età di 14 anni a far parte del mondo del lavoro, verrà loro insegnato un mestiere specifico e specializzato, senza alcun altro tipo di cultura .
Infatti, la qualità dell’istruzione, già ora pessima, deteriorerà ulteriormente, e le ore di apprendimento in classe saranno sempre più in funzione delle ore di lavoro.
È possibile che gli studenti di un Polo frequentino l’Università? A parole sì, ma quali basi teoriche possono aver acquisito, dopo anni passati a lavorare anzi che a studiare?
Questo nuovo tipo di studenti formeranno uno strato sociale, abituato alla precarietà e all’obbedienza verso il datore di lavoro sin dall’adolescenza, senza alcun tipo di cultura tramite la quale poter comprendere e riscattare la propria condizione.
 
NOI NON CI STIAMO
 
coordinamento studenti di base-ISKRA Bologna
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