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- proletari resistenti - scuola - 11-11-07 - n. 202
Decreto Fioroni: più confusione che riparazione
di Tiziano Tussi
Finalmente in rete sul sito del Ministero della Pubblica istruzione il Decreto Ministeriale numero 80 firmato il 3 ottobre dal ministro Fioroni. Il decreto che impropriamente, è stato detto, reintroduce gli esami di settembre, effettivamente…reintroduce gli esami di riparazione di settembre senza chiamarli così. E quel che produce ancora più confusione, farraginosità, come il sistema tolemaico prima del copernicano, è che gli pseudo esami di settembre sono stati reintrodotti aggiungendoli al complesso ed inutile meccanismo dei debiti e dei crediti scolastici.
Ma ora va così e non pare proprio che si possa sanare un vulnus prodottosi con l’infausto ministro D’Onofrio, primo governo Berlusconi, nel 1994. Prima nella scuola si avevano, in questo settore, comportamenti umani: studi, sei promosso; non studi, vieni bocciato; studi non sufficientemente ecco l’opportunità di avere una seconda chanche a settembre. Tralasciamo le problematiche attinenti la selezione, serietà di valutazione e consimili. Poi è stato introdotto il sistema perverso dei debiti e dei crediti. Punti da raccogliere per l’esame finale. Debiti da pagare, redenzioni da raggiungere. L’ideologia dei debiti ci dice che è possibile, con alcune ore di aggiunta e di noia ripetitiva, colmare un buco che si era creato in tempi precedenti. Come se cinque-dieci ore di corso potessero sostituire uno studio di un inero quadrimestre o di un anno di lavoro, mancato. Strano e distorto pensiero che proponeva proprio la possibilità di recuperare. Ma che cosa? Come se produrre cultura a scuola, che dipende dall’incontro di studenti ed insegnante, che dipende dalla bontà delle due parti, che dipende da variabili esterne, dalla decenza dei libri di testo ed insomma da molti fattori, fosse una strada diritta. Con posti di blocco da superare, con cose da sapere che sono quelle giuste e sapute quelle tutto va bene. Ognuno di noi ha sulle spalle la propria ignoranza e si frequenta la scuola giusto per ridurla. Cosa quindi recuperare? Mah! Questa ideologia del recupero si è poi trasformata nell’ideologizzazione del mutuo debitorio. I debiti si saldavano nel corso dell’anno, sino all’anno successivo. Mancava la rateizzazione e poi si era direttamente sbalestrati in un perverso girone finanziario-didattico in cui ricevere interessi, il reintegro dei punti persi, oppure procurarsi perdite totali, bocciature e non reintegro successivi. Una volta adempiuto al pagamento del mutuo di un anno, subito si poteva incappare in uno successivo. Un po’ di tregua! Un po’ di umanità!
Ecco che la reintroduzione degli esami di settembre, ripeto, tralasciando questioni accessorie sembrava andare nel senso di rendere semplice un complicato sistema tolemaico della costruzione del sapere. Ma purtroppo il DM non scompagina quel sistema. Copernico è ancora lontano. Il vecchio sistema ed il nuovo, solo in prospettiva, si congiungono con difficoltà. Le scuole dovranno pensare a colmare le lacune degli studenti, nel corso dell’anno scolastico, sino alla fine, con l’impressionante numero di quindici (15) ore a disposizione. Ma se bastassero quindici ore per risolvere i problemi di non studio a che pro andare a scuola un anno intero? Se bastasse anche meno per colmare un brutto voto, dato che le quindici ore riguardano l’intero anno scolastico, a che pro frequentare le lezioni la mattina? E poi, chi metterà più una insufficienza agli studenti se subito dovrà farli recuperare. La mattina una prova fallita, il pomeriggio il recupero. Ridicolo. Ma ancora più ridicolo è il recupero estivo a scuola. Considerando che gli insegnanti debbono formare le commissioni degli esami di maturità, che oramai finiscono nei primi dieci giorni di luglio, quando approntare i corsi di recupero se anche per i professori verso il 20 di luglio scattano le ferie ufficiali? Quanti studenti saranno nei luoghi di residenza tra luglio ed agosto? Salvo restando l’insulsaggine di recuperi di corsi di pochissime ore. Non si potrebbe fare una cosa molto più semplice?
Così come alle medie inferiori ed all’università: si decida che gli studenti possano essere bocciati o promossi. Alla mancanza di studio si ovvia con uno studio maggiore. E nelle aule scolastiche si fa quel che si può. Quando invece vi sono altri problemi - insegnanti poco capaci, poco motivati, insoddisfacenti nell’esercizio delle loro funzioni - si dovrebbe intervenire in altro modo. Ma qui entriamo in un nodo intricato, mai risolto, dei problemi della scuola. Se però accettiamo tale nuovo pasticcio avremo probabilmente, insegnanti precari o equipollenti – il decreto lo permette - che faranno lezioni simil private, pagate poco e chissà quando, a studenti sfigati che non avranno soldi per lezioni private e che troveranno forse una scappatoia indecente per superare i propri debiti. Salvo poi caderci dentro subito dopo. Non si potrebbe pensare a qualcosa di più utile per aumentare le capacità culturali dei giovani scolarizzati?
Tiziano Tussi