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- proletari resistenti - scuola - 06-09-10 - n. 330
Se la scuola è solo terreno di risparmio forzoso il paese si rinsecchisce
di Tiziano Tussi
E’ brutto dire ogni anno: siamo alle solite, l’inizio dell’anno scolastico peggio di così e cose simili. Ma veramente siamo arrivati a limiti estremi difficili da superare, anche da questo governo. Ma perfino con gli altri, precedenti di centro sinistra, ricordiamoci la gestione Berlinguer - De Mauro del ministero, non era andata meglio.
Se la scuola è solo terreno di risparmio forzoso, così come ogni altro settore, il paese si rinsecchisce. Anche quest’anno, primo anno della riforma Gelmini, che la stessa giudica epocale, non gira assolutamente. I collegi docenti di inizio anno sono stati messi di fronte alle novità, solite novità: meno soldi e più lavoro. I precari della scuola, una cifra di circa 250mila persone, si danno da fare come ogni anno; per gli studenti si spera succederà presto, ma intanto gli insegnanti, quelli di vecchio corso, i garantiti, dovrebbero prendere una posizione politica critica rispetto alle proprie condizioni di lavoro.
Ricordo che nel lontano 2000, in febbraio, la categoria insorse contro il cosiddetto concorsone di Berlinguer, pensato per valutare la categoria nel suo complesso, anche di chi era in cattedra da tempo. Indipendentemente dalle motivazioni della protesta, la categoria scese in piazza, in pratica trascinando i sindacati di settore. L’onda partì dai collegi docenti. Sarebbe il caso che anche ora le cose si indirizzassero in questo modo.
L’assemblea di gestione della scuola dovrebbe, al suo interno, nelle varie scuole, nei vari ordini, ognuno con i propri specifici problemi, prendere atto della situazione, operazione non difficile e porre politicamente all’ordine del giorno ai politici ed al ministro in primis, la discussione sul senso da dare alla scuola, al lavoro culturale che in essa va fatto, ribattendo sui numeri, investimenti, livelli di stipendi e conseguenze didattiche per il lavoro degli insegnanti e delle altre figure professionali che in essa vi lavorano.
Logicamente per i precari il primo obiettivo è il posto di lavoro, fisso o comunque una reiterazione di ciò che vi era sino allo scorso anno. Ricordo ancora che lo scorso anno era stato promesso ai precari, in alcune regioni, Lombardia in testa, di avere la corresponsione dello stipendio anche in assenza di lavoro. Poi la cosa si sciolse dal livello sublime di comunicazione che ne fu fatto, le elezioni regionali erano incombenti. Ora non pare vi sia più una situazione così certa all’orizzonte. Perciò la scorciatoia politica dei soliti furbetti, che sono riusciti a tacitare parte della categoria, che si è da troppo tempo acclimatata nell’accettazione di ogni compromesso al ribasso pur di rimanere lavoratori part time pagati a stipendio intero, non tiene assolutamente.
Quando niente si ha, anche un’elemosina in quel senso può bastare. Ma è chiaro che continui escamotage non possono essere risolutivi o almeno creare un inizio di risoluzione per i mali atavici della scuola – in soldoni, per l’immiserimento del livello culturale della stessa. Debbono esser coloro che nella scuola ci sono da decenni, che sono la spina dorsale dell’istituzione, che dovrebbero proporre un percorso virtuoso, una controtendenza rispetto alla situazione attuale d’ipocrisia istituzionale.
Si può trattare la cosa pubblica con noncuranza ma almeno due settori, in ogni paese, dovrebbero essere presi sul serio: la scuola e la produzione di merci. Ma per ognuno di questi aspetti si dovrebbero almeno avere ministri di provate capacità. Per i due ministeri in questione siamo invece costretti a misurarne l’assenza: per quello dell’industria anche fisica.
- pubblicato anche su "liberazione" del 08/09/2101
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