www.resistenze.org - proletari resistenti - scuola - 05-04-11 - n. 358

Vorremmo iniziare a portare in superficie la scuola che cambia o che lo vorrebbe fare.
Le lettere e gli interventi che ci manderete verranno pubblicati e/o commentati in un’apposita rubrica della scuola. Se sentite anche voi questa necessità potrete spedire a t.tussi@tiscali.it
 
Per una rubrica sulla scuola 
 
di Tiziano Tussi
 
La scuola: istituzione cardine di ogni paese. Ed ogni paese ha la scuola che si merita e che serve al potere nell’espressione egemone che colà si forma. Tesi che hanno molti anni, decenni. La loro chiarezza espositiva ci serve per capire cosa sia ora la scuola in Italia.
 
La domanda: perché il governo attuale tratta la scuola in questo modo? Perché anch’essa rappresenta solo un luogo dal quale trarre risorse risparmiando a più non posso? Logicamente perché questo governo non è lì per progettare ma per fare in modo che si possa speculare arricchendosi in breve tempo, non importa come, non importa in quale settore economico agisca. L’obiettivo è sempre quello. Soldi facili, tanti e subito. Per questo la scuola non serve, serve la barbarie capitalistica. Perché il governo precedente – Prodi, per capirci – trattava la scuola come la trattava, con molto paternalismo e buonismo senza incidere veramente sui suoi livelli di decenza culturale, nel profondo? Perché quel governo era all’opera per favorire un capitalismo barbarico che fosse però ammantato da un buonismo etico di superficie. Ed allora ecco tutti i paludamenti terminologici per sostenere una pochezza strutturale profonda. Un capitalismo con i denti un po’ imbiancati e pochissimo limati.
 
Visioni leggermente diversificate sulla stessa lunghezza d’onda ma la cultura è sempre rivoluzionaria: Chi acquista sapienza acquista dolore (Giordano Bruno).
 
Ecco, il farsi violenza studiando, nel senso di violentare l’apatia ed il pressapochismo, non era preoccupazione del precedente governo, né dell’attuale, con le differenze che abbiamo ricordato.
 
Ed è per questo che anche la scuola è entrata in un’involuzione assoluta. La curiosità e la produzione del sapere per sé – Sapere di non sapere (Socrate) – non serve più od al massimo viene vissuta come appesantimento. E così si svuota, si impoverisce, passano messaggi di furbizia e di inutilità. La fatica per lo studio (Gramsci) non è più merce vincente. La progettualità che si serve di costruzioni culturali non è un valore, anzi oramai un disvalore: troppo tempo e troppa fatica.
 
Ma a noi fa piacere pensare, cercare di vedere se nella scuola vi siano ancora tendenze alla serietà – e ciò è pleonastico, certo che ci sono – e se riusciremo, cercheremo di farle emergere in quantità, sempre di più. Tutta la penisola ora pare piena di problematiche che poterebbero essere considerate superiori e impositive sugli aspetti specifici dell’acculturazione - immigrati da paesi in guerra, mafia, droghe diffuse, corruzione.
 
La cultura non può vincere sulla forza bruta, ma può impedirci di sentirci ed essere perdenti verso di essa. La cultura non favorisce, da sola, l’uscita dai tempi barbarici, ma aiuta a capire la barbaricità dei tempi. Comprendere il senso del proprio tempo di vita significa, logicamente, essere in una situazione favorevole al suo miglioramento. Solo la comprensione di un fenomeno, in effetti, permette l’evoluzione positiva dello stesso, anche in pratica, la sua risoluzione.
 
Vorremmo perciò che le storie scolastiche, le domande, le osservazioni che potrebbero venire fatte da chi legge, apparissero come un canovaccio di discussione e di proposte su queste pagine, in questo sito, per potere ripartire meglio e produrre così cultura innovativa, cultura e prassi moderne. Come scrisse Engels, pubblicando nel 1888 nel suo Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca le Tesi su Feuerbach, redatte da Marx nel 1845: Invece ho trovato in un vecchio quaderno di Marx le undici tesi su Feuerbach che riproduco in appendice. Sono appunti per un lavoro ulteriore, buttati giù in fretta, non destinato in nessun modo alla pubblicazione, ma d’un valore inestimabile, come il primo documento in cui è deposto il germe geniale della nuova concezione del mondo.
 
Bene ha fatto Engels a pubblicarle. L’undicesima e più nota tesi ci parla del cambiamento del mondo: I filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo, ma si tratta di trasformarlo.
 
La forma della traduzione cambia a seconda del tradurre ma la sostanza è chiara.
 
Due ultime considerazioni. La prima riguarda la tesi in oggetto che potrebbe mutuarsi anche per la scuola che deve trasformare il mondo, non solo interpretarlo. Se la scuola è solo una palestra di interpretazione da parte di uomini stanchi non serve al cambiamento. Perciò abbiamo bisogno di scuole che cambino il mondo.
 
La traduzione del testo da dove ho tratto la citazione è in un vecchio libro pubblicato da Editori Riuniti. Il traduttore è Palmiro Togliatti. E, al di là del giudizio che si può dare su quell’uomo politico, proviamo a mettere al suo posto Bersani, Rutelli o Fini, traduttori di un classico della filosofia. Non lo riteniamo certo possibile. Non ho citato Berlusconi per pietà. Al massimo un barzellettiere.
 
Il segno dei tempi.
 
Quindi iniziamo a portare in superficie la scuola che cambia o che lo vorrebbe fare.
Ciò che ci manderete verrà pubblicato e/o commentato in un’apposita rubrica della scuola.
Se sentite anche voi questa necessità potrete spedire a t.tussi@tiscali.it
 
Tiziano Tussi
 

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