www.resistenze.org - proletari resistenti - scuola - 14-09-11 - n. 376

La paura del pensiero critico
 
di Tiziano Tussi
 
14/09/2011
 
Aboliamo la scuola dell’obbligo e la televisione (Pasolini, Il Corriere della Sera, 18 ottobre 1975); Chiudiamo le scuole (Giovanni Papini, 1914); Descolarizzare la società (Ivan Illich, 1970). E invece ogni anno ecco che iniziano le lezioni. A scuola, a scuola. Ed ogni anno, giaculatorie. Manca questo e manca quello. Ma come, nel paese della perfezione berlusconiano, com’è possibile che ci sia sempre qualcosa che non va. La solita sinistra. E per di più comunista, stalinista. In fondo ogni anno, l’anno scolastico inizia, anche all’università. E finisce, anche all’università. Tutto bene perciò.
 
Ora una riforma epocale che porta il nome di un ministro epocale, che resterà imperituro nella storia della scuola in Italia, esempio per la scuola europea, se non mondiale, metterà a posto le ultime incongruenze: disoccupazione degli insegnanti, ottimo funzionamento degli istituti, razionalizzazione delle risorse, onore al merito ecc. ecc.
 
E il solito elenco di lagnanze che si può comporre poco conta: mancanza d’insegnanti, precari sempre più precari, più studenti meno bidelli, meno insegnanti di sostegno, sempre meno fondi alle scuole con conseguenti pagamenti super dilazionati ai lavoratori, aumento del prezzo dei libri di testo, poche palestre e malsane, scuole cadenti, presidi che si devono dividere tra più scuole, difficoltà ad andare in pensione, aumenti bloccati per enne anni ancora, investimenti statali nel settore sempre più ridotti. Come si fa a scrivere ancora sull’inizio dell’anno scolastico. Viene a noia.
 
Un meccanismo, la scuola, che si regge sulle capacità dei suoi lavoratori ai livelli di base. Gli insegnanti si devono barcamenare tra studenti con poca voglia di studiare, che ricorrono sovente al TAR se sono bocciati, se gli si dà un debito da risolvere a settembre, se non si ammettono alla maturità, se sono bocciati alla stessa. Bidelli e gli altri lavoratori non-docenti, così come sono definiti, che si arrabattano tra pigrizia ed impotenza. Funzionari più realisti del re che voglio risparmiare sul risparmio per apparire belli agli occhi del ministro.
 
La cultura nelle aule scolastiche e all’università? A volte ci si riesce ma spesso non è così. Ne risulta, in pratica, una sorta di tutoraggio allargato. E il tutto viene ad essere funzionale, logicamente, per un potere sempre più stupido, ma sempre più tenace nel proseguire sulla strada del disastro, con la paura del pensiero critico che gli umani potrebbero usare, apprendendolo nelle scuole.
 
Ogni anno nelle aule scolastiche si cerca di capirci qualcosa. Possibile che il centro della vita sociale del nostro paese, così come di ogni altro, sia tenuto forzatamente così male per istupidire sempre più le giovani menti. Meglio tenerli od aiutarli a rimanere stupidi. A riguardo ricordo il piccolo libretto di Carlo Cipolla, Allegro ma non troppo (1988), nel quale uno dei due scritti riguarda proprio la stupidità umana.
 
Vi sono sempre in giro tanti più stupidi di quanti s’immagini. Come contrappunto ricordiamo Immanuel Kant: ”L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso”. (Risposta alla domanda: che cos’è l’illuminismo? 1784) Certo non solo a se stesso dovrebbe essere imputato lo stato di minorità, ma una grande responsabilità ognuno di noi ce l’ha verso se stesso.
 
Poi anche la cosiddetta cultura ci mette del suo. Ed oramai nella cultura vi si può comprendere, oltre ai soliti prodotti classici, libri, opere d’arte, saggi e scritti vari, anche la sua trasposizione massiva: giornali, televisione e radio. Bene, la minorità viene spinta al massimo da questi strumenti, ma ognuno di noi, dice Kant, è responsabile soprattutto per sé stesso.
 
Stiamo certi che nelle scuole, ad ogni ordine e grado, anche quest’anno, si cercherà di porre rimedio, in qualche modo, a tale minorità. A qualcuno interessa dare una mano, realmente? A qualcuno interessa l’uscita dalla minorità delle giovani generazioni? Di lavoro da fare c’e n’è tanto ma anche il piacere per la liberazione delle giovani menti è tanto. Godiamocelo.
 

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