www.resistenze.org - proletari resistenti - scuola - 24-04-12 - n. 406

Avanza la riforma del governo defunto
 
di Tiziano Tussi
 
23/04/2012
 
"L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento." Ecco il conosciutissimo primo comma dell'articolo 33 della nostra Costituzione. Nel formulare i nuovi programmi delle scuole superiori il ministro Gelmini e il suo gruppo di esperti se n'è dimenticato. E ora gli stessi entrano in vigore, al prossimo anno per l'ultima trance delle scuole superiori. I programmi in questione sono già da due anni vigenti, ma è solo con l'inizio del completamento nel triennio che si conclude l'iter riformatore. Nuove materie e l'ultimo e più complesso livello scolastico ne sono interessati.
 
Una riforma, ricordo, del ministro del defunto governo - fra l'altro sparita dalla circolazione, come molti altri del suo partito - che ha operato una reale riforma della scuola media superiore di secondo grado dopo che l'intera struttura era rimasta più o meno inalterata dalla riforma Gentile del 1923. Certo, aggiustamenti ve ne sono stati nel tempo ma questa riforma vi mette ben bene le mani. Non voglio qui discutere la bontà della stessa, essendo fortemente prevenuto in merito alla fonte riformatrice ma solo - solo!?! - sottolineare la palese anticostituzionalità del lessico riformatore.
 
Basti leggere gli stessi programmi divisi per materie e per tipologia di scuola, fra l'altro di difficile reperibilità, per accorgersi di quanto vado dicendo. I programmi sono proprio gli stessi indipendentemente dal tipo di scuola, ed anche questo è curioso. But transeat. Facciamo pochi esempi. Il programma di Italiano, nella parte di Letteratura ci dice testualmente che dovranno trovare "necessaria collocazione" alcuni Autori e percorsi. Un'indicazione obbligata ma non assolutamente, pare ancora salvare una possibilità di libertà d'insegnamento. Così come in Geografia si legge "andranno considerati come temi principali", anche qui obbligo cui si può sfuggire. L'apoteosi si trova per Storia. Dizioni quali "non potranno essere tralasciati" oppure "il percorso storico del secondo Novecento dovrà costruirsi attorno a tre linee fondamentali".
 
Ancora più chiaramente per Filosofia nel cui programma si hanno Autori "imprescindibili" e per l'ultimo anno "saranno proposti necessariamente quattro linee di studio su " undici indicate. Nel programma appaiono alcuni filosofi come obbligatori e non ne appaiono altri. Faccio un solo esempio: Giordano Bruno non c'è. Insomma il taglio da dare al programma è molto più cogente della precedente versione e gli aggettivi "imprescindibili", o gli avverbi "necessariamente" si sprecano, costituendo un limite insormontabile. Perciò se non saranno affrontate le situazioni e/o gli Autori proposti si potrà essere passibili di ricorso in casi di bocciature e/o di voti negativi ad esempio nello studio di Tommaso Campanella che non trova posto tra i filosofi proposti?
 
Senza contare che i soliti esperti del ministero, indipendentemente dal loro colore politico, poco capiscono di scuola superiore, infatti sono tutti docenti universitari. E perciò hanno allargato, sempre per Storia e Filosofia i programmi da affrontare senza aumentare le ore o gli anni a disposizione. Si aggiungono secoli, problemi e Autori del Novecento come se fossero noccioline e come se costruire un percorso di cultura, e non di semplice nozionismo, quando va bene, sia una cosa da poco.
 
Pare il ritratto di una scuola da polli all'ingrasso. Pollo che sarà poi spennato meglio sul mercato del lavoro, tanto saranno poche le piume del sapere che resteranno attaccate alla vittima sacrificale in vista dell'agognato mercato del lavoro. Qualsiasi esso sia. Apprendere tanto, tantissimo e tutto compresso, appiccicato. Così poco poi rimane e resta solo lo sbavare - come il cane di Pavlov - in vista dell'illusione del lavoro salariato, uno qualunque, pagato come viene. Insomma si costruisce lo schiavo della non cultura a scuola per poterlo facilmente controllare poi sul posto di lavoro. Poca cultura, poco pensiero critico, tanta sudditanza allo sfruttamento in prospettiva. Solita rancida zuppa.
 
Pare inutile ricordare che la costruzione di un cervello funzionante necessita di tempo, energie e soldi da investire.
 
Un'ultima domanda: ma i sindacati, i sindacalisti del settore li hanno letti i programmi? Cosa hanno da dire? Pare di battere sulla tomba di morti sindacalizzati e tesserati? E poi chiamano allo sciopero, ma per che cosa? Non gli basta accorgersi delle ferite alla Costituzione, e al saper di base?
 

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