www.resistenze.org
- proletari resistenti - scuola - 24-10-12 - n. 426
Ci risponda ministro Profumo
di Tiziano Tussi
23/10/2012
E' nel 1888 che il Brasile, ultimo fra gli stati mondiali, abolì ufficialmente la schiavitù. Ora il nostro governo Monti, con ministri annessi, l'ha reintrodotta in varie forme. L'ultima è un aumento di lavoro senza corresponsione di stipendio per i lavoratori della scuola. Sei ore in più la settimana gratis. Il che si configura come lavoro gratuito, quindi schiavile. Naturalmente tale proposta assurda si configura come un problema da risolvere, nel senso, dobbiamo capire perché il ministro Profumo l'ha messa nell'ultimo decreto di stabilità, altrimenti detto "ulteriori disposizioni di classe per fregare i proletari italiani". Il suo lavoro, prima di questo, era Rettore al Politecnico di Torino.
Chiaro che anche in Italia patria di una categoria di insegnanti quanto più pronta ad accettare di tutto, salvo isole di resistenza questa proposta non poteva essere accettata. Anche i sindacati, corresponsabili, sempre salvo eccezioni, del disastro attuale, i partiti che appoggiano Monti in Parlamento si sono accorti dell'assurdo. Ed eccoli a mediare e a dichiarare a gran voce ecc. ecc.. Le scuole in ordine sparso si stanno mobilitando per stigmatizzare, denunciare ecc. ecc.
Ma il vero problema è: perché è stato proposto tale evidente controsenso? Alcune possibilità d'interpretazione:
a) non si sono accorti che hanno esagerato. Hanno superato ogni foga distruttiva di diversi diritti e valori: va bene la sconfitta di classe dei proletari, va bene la pochezza in cui viene tenuta la cultura, quella popolare intendo, va bene che gli insegnanti della scuola non universitaria sono stati da decenni oggetto di scherno da parte della pubblica opinione, ma le catene dello schiavo sono un po' troppo. Ci troviamo gli insegnanti stretti tra strutture familistiche, la scuola su misura per ogni allievo, e disinteresse politico, caduto il regno delle Democrazia Cristiana che scambiava poco lavoro con poco stipendio e poco impegno per tutti, bastava il voto. Risultato una scuola sempre più cadente con il settore privato sempre più sponsorizzato, anche ora, con centinaia di milioni di euro l'anno, anche ora.
b) Hanno giocato comunque al rialzo. Chiedo sei per aver due o tre. Può darsi. Tale modo di fare rientra nel caso precedente ed in più affonda sul pedale del risparmio. Quindi non nuovi investimenti per liberare il lavoro dell'insegnante nella scuola e renderlo sempre più proficuo per gli studenti, ma un imbrigliamento ancora maggiore che gioca sul babysitteraggio dei pargoli. L'importante è che stiano a scuola, con cani da guardia che li controllano e che non vadano in giro a protestare e/o fare danno. Quindi lavorate-restate a scuola sempre di più. Anche se non ad apprendere nulla.
I rampolli della classe dirigente si acculturano in scuole private da foraggiare e dirigeranno la plebaglia che si agita nel bicchiere vuoto e capovolto della scuola pubblica, come la mosca imprigionata sul fondo del bicchiere che non può uscire.
I partiti che supportano il governo, specialmente quel partito che si ritiene di centro sinistra, perciò con conati di politica sociale al suo interno, non dovrebbe, da questo accadimento, semmai ce ne fosse stato proprio bisogno, prendere coscienza dell'indecenza politica di Monti e soci e staccare subito la spina al governo? Ed il Presidente della repubblica non dovrebbe uscire dalla sua bonomia e finalmente accorgersi in un baleno a quale vampiro ha consegnato l'Italia? Nessun segnale viene da questi luoghi. I sindacati, che hanno accettato ogni cosa pur di mantenere la supremazia delle tessere nel comparto scuola, non dovrebbero anche loro passare a ben altre analisi e proposte. Ora siamo all'indizione dello sciopero nazionale…tra un mese.
Insomma tutto già visto e prevedibile: azzardiamo un'ipotesi. Venti ore, o ventuno, la settimana per tutti e mi raccomando inneggiamo alla grande vittoria della contrattazione e della politica sindacale e partitica condotta per difendere la categoria.
Ma neppure un'ora in più dovrebbe essere fatta in classe, anzi ore in meno e tempo per studiare, fare seminari a scuola, acculturarsi per potere poi costruire percorsi di decenza di studio con gli studenti. Lavoro in classe e tempo per progettarlo sempre meglio da impiegare nel proprio tempo a casa, a scuola, sempre. Insegnare significa formare delle curiosità intellettive e delle possibilità reali di praticarle. C'è bisogno di soldi e di migliorare le strutture scolastiche.
Dovremmo ancora una volta dire che in Italia si studia come e più di altri Paesi? Dovremmo ancora una volta dire che a fronte di tale lavoro vi sono stipendi tra i più bassi d'Europa? Basta dare un'occhiata agli indici internazionali. Se non si capisce che la scuola è il perno sociale e culturale attorno al quale gira un Paese non si è capito nulla. Il governo ci sta dando la dimostrazione di questo assunto.
"Insegnare è in buona sostanza questione di stabilire un rapporto tra insegnante e studente. E' una cosa puramente accidentale, imprevedibile e non programmabile " (Richard Rorty, intervista in Micro Mega, n° 5 , 2011, p. 70. L'intervista è del 1995, Rorty è morto nel 2007) Per inciso Rorty è un liberale e non un pericoloso sovversivo rosso. Per avere questo incontro occorre che lo Stato metta le due parti in condizione di produrlo. E come è possibile se il controllo e non la cultura diventa ciò che gli insegnanti debbono svolgere a scuola? Ci risponda ministro Profumo, ci risponda!
|
|
Sostieni una voce comunista. Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione o iscriviti al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.
Support a communist voice. Support Resistenze.org.
Make a donation or join Centro di Cultura e Documentazione Popolare.
|