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- pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 27-01-26 - n. 953
ICR n. 14: PCTE, Riflessioni sul ruolo del partito comunista nel mondo contemporaneo
Partito Comunista dei Lavoratori di Spagna (PCTE) * | iccr.gr
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
2025
Indice ed Editoriale ICR n.14 - Rivista Comunista Internazionale - 2025

1. Una premessa necessaria
Il partito comunista, con le sue caratteristiche distintive, si forgia e consolida le sue radici durante il periodo rivoluzionario in Russia. Questo partito, che ha avuto e continua ad avere denominazioni diverse (bolscevico, partito di nuovo tipo, partito rivoluzionario della classe operaia...) e che attualmente è conosciuto essenzialmente come partito comunista, ha avuto espressioni nazionali che nel corso di oltre un secolo di esperienze adattate a tali realtà e ai dibattiti e ai dissensi all'interno del movimento comunista internazionale, hanno provocato mutazioni più o meno significative che hanno influito la concezione stessa del partito, nella misura in cui si sono manifestati cambiamenti nell'obiettivo finale del partito stesso. La temporanea vittoria della controrivoluzione nell'URSS e nei Paesi a democrazia popolare europei ha accelerato ancor più questo processo di mutazione, che aveva già iniziato a prodursi da decenni.
Nelle pagine che seguono, in cui si riflette sul ruolo e sui compiti del partito comunista nel quadro della realtà attuale, tale riflessione è condotta sulla base della premessa fondamentale per cui non va perso di vista l'obiettivo principale e ultimo. Ci riferiamo all'obiettivo di un partito che deve assicurare l'indipendenza politica, ideologica e organizzativa della classe operaia e orientarla e guidarla, sia prima sia dopo il trionfo della rivoluzione, verso il compimento della sua missione storica.
Detto in altri termini, quando parliamo del partito comunista parliamo di un partito leninista, intendendo con leninismo, secondo la definizione classica, il marxismo dell'epoca dell'imperialismo e della rivoluzione proletaria - la teoria e la tattica della rivoluzione proletaria in generale e della dittatura del proletariato in particolare.
2. Il mondo in cui siamo destinati a lottare
Lo sviluppo delle forze produttive ha raggiunto un livello inimmaginabile prima d'ora. La contraddizione tra il carattere sociale del lavoro e l'appropriazione capitalista è più acuta che in qualunque momento precedente della storia. La contraddizione tra lavoro e capitale si intensifica, mentre si vanno esaurendo gli spazi ai margini dello sfruttamento diretto dei monopoli e il capitale finanziario fa sì che le lotte economiche della classe operaia perdano efficacia.
L'imperialismo, che altro non è che la fase del capitalismo in cui dominano i monopoli e il capitale finanziario, e in cui l'esportazione di capitali assume un'importanza primaria, produce rivalità tra le potenze per i mercati, le risorse e le sfere di influenza in un pianeta di cui si è ormai consumata la totale spartizione tra le potenze più importanti.
Questa dinamica di lotta per nuove spartizioni è fonte permanente di conflitti, e nella fase attuale provoca guerre in varie parti del pianeta, dietro le quali vi sono le potenze contrapposte. Tutto induce a ritenere che in una prossima fase di ulteriore acutizzazione delle contraddizioni potrebbe verificarsi una guerra generalizzata, con la partecipazione diretta e aperta di queste potenze. Gli esempi della prima e della seconda guerra mondiale e dei conflitti che le precedettero sono estremamente illuminanti a tale riguardo.
È importante qui tenere presente che l'assurgere dell'URSS al rango di grande potenza dopo la seconda guerra mondiale e la creazione del campo socialista riuscirono a esercitare una significativa influenza, fruttando importanti progressi nella lotta anti-imperialista dei popoli e nei processi di decolonizzazione, sebbene tutto questo non potesse implicare un cambiamento dell'essenza dell'imperialismo. E questo nonostante una visione riduzionista producesse la falsa impressione che l'imperialismo si identificasse con la politica estera aggressiva della potenza capitalista dominante (gli USA) condotta con i suoi alleati e i suoi strumenti economici, politici e militari a livello mondiale contro i popoli che stavano costruendo il socialismo o tentavano di scuotere il giogo coloniale. La cosiddetta guerra fredda fu una guerra tra il sistema capitalista-imperialista e il sistema socialista, ma la lotta tra le potenze dell'epoca non venne meno, malgrado mostrasse un evidente predominio degli USA e fosse messa in ombra dalla guerra fredda. Lo dimostrano la rapida ripresa del Giappone e la sua specializzazione tecnologica o il processo di creazione dell'UE, nelle sue varie fasi.
Nel contesto attuale la lotta interna all'imperialismo, in assenza del blocco socialista, ritorna in primo piano precipitandoci nuovamente nel baratro di una guerra generalizzata, in uno scenario che vede come attori principali gli USA, la Cina, la Russia, l'UE e altre potenze «regionali» capitaliste che occupano posizioni specifiche all'interno del sistema imperialista - quali India, Turchia e via dicendo - e competono per il controllo delle rotte commerciali, delle risorse energetiche e per il predominio tecnologico. In questa situazione, la formazione di alleanze e blocchi si manifesta in un clima di instabilità e di elevata volatilità provocate dalla crisi del capitalismo. E sappiamo già che crisi del capitalismo e guerre imperialiste vanno a braccetto.
Oggi, scommettere sul cosiddetto multipolarismo e sulla presunta esistenza di un blocco che rappresenterebbe, come in passato l'URSS, gli interessi delle classi popolari, ed equiparare tale blocco alle alleanze tattiche stabilite dall'URSS durante il secondo conflitto mondiale, significa non capire che allora era in gioco l'esistenza stessa dell'URSS come sistema socialista, mentre oggi la vittoria di questo o quel blocco non farebbe che garantire alla classe operaia ulteriori decenni di sofferenze e di sfruttamento.
Per questo, affermare che viviamo nell'epoca dell'imperialismo, oltre a costituire una presa d'atto, definisce inevitabilmente il carattere della nostra epoca e il ruolo che il partito comunista deve svolgervi. L'imperialismo porta le contraddizioni del capitalismo al loro limite estremo, e dopo di esso esiste un'unica alternativa alla barbarie e alla distruzione - del tutto possibile - del genere umano: la Rivoluzione Socialista. Qualunque concezione che allontani il partito dal suo compito di preparare le condizioni soggettive per la rivoluzione costituisce un atto di irresponsabilità, se non di tradimento, verso l'umanità in generale e verso la nostra classe in particolare.
Contribuire a schierare la classe operaia sotto le false bandiere della borghesia di questo o quel blocco imperialista, quando le condizioni oggettive per la rivoluzione iniziano ad apparire più chiare che mai, significa abbandonare i principi comunisti, non aver imparato nulla dalla storia e passare al lato oscuro, il lato del nemico - o semplicemente tirarsi indietro dinanzi al colossale compito di preparazione della rivoluzione.
Il ruolo del partito nel chiarire questo aspetto è una delle questioni nodali del nostro tempo.
3. L'indispensabile articolazione internazionale
La concezione leninista secondo cui la rivoluzione socialista è mondiale nel suo contenuto e nazionale nella sua forma riassume sinteticamente che essa, pur avendo un carattere internazionale e globale nei suoi obiettivi, nei suoi principi e nelle sue leggi, deve adattarsi alle condizioni e alle specificità nazionali di ciascun Paese in cui si sviluppa.
Pertanto, l'emancipazione della classe operaia di qualsiasi Paese è inseparabile dalla lotta rivoluzionaria della classe operaia mondiale per porre fine al capitalismo e costruire la società socialista-comunista - ma la rivoluzione socialista non può imporsi in modo uniforme in tutti i Paesi, ma deve tenere conto delle caratteristiche storiche, culturali, economiche e politiche di ogni nazione. A dimostrarlo con chiarezza sono esperienze storiche non identiche come quella russa e quella cubana. La forma adottata dalla rivoluzione socialista in ogni contesto sarà cioè diversa, sebbene il suo contenuto fondamentale di trasformazione del sistema capitalista in senso socialista sia il medesimo a livello mondiale.
Questo dualismo impone a ciascun partito un ruolo di partecipazione sul piano internazionale che si esprima sulla base dell'indispensabile sforzo per il progresso verso il suo consolidamento nazionale, attraverso il conseguimento della maturità e di capacità sufficienti per rafforzarsi sul piano ideologico, politico e organizzativo nel proprio Paese.
Dopo la temporanea vittoria della controrivoluzione nell'URSS ha avuto luogo una mutazione di numerosi partiti importanti, le cui cause principali si possono ricercare in vecchie deviazioni ideologiche che presero ulteriormente piede a partire dal 1989. La procrastinazione indefinita o perfino la rinuncia all'obiettivo della conquista rivoluzionaria del potere da parte della classe operaia è senza dubbio uno degli aspetti fondamentali di queste derive.
La crisi del movimento comunista internazionale assunse proporzioni sconosciute sino a quel momento, lasciando la classe operaia mondiale orfana di quello che era stato il suo strumento internazionale di coordinamento della lotta per il socialismo, e che aveva progressivamente perduto la sua funzione reale a partire dallo scioglimento della III Internazionale.
La creazione dell'Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai su iniziativa del Partito Comunista di Grecia (KKE) e di altri ambiti di incontro tra partiti comunisti e operai a vari livelli, o l'esistenza stessa della Rivista Comunista Internazionale, che persegue l'obiettivo di costruire un polo marxista-leninista, rappresentano delle svolte, ma nessuno degli ambiti esistenti è per ora nelle condizioni di esercitare questo ruolo. Vi sono contraddizioni antagonistiche in materia ideologica e politica tra i partiti che prendono parte agli Incontri Internazionali, e anche laddove non è così, le disparità in termini di sviluppo organico e politico delle forme-partito che partecipano inducono a prevedere un cammino lungo, che sarà caratterizzato da progressi e arretramenti.
In questo senso, il Partito Comunista dei Lavoratori di Spagna (PCTE) dedica il suo massimo sforzo in tutti questi ambiti internazionali e mantiene una linea impegnata per il rafforzamento delle posizioni più avanzate all'interno del movimento comunista internazionale.
Si può dire che la disponibilità di un ambito di informazione, collaborazione e lotta ideologico-politica coordinata a livello internazionale sulla base di una strategia rivoluzionaria unica ed elaborata sia un risultato a cui non siamo ancora giunti. Il ruolo dei partiti comunisti e operai nella creazione di spazi che ci avvicinino al soddisfacimento di questa necessità passa innanzitutto attraverso la comprensione delle difficoltà che dobbiamo affrontare in questo cammino, con un'analisi approfondita delle esperienze storiche, uno studio serio della realtà attuale e un approccio ampio alle questioni nodali del nostro movimento, il che può aiutarci nel dibattito scientifico mirante a conseguire il modello più compiuto di unità internazionale che sia possibile realizzare oggi.
4. L'imperialismo genera la guerra
Per decenni, i partiti comunisti principali e più influenti dei Paesi capitalisti più sviluppati hanno sviluppato la loro politica in un contesto generale di pace e democrazia parlamentare borghese, inseriti in un cosiddetto sistema di Stato sociale che, indubbiamente, ha influenzato le concezioni relative al ruolo del partito.
Nelle fasi di espansione economica, in cui la lotta sindacale era in grado di ottenere conquiste e l'azione politica parlamentare della socialdemocrazia sembrava una via promettente - solo superficialmente, dato che al tempo stesso conservava lo sfruttamento capitalista e alimentava illusioni di condizioni di vita dignitose per la classe operaia di questi Paesi - molti partiti hanno imboccato una svolta ideologica che ha trovato nell'eurocomunismo la sua principale espressione.
Dimenticavano che a pagare il conto era la classe operaia di altri Paesi, sebbene occasionalmente mascherassero questa dimenticanza con campagne di appoggio alle lotte in corso laddove lo sfruttamento capitalista era particolarmente crudele.
Accecati dal loro feticismo per la democrazia borghese, questi partiti non riuscirono nemmeno a comprendere che il capitalismo è un'entità viva, che le leggi del suo sviluppo avrebbero finito per condurci inevitabilmente a uno scenario di acutizzazione delle sue contraddizioni e che nessuna conquista della classe operaia è permanente di fronte alle necessità del capitale. Oggi, in un mondo in cui monopoli e oligarchie finanziarie sono onnipotenti, la lotta parlamentare e quella sindacale, da sole, non sono in grado nemmeno di frenare l'arretramento sociale.
Nel corso di questo processo, questi partiti sono scomparsi o sono divenuti incapaci di condurre la lotta rivoluzionaria, avendo violato il principio per cui il ruolo del partito comunista, in ogni momento storico, è quello di orientare e guidare la classe operaia nella lotta per il socialismo, e non nella lotta per la creazione di oasi di benessere per una parte della classe, in particolare per l'aristocrazia operaia, che vengono sistematicamente sommerse dalla prima ondata di crisi del capitalismo.
La crisi del capitalismo si porta dietro il ritorno della guerra, che rende foschi i tempi in cui viviamo. Ciascun partito ha la responsabilità di prepararsi a questo futuro imminente che già bussa alle nostre porte, e di farlo in funzione di un'analisi rigorosa degli eventi all'interno del sistema capitalista e di quello che è destinato a essere il ruolo del suo Paese in questo scenario futuro, allo scopo di agire sulla realtà elaborando i propri obiettivi rivoluzionari. Ogni partito deve condurre uno studio approfondito dell'economia del suo Paese e delle sue contraddizioni più acute, dei rapporti di produzione, individuando quello dominante, della forma di governo, dei rapporti di forza, della storia stessa della lotta operaia, ma anche delle esperienze rivoluzionarie che si sono verificate nelle varie parti del mondo.
5. L'atteggiamento di fronte alla guerra imperialista: far avanzare le posizioni rivoluzionarie in ogni Paese
Un aspetto che dobbiamo ricordare è che, diversamente da quanto potrebbe sembrare, in tempi di guerra il sistema politico diviene estremamente debole, poiché lo Stato si trova costretto ad aumentare drasticamente il suo potere e il suo controllo sulla società, trasformando la politica in un'arma brutale e autoritaria degli interessi della borghesia, il che apre una breccia nella sua legittimità e credibilità agli occhi delle masse.
La necessità di mobilitare risorse e manodopera per lo sforzo bellico, la censura, la militarizzazione dell'economia e la soppressione delle libertà civili, che mirano a rafforzare lo Stato durante il conflitto, possono essere smascherate e utilizzate contro se stesse, rivelando la natura oppressiva e sfruttatrice dello Stato borghese.
Queste dinamiche aprono finestre di opportunità per la rivoluzione, come ha dimostrato la Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre nella Russia del 1917.
Non cadiamo però nell'errore di considerare identiche situazioni che non lo sono affatto, finendo così per trarre conclusioni sbagliate. È possibile che si presenti il momento opportuno, che le condizioni oggettive siano mature e che la finestra di opportunità si apra - ma senza un partito dotato della teoria e della capacità reale di guidare le masse si rischia di giocare all'insurrezione e di mandare il partito realmente esistente e i migliori elementi della classe incontro a una sconfitta estremamente dolorosa.
Il livello di sviluppo e la forza del movimento rivoluzionario all'inizio del secolo scorso configurano uno scenario ben diverso da quello in cui ci troviamo oggi, sebbene le masse operaie possano evolversi e acquistare coscienza in modo accelerato in presenza delle condizioni adeguate e a contatto con la teoria rivoluzionaria. In ogni caso, la maggiore o minore debolezza delle organizzazioni di partito è il punto nodale da tenere presente nel definire la tattica, e la strategia che da essa deriva, in ogni Paese. Sebbene infatti non siano i rapporti di forza a definire un'epoca - e oggi viviamo l'epoca della transizione rivoluzionaria dal capitalismo al socialismo-comunismo - essi determinano però la linea di ricomposizione e di lotta da adottare.
Il ruolo del partito comunista in questa situazione non consiste nel giocare all'insurrezione, né nel prodursi in grandi dichiarazioni prive di riscontro nella realtà concreta. Il suo ruolo è quello di far avanzare le posizioni rivoluzionarie in ciascun Paese, approfittando della maggiore debolezza del sistema, e in tal senso soltanto una strategia e una tattica ben elaborate e adattate alle necessità della lotta di classe in ogni Paese possono produrre un progresso significativo di queste posizioni, con un'accumulazione di forze che potrebbe creare condizioni migliori per approfittare delle finestre di opportunità che potrebbero presentarsi, o se non altro facilitare un maggiore sviluppo del fattore soggettivo.
Ma il ruolo del partito è anche quello di pianificare e prepararsi in anticipo sfruttando le condizioni più propizie del passato, studiando e traendo insegnamento dalle esperienze storiche di resistenza e di lotta nei periodi di illegalità e articolando e consolidando le capacità necessarie sul piano organizzativo, studiando metodi per la protezione dei militanti nei loro rapporti con le masse, rendendo possibile una direzione stabile nel tempo e canali di comunicazione sicuri con l'obiettivo di mettere il partito in grado di proseguire la sua attività in qualunque scenario prevedibile. Com'è logico, non tutti i Paesi presentano gli stessi rapporti di forza, e non tutti parteciperanno nello stesso modo qualora dovesse avere luogo un'escalation dei conflitti, locali o generalizzati che siano.
Dedicare sin d'ora il massimo sforzo al rafforzamento dei sindacati, alla creazione di un ampio movimento anti-imperialista per la pace, contro la guerra e per l'eliminazione delle cause che la producono e alla predisposizione di reti di solidarietà internazionale - sono tutti elementi chiave da sviluppare dinanzi all'avanzata della reazione, nelle sue espressioni politiche di estrema destra e/o fasciste, che prendono sempre più piede, mentre i messaggi guerrafondai pervadono la narrazione della classe dominante, e mentre l'anticomunismo si trasforma in politica di Stato.
6. Il partito come parte minoritaria, organizzata e cosciente della classe operaia
Le masse operaie sono soggette a condizioni di esistenza determinate dallo sfruttamento, e hanno in comune l'impossibilità di sviluppare le proprie capacità umane a causa dell'alienazione a cui sono assoggettate.
In queste condizioni di alienazione, sotto il sistema capitalista, il lavoratore si sente separato da vari aspetti del suo lavoro e della sua stessa umanità. In primo luogo, il lavoratore non ha alcun controllo sul prodotto finale del suo lavoro, di cui è il capitalista ad appropriarsi; in secondo luogo, il lavoratore non ha alcun controllo sul processo del lavoro, che è determinato dalle necessità del capitalista; in terzo luogo, il lavoro si trasforma in un'attività esterna al lavoratore, che non gli permette di esprimere la propria natura creativa e libera; e infine, il sistema capitalista alimenta la concorrenza e l'individualismo, il che porta alla frammentazione delle relazioni sociali.
L'alienazione è una conseguenza implicita del sistema di produzione capitalista, in cui il lavoratore si trasforma in mero strumento per la produzione di profitti, invece di costituire un essere umano libero e realizzato.
Sotto il sistema capitalista, le relazioni tra le persone vengono distorte e frammentate. Invece di una comunità solidale, il capitalismo alimenta la concorrenza e l'individualismo tra i lavoratori. Il lavoratore si sente isolato e separato dagli altri, privo di un senso di appartenenza a una comunità più ampia.
Questa alienazione dagli altri esseri umani indebolisce la nostra natura sociale e ci impedisce di sviluppare relazioni significative e solidali con i nostri simili.
Questa situazione fa sì che il partito possa raggruppare soltanto una minoranza della classe operaia, e che nella società capitalista gli elementi coscienti della classe costituiscano inevitabilmente una parte minoritaria della classe stessa.
Compito del partito è organizzare e garantire collettivamente questa coscienza, così come le condizioni necessarie per attirare verso di sé le masse operaie fornendo la risposta politica adeguata in ogni momento, e impedendo che la tattica metta a repentaglio l'obiettivo strategico.
Il partito comunista è un distaccamento della classe operaia, e deve costituirne l'avanguardia nella lotta per il rovesciamento del capitalismo e l'instaurazione del socialismo.
Il ruolo d'avanguardia del partito non è una semplice definizione: deve costituire l'attuazione pratica di una presa di posizione organizzata finalizzata a elaborare gli aspetti che lo devono caratterizzare in quanto avanguardia. Tra questi aspetti vi è l'indispensabile e approfondita conoscenza delle condizioni di vita e di lavoro della classe operaia, tale da permettere, per la difesa dei suoi interessi, la definizione rigorosa degli obiettivi di lotta in ogni momento e nella prospettiva del progresso delle posizioni rivoluzionarie.
Peraltro, è necessario uno stretto legame con la classe e con le masse, che consenta al partito di svolgere un ruolo di orientamento e di guida, poiché la classe operaia necessita che esso svolga tale ruolo per conseguire la coscienza di classe necessaria per portare a compimento la sua missione storica. E in tale ambito il partito deve non soltanto offrire la sua esperienza alle masse, ma anche apprendere da loro e avere contezza in ogni momento di quale sia il loro orientamento e la loro preparazione, sforzandosi di influire sulla loro creazione ed evitando di confondere il livello di determinazione e di volontà delle masse con quello del partito, e perfino dei suoi quadri dirigenti.
Tutto questo va accompagnato da un livello di coscienza, coraggio e combattività che consenta al partito di svolgere i propri compiti in qualsiasi situazione in cui sia chiamato a intervenire. Non va altresì dimenticato che sono la classe operaia stessa e le masse popolari a dover difendere direttamente, sebbene insieme al partito, i propri interessi, e conseguire l'emancipazione.
7. L'indipendenza di classe e i fronti di massa
L'indipendenza di classe è condizione necessaria perché la classe operaia possa sviluppare la sua coscienza e la sua capacità di lotta. La classe operaia deve essere cosciente dei suoi interessi di classe in ogni momento, nonché del suo ruolo storico di classe rivoluzionaria, e dev'essere in grado di agire in modo indipendente e autonomo nella lotta di classe, senza lasciarsi influenzare o cooptare da altre classi o forze sociali subordinandosi a esse. Stabilire alleanze con altri movimenti o settori è possibile, ma sempre da una posizione di indipendenza e autonomia, e senza rinunciare ai propri interessi di classe.
Il ruolo del partito deve essere quello di garante di tale indipendenza, fornendo una struttura organizzativa, una piattaforma politica e un'ideologica che punti a condurre la classe operaia a svolgere il proprio compito storico di affossatrice del sistema capitalista.
Nel corso della storia, la classe operaia si è progressivamente dotata di organizzazioni che fanno sì che il partito comunista non costituisca l'unica organizzazione di tale classe, sebbene la sua guida politica debba diventare effettiva in tutte queste organizzazioni.
La necessità di tutte queste organizzazioni di massa per il consolidamento e la promozione delle posizioni di classe pone all'ordine del giorno per tutti i partiti comunisti il compito di operare per conquistare questo ruolo di forza dirigente, attraverso l'attività dei comunisti - stabilendo vincoli organici con il partito che gli permettano di trasformarsi nella guida politica cosciente del movimento di massa e di coordinare la sua azione con la strategia e la tattica rivoluzionarie.
Il ruolo del partito comunista deve essere quello di contendere e conquistare l'egemonia laddove la socialdemocrazia e altre correnti riformiste e opportuniste hanno un peso maggioritario, ma anche contro le tendenze sinistrorse che ci isolano dalle masse e ci impediscono di entrare in contatto con le loro rivendicazioni concrete.
Lavorare all'interno delle organizzazioni di massa, in particolare nei sindacati, benché attualmente siano queste correnti a esercitarvi l'egemonia, è indispensabile se non vogliamo abbandonare le masse operaie più arretrate sul piano politico. Non farlo significherebbe dare per persa l'immensa maggioranza della classe operaia, che oggi è soggetta all'influenza dell'ideologia dominante e non possiede una coscienza di classe bene definita.
8. Struttura e composizione del partito
Il partito è non soltanto necessario, ma insostituibile, e gli aspetti organizzativi rivestono altrettanta importanza, in quanto è in funzione di essi che il ruolo assegnato al partito può risultare facilitato od ostacolato.
Un esempio illuminante ci viene offerto dall'esperienza spagnola, nel momento in cui il Partito Comunista di Spagna (PCE) modificò la sua struttura per cellule optando per una struttura basata su gruppi di ambito territoriale. Una volta rinunciato al carattere rivoluzionario, si impose una struttura che si preparava a organizzarsi nel contesto delle circoscrizioni elettorali municipali, cosicché le organizzazioni di base del PCE si trasformarono di fatto in una struttura elettorale al servizio della rappresentanza istituzionale del partito. Quest'ultimo si trasformò in apparato elettorale dei gruppi parlamentari che, irretiti dal possibilismo istituzionale borghese, finirono per garantire la difesa e la partecipazione a governi cosiddetti di sinistra o progressisti.
La struttura, come possiamo vedere, non riguarda soltanto il momento tattico, ma anche la visione strategica, e in questo senso la struttura per cellule organizzate principalmente nei luoghi di lavoro soddisfa perfettamente entrambi i requisiti.
Il luogo di lavoro è un ambito strategico per l'intervento diretto del partito: lo è nella fase rivoluzionaria, in quanto permette il trasferimento della proprietà e il controllo operaio sulle imprese, la riorganizzazione della produzione per fare fronte alle necessità della popolazione, combattere il sabotaggio e sviluppare nuove forme di organizzazione e di partecipazione dei lavoratori; e lo è anche nella fase attuale, poiché l'organizzazione della classe operaia nelle unità produttive permette loro di difendere i loro interessi, di accrescere la loro coscienza di classe e di sviluppare le sue potenzialità di trasformazione - ambito in cui i sindacati e l'organizzazione del partito costituiscono elementi complementari e insostituibili. La linea della «svolta operaia» sviluppata dal PCTE a partire dalla sua III Conferenza del Movimento Operaio e Sindacale trova una delle sue radici principali in questa riflessione.
La nostra presenza nel luogo di lavoro facilita al partito lo svolgimento del suo compito essenziale di appoggiare la lotta sindacale o economica e l'orientamento anti-monopolista e anti-capitalista, rafforzando la lotta politica e la lotta ideologica. Perché la lotta di classe trova il suo completamento in queste tre lotte, nessuna delle quali può progredire adeguatamente senza le altre due. Con il predominio dei monopoli e del capitale finanziario la classe operaia, anche se provvista di un sindacalismo ampio e ben strutturato, senza un proprio partito è in balia delle oscillazioni di un costante arretramento dei diritti. Il ruolo del partito è quello di mostrare i limiti del capitalismo e costruire l'unità del movimento operaio e sindacale sotto la bandiera dell'indipendenza di classe.
Il partito comunista deve disporre di strutture di base che rendano possibile in ogni momento, in funzione delle necessità di adattamento alla realtà esterna, apportare gli aggiustamenti necessari per proseguire l'attività di partito tra le masse in modo ottimale, ampliando o riducendo il volume dei militanti e garantendo il rinnovamento generazionale al di là del contributo della Gioventù Comunista. Il partito deve essere un'organizzazione capace di stabilire e mantenere contatti regolari e rapporti di coordinamento tra le direzione centrale e i centri territoriali e tra questi e le organizzazioni di base, in modo tale da permettere la trasmissione di informazioni rilevanti e tempestive necessarie per il lavoro e l'azione del partito, così come la distribuzione della stampa periodica e di indicazioni generali per l'agitazione.
Una struttura che garantisca la continuità e la stabilità della direzione centrale, rendendo possibile lo studio della realtà e l'elaborazione di politiche nel quadro delle tesi e del programma del partito, e organizzazioni di base pienamente inserite, in modo prioritario, nei luoghi di lavoro e con una presenza attiva nei quartieri abitati dalla classe operaia. Che permetta l'intervento diretto tra le masse oltre a una presenza organizzata e di intervento attraverso altre realtà organizzative della classe operaia.
Parliamo inoltre di una struttura posta al servizio della strategia rivoluzionaria, con le caratteristiche temporaneamente messe al servizio della tattica che possano rendersi necessarie per il suo sviluppo e il suo rafforzamento.
Parliamo di un partito che si organizza per essere in grado di rispondere a qualsiasi scenario concreto e di costituire un'organizzazione capace di lottare in ogni circostanza. Un partito cioè che analizza le possibili situazioni che potrebbero crearsi nel mondo attuale e che ha ben presente che in una situazione di estrema debolezza del sistema dovrà rispondere alla violenza estrema prodotta da tale debolezza con tutti i mezzi a sua disposizione che nel corso della storia hanno dimostrato la propria efficacia.
9. Formazione e specializzazione dei quadri
Attualmente sono numerosi gli ambiti di studio che si sono sviluppati alla luce della ricca esperienza rivoluzionaria del nostro movimento. Possiamo contare su una ricca raccolta di opere dei pensatori più importanti, sebbene dopo il temporaneo trionfo della controrivoluzione si siano manifestati seri problemi nel proseguire il lavoro di studio,a causa sia della debolezza del nostro movimento, sia dell'influenza di correnti non rivoluzionarie al suo interno.
Malgrado ciò, diversi partiti sono riusciti a consolidare progressivamente il lavoro teorico su aspetti nodali del nostro movimento, che ha riportato alla ribalta l'attualità della via rivoluzionaria. La questione è se, oltre a trarre conclusioni teoriche da queste teorizzazioni e studi teorici, saremo in grado di tradurli in elementi pratici di azione fuori e dentro il partito.
Inserire la formazione nell'attività quotidiana e fornire al militante attivo gli strumenti teorici necessari per il lavoro pratico passa non soltanto attraverso lo studio specifico delle opere principali del marxismo-leninismo, ma anche attraverso l'assimilazione dei nuovi sviluppi. Non farlo comporta il rischio di equivoci futuri e possibili allontanamenti tra la direzione centrale del partito e i suoi militanti attivi.
La formazione appare quindi un compito cruciale per il partito, in particolare la formazione e la specializzazione di quadri che renda possibile una divisione del lavoro in modo da ottimizzare le forze e le risorse a disposizione, abbandonando i sistemi di lavoro artigianali in cui «tutti si occupano di tutto». Per questo è necessario assegnare a ogni quadro il compito che è maggiormente in grado di svolgere e integrarlo nel lavoro dell'insieme dei nostri partiti, in uno sforzo teso a rafforzare la capacità ideologico-politica e a sfruttare l'esperienza per l'alternanza dei quadri e l'assunzione di responsabilità.
Ma la specializzazione non deve ostacolare una conoscenza ampia della missione del partito, del suo programma, del suo bagaglio teorico marxista-leninista, della sua politica e delle connessioni tra questa e il programma. Il ruolo del partito in questo ambito consiste nel formare militanti e quadri integrali, la cui attività si specializzi in funzione delle loro doti specifiche messe in evidenza dalla pratica; comunisti che agiscano e riconoscano in ogni loro azione il ruolo da esse svolto nell'insieme del progetto rivoluzionario. Rinunciare a fare questo comporta il rischio di trasformare i quadri di partito in semplici quadri sociali o in burocrati e tecnici slegati dalla realtà della classe - e perciò più vulnerabili, in entrambi i casi, all'influenza di ideologie estranee.
La lotta di classe richiede quadri rivoluzionari, militanti di professione, dediti all'attività politica. Questi quadri devono essere selezionati e formati con cura, e devono essere provvisti di una solida formazione marxista-leninista teorica e pratica. I quadri rivoluzionari sono il motore della rivoluzione, e la loro selezione e formazione è un compito prioritario per il partito comunista.
Il PCTE è oggi impegnato in questo compito. Abbiamo bisogno di un partito in grado di formare questi quadri, destinati a costituire l'ossatura rafforzata dell'organizzazione. L'ossatura di un corpo che ha fiducia nella classe operaia e nel suo carattere rivoluzionario, che possiede un elevato livello di vigilanza ideologico-politica, che combatte vigorosamente l'opportunismo e le posizioni dogmatiche, slegate dalle realtà della lotta di classe, che è consapevole delle cause delle difficoltà vissute dalla classe che sono una conseguenza inevitabile dello sviluppo capitalista e che è disposto a percorrere questo lungo cammino che conduce al superamento rivoluzionario di un modo di produzione che ha raggiunto i suoi limiti storici.
*) Severino Menéndez («Nuestra Politica», Partito Comunista dei Lavoratori di Spagna)
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