www.resistenze.org - pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 28-01-26 - n. 952

ICR n. 14: PCM, Il partito comunista: partito contemporaneo della rivoluzione

Partito Comunista del Messico (PCM) * | iccr.gr
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

2025

Indice ed Editoriale ICR n.14 - Rivista Comunista Internazionale - 2025



Sono trascorsi oltre centoventi anni dai dibattiti del II Congresso del POSDR e dalla stesura da parte di Lenin del Che fare? e di altre opere dedicate alle questioni dell'organizzazione e della teoria del partito, sorta, secondo le parole di Engels, da un costante processo di fusione del «socialismo scientifico con il movimento operaio», nel corso delle rivoluzioni russe del 1905 e del febbraio 1917, fino al trionfo della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre, al potere sovietico e alla costruzione del socialismo

Questa concezione del partito costituisce un contributo fondamentale di Lenin che arricchisce il marxismo e ne costituisce una componente inseparabile, qualitativamente distinta da quella dominante nella II Internazionale che si dimostrò in ultima analisi incapace di affrontare l'avvento dell'imperialismo quale fase suprema del capitalismo, le sue rivalità e le sue guerre, e con essa l'inizio dell'epoca della rivoluzione sociale.

Precedentemente, Marx ed Engels avevano definito sommariamente il partito comunista, nelle sue caratteristiche essenziali, come il partito della classe operaia, il partito del rovesciamento del capitalismo. Non è poco - ma il loro primo documento programmatico non si intitola «Manifesto Comunista», come è generalmente conosciuto, bensì «Manifesto del Partito Comunista».1 Benché Marx ed Engels siano sempre stati dei militanti e abbiano agito in forme politicamente organizzate, il loro pensiero si concentrò essenzialmente sull'elaborazione dei fondamenti della visione del mondo proletaria, della concezione materialista della storia, e questo non lasciò loro tempo da dedicare alla questione della teoria del partito. Ciononostante, l'aspetto dell'elemento cosciente si può considerare assodato: il nuovo modo di produzione destinato a sostituire il capitalismo prenderà le mosse dall'intervento cosciente e organizzato del proletariato, nell'ambito della lotta di classe, fino alla svolta finale - la conquista del potere operaio rivoluzionario.

Le condizioni di azione politica dei marxisti russi li indussero a uno sforzo ideologico in tale direzione - ma non soltanto sulla base delle condizioni concrete e specifiche, ma inquadrando gli aspetti generali e universali della questione; per questo la teoria leninista e bolscevica del partito scioglie un nodo cruciale non soltanto della rivoluzione russa, ma della rivoluzione mondiale. E questo si esprime nella III Internazionale e nelle 21 condizioni per l'ingresso nel Comintern approvate dal suo II Congresso.

La storia ha arricchito l'esperienza relativa al ruolo del partito, impartendoci anche dure lezioni che non vanno dimenticate.

Il processo di dissoluzione del Partito Comunista Messicano nel 1981 ne costituisce un esempio - si trattò infatti di una rinuncia alla lotta per il socialismo e alla necessità del partito comunista. Non fu una decisione spontanea, bensì un processo di dissoluzione che attraversò varie fasi, la prima delle quali fu forse la prolungata crisi relativa alla drastica svolta prodottasi al ritorno della delegazione messicana al VII Congresso del Comintern, con l'orientamento strategico dell'unità a ogni costo che condusse dallo scontro e dal conflitto con il governo borghese all'alleanza con esso allo scopo di promuovere il fronte popolare - e, in ambito operaio, alla rinuncia alle posizioni conquistate in vari vertici sindacali allo scopo di conservare l'alleanza con le correnti socialdemocratiche all'interno di una centrale unificata, la Confederación de Trabajadores de México (Confederazione dei Lavoratori del Messico).

L'intero lavoro di inserimento nelle masse operaie, di costruzione di organizzazioni e movimenti di massa accumulato tra il 1924 e il 1935 - nonostante il periodo di clandestinità che si protrasse dal 1929 al 1933 - venne sacrificato a beneficio delle organizzazioni unitarie del fronte popolare messicano, e uno dei più grandi errori consistette nello sciogliere la gioventù comunista all'interno delle Juventudes Socialistas Unificadas de México (Gioventù Socialiste Unificate del Messico), che in seguito si sarebbero sciolte lasciando il posto alla sezione giovanile del governativo Partito della Rivoluzione Messicana  - una decisione negativa sotto ogni aspetto, e che non dovette affrontare alcuna opposizione né in seno alla Gioventù Comunista né nel partito stesso; tale situazione fece sì che un numero molto elevato di quadri attribuissero maggiore importanza alle organizzazioni unitarie e allo stesso PRM (considerato la forma concreta del fronte popolare messicano), abbandonando così le file del PCM; questa prima fase preparò le condizioni per l'influenza del browderismo, che adottò come prima misura il cambiamento del nome da Partito Comunista del Messico a Partito Comunista Messicano e una modifica allo statuto che, oltre ad apportare alterazioni al centralismo democratico, portò allo scioglimento delle cellule di settore industriale e di fabbrica, conservando soltanto le cellule territoriali. Se il processo non si spinse fino ai livelli raggiunti dai partiti statunitense, cubano e colombiano, fu a causa dell'articolo di J. Duclos che criticava Browder per lo scioglimento del Partito Comunista degli Stati Uniti (CPUSA), sebbene fossero già stati avviati i piani per la fusione del PCM con altri gruppi all'interno della cosiddetta Lega Socialista del Messico (Liga Socialista de México), concepita, come l'Asociación Política Comunista,2  come una sorta di club ideologico, dedito ad attività di studio e propaganda, ma non alla lotta politica.

Questi passaggi crearono una situazione propizia perché, quando a metà degli anni Sessanta, sulla base della piattaforma del XX-XII Congresso del PCUS, fu adottato un orientamento liquidatore e se ne accelerò l'applicazione, le resistenze - che pure vi furono - non avessero la forza necessaria per opporvisi. Tale orientamento non era esclusivamente interno, ma rientrava nella corrente opportunista dell'eurocomunismo. La piattaforma programmatica fissa come obiettivo la democrazia, e per questo l'attacco e la rinuncia alla dittatura del proletariato, nonché al centralismo democratico, finisce di fatto per dissolvere il PCM, dal momento che la decisione di cessare di essere un partito comunista non è che una conseguenza della corrosione opportunista.

Si trattò di un processo di corrosione di lunga durata, legato alla logica delle fasi intermedie e all'alleanza con settori della borghesia e della piccola borghesia, che provocò uno snaturamento della concezione organizzativa e programmatica e alterò la composizione di classe del Partito Comunista Messicano, con la rinuncia alla dittatura del proletariato, al marxismo-leninismo e all'internazionalismo proletario, e la vita interna del partito mise da parte l'unità e la disciplina per lasciare spazio ai gruppi, alle correnti permanenti; la scienza del marxismo-leninismo fu progressivamente abbandonata lasciando spazio all'eclettismo ideologico, all'anti-sovietismo, al cosiddetto «socialismo democratico», finché, con la rinuncia alla lotta, si consumò il passaggio esplicito al campo della classe dominante. Lo scioglimento del 1981 fu il risultato di una linea opportunista e liquidatrice protrattasi per diversi decenni.

La riorganizzazione

Tredici anni dopo, nel 1994, ha inizio un processo di riorganizzazione del partito comunista che, pur rappresentando un successo in sé, non fornisce una soluzione completa al problema. Nel frattempo si erano sciolti il Partito Comunista Italiano e il Partito Comunista di El Salvador, e con il temporaneo trionfo della controrivoluzione si sciolsero anche il Partito Comunista dell'Unione Sovietica e altri partiti comunisti dell'Europa orientale. La riorganizzazione del PCM, quindi, ha inizio in un clima di confusione ideologica su vari temi, tra cui quello della concezione stessa del partito.

In quel periodo, e sino al 2000, dominarono due prospettive errate: 1) quella secondo cui era sufficiente ripristinare il partito così com'era prima del suo scioglimento e 2) quella che rivendicava la rinuncia al centralismo democratico e all'intera teoria leninista dell'organizzazione, considerati responsabili della crisi del partito, oltre che storicamente superati. Entrambe le prospettive errate presero inizialmente il sopravvento. Lo studio del marxismo-leninismo e dell'esperienza del movimento comunista internazionale tra i quadri comunisti creò le condizioni per un dibattito fruttuoso nell'ambito degli organi di partito, alimentata oltretutto dai dibattiti e dalla prassi del movimento comunista in America Latina e a livello internazionale - per esempio riguardo ai soggetti emergenti, ai movimenti sociali, alla sinistra, al progressismo, al socialismo del XXI secolo e alle alleanze.

Fu necessario circa un decennio per giungere al IV Congresso del 2010, nel quale compare già quell'insieme di caratteristiche che costituiscono la piena identità comunista del PCM.

L'irrinunciabile carattere di classe del partito

Il partito comunista è il partito della classe operaia, il partito proletario, ed esprime in ogni momento e situazione gli interessi generali immediati e storici dei lavoratori. Per questo, in ogni lotta quotidiana cerchiamo di fissare il legame tra la rivendicazione concreta e l'obiettivo del rovesciamento del capitalismo. Questa non è una questione formale, un'intenzione, ma deve concretizzarsi garantendo anche una strategia rivoluzionaria; per questo deve esistere una corrispondenza tra la natura di classe del partito e il suo programma, per poter rivendicare il titolo di «partito di tipo nuovo».

Determinante è stato quindi lo studio della realtà, dei nuovi problemi, e la stesura del nuovo programma del partito adottato dal V Congresso tenuto il 13, 14 e 15 settembre del 2014, in cui viene chiarito che tra il capitalismo e il socialismo non esistono né tappe intermedie, né terze vie.3

I punti essenziali del nuovo programma sono i seguenti:

- Il Messico è un Paese in cui il capitalismo è pienamente sviluppato e l'antagonismo sociale e di classe è quello che contrappone capitale e lavoro. Il Messico occupa una posizione intermedia e interdipendente nel sistema imperialista, con relazioni di dominio e subordinazione asimmetriche, ma è un Paese in cui si va rafforzando il capitalismo monopolistico, data la tendenza alla concentrazione e alla centralizzazione dei capitali.

- I poli della società e della lotta di classe sono la borghesia e il proletariato, che costituiscono le classi principali, nel quadro dell'antagonismo tra capitale e lavoro. La classe contadina ha subito cambiamenti radicali dopo l'Accordo Americano di Libero Scambio (TLCAN), e vi è una tendenza costante alla proletarizzazione della piccola borghesia, ragion per cui tra i ceti medi vi sono settori popolari inclini a partecipare a un'alleanza sociale in cui l'egemonia e il ruolo guida siano esercitati dal proletariato e dal suo partito comunista.

- Il grado di sviluppo del capitalismo, lo sfruttamento, il depauperamento, la crisi, la contraddizione tra la ricchezza socialmente prodotta e la sua appropriazione privata sono fattori oggettivi di una nuova rivoluzione in Messico, che avrà un carattere socialista. L'obiettivo del socialismo-comunismo giunge a maturazione a causa dei limiti storici del capitalismo; l'abbattimento del capitalismo è all'ordine del giorno, e il partito dell'abbattimento rivoluzionario del capitalismo è il partito comunista.

- Sia il V sia il VI Congresso (tenuto il 3, 4 e 5 agosto del 2018) sono giunti alla conclusione che in relazione a questo obiettivo vi è uno squilibrio tra condizioni oggettive e soggettive (coscienza e organizzazione), e che il fattore che permette la sincronizzazione delle condizioni soggettive con quelle oggettive è il partito comunista; per questo il suo rafforzamento è una priorità assoluta del processo rivoluzionario in Messico.

È sulla base di queste premesse che lo sviluppo del PCM è indispensabile, e per ottenerlo dobbiamo procedere a una politica organizzativa che garantisca la crescita quantitativa e qualitativa della militanza e delle organizzazioni del partito, così come della sua attività tra le masse proletarie.

Non è possibile portare avanti una linea di classe che presenti ambiguità, e per questo l'antagonismo con la classe dominante, la borghesia, deve svilupparsi in modo inconciliabile. Questo dato, che è in sé ovvio, rischia di essere perso di vista nel momento in cui compaiono fenomeni come il progressismo, che è una delle manifestazioni della socialdemocrazia. Siamo giunti alla conclusione che, contrariamente all'illusione secondo cui esso costituirebbe una via verso il socialismo, si tratta nei fatti di una modalità di gestione del capitalismo, nella misura in cui gli aspetti fondamentali di questo modo di produzione rimangono invariati - tra essi la proprietà dei mezzi di produzione e l'appropriazione della ricchezza creata socialmente, che rimangono in mani private, nelle mani dei monopoli capitalisti, privati o statali che siano; appare quindi chiaro il ruolo pernicioso delle teorie sviluppatesi nell'ambito della corrente opportunista del movimento comunista, come il postcapitalismo, così come della collaborazione o della partecipazione a questi tipi di governo. La proposta del «socialismo del XXI secolo» che alcuni partiti comunisti hanno integrato nelle loro posizioni ideologiche non è che un capitalismo imbellettato. Ritenere che determinate modalità di gestione del capitalismo possano essere più positive di altre, che la gestione socialdemocratico-progressista sia migliore di quella neoliberale, provoca un allontanamento dalla posizione di classe del partito, e costituisce quindi una posizione inaccettabile. Di conseguenza, nel 2015 il PCM ha preso la decisione di prendere le distanze dal Forum di Sao Paulo, un raggruppamento di partiti socialdemocratici, comunisti e di altre forze che mantiene in generale un orientamento socialdemocratico, e sostiene una linea che si oppone alla gestione neoliberale del capitalismo, senza però opporsi al capitalismo. Il PCM si è inoltre opposto al governo socialdemocratico di Obrador, così come si oppone a quello che gli è succeduto, guidato da Claudia Sheinbaum.

Negli ultimi quarant'anni ha preso piede nell'economia e nella politica messicane il fenomeno del narcotraffico, un processo di accumulazione capitalista che non si colloca ai margini dello Stato, ma è invece intrecciato con esso, con caratteristiche aggressive contro i lavoratori che vengono reclutati con la violenza nel suo processo produttivo illegale, e ha causato negli ultimi diciotto anni ben 130.000 desaparecidos; un fenomeno che si presenta come forza d'assalto controrivoluzionaria ai danni dei contadini, che vengono spogliati della terra, e dei proletari che protestano contro l'estrazione mineraria a cielo aperto. Oggi, questa para-economia trova espressione politica in tutti i partiti borghesi ed estende la sua influenza al Centroamerica e all'Ecuador. Non dimentichiamo inoltre la sua componente paramilitare.

L'orientamento classista del partito trae alimento anche dal punto focale della sua attività, che è la classe operaia nei suoi luoghi di lavoro, nonché dall'intervento nel movimento operaio e sindacale; consideriamo centrale questa attività, e l'esperienza ci mostra che ogni mossa deve essere valutata e studiata con cura. Mediante quattro Conferenze operaio-sindacali, i militanti che si occupano di questa importante attività hanno definito delle linee specifiche; non sono tuttavia sufficienti indicazioni generali, ma le parole d'ordine devono essere concretamente collegate a ciascun settore del lavoro, sindacato, area industriale e perfino singolo luogo di lavoro. Il PCM è persuaso che la ricomposizione degli operai e del loro movimento in una prospettiva classista sia essenziale per il processo della Rivoluzione Socialista. «La spina dorsale del lavoro di massa del partito è il lavoro operaio sindacale. È un obbligo militante svolgere attività di agitazione, propaganda e organizzazione del partito, cioè agire politicamente in primo luogo nei nostri luoghi di lavoro, nei settori industriali, nei sindacati dei settori economici strategici, organizzare la classe operaia non organizzata in sindacati e rafforzare il partito comunista sul piano politico e organizzativo. In tal modo riaffermiamo che è appunto la classe operaia a essere chiamata a emancipare le altre classi oppresse. È importante non perdere di vista questo punto, poiché il lavoro con i settori popolari va svolto in funzione di questa premessa. Se la classe operaia non è organizzata e non costituisce l'avanguardia della lotta di classe, resistendo agli attacchi del padronato e all'arbitrio o alla latitanza dello Stato e costruendo un'alternativa politica rivoluzionaria, tutte le altre lotte rimarranno bloccate entro i limiti della resistenza, e qualunque tentativo da parte loro di passare all'offensiva sarà soffocato in modo cruento o meno dallo Stato».4 Il PCM orienta i suoi quadri alla formazione di un movimento operaio e sindacale di classe, di attività di organizzazione dei disoccupati, dei precari e dei lavoratori delle applicazioni digitali. Oggi, quando la borghesia e i monopoli si preparano ad allargare le loro attività con il nearshoring (la delocalizzazione in Paesi geograficamente vicini), anche noi si prepariamo a intervenire da subito tra i lavoratori delle ferrovie destinate a essere costruite e delle installazioni logistiche che si progetta di mettere in funzione in varie zone del Paese.

La linea della lotta di classe, e l'inamovibilità dei comunisti da questa posizione, così come le tragiche lezioni impartiteci dal passato, ci portano a una conclusione che sottolinea la questione vitale dell'indipendenza di classe, dell'autonomia e dell'indipendenza del partito; per questo riteniamo che il partito comunista non sia soltanto ciò che crea le condizioni soggettive del processo rivoluzionario, ma costituisca esso stesso il fattore soggettivo, e che per questo sia insostituibile; respingiamo sulla base dell'esperienza la posizione secondo cui i comunisti devono costituire l'avanguardia nella ricerca di un fronte, movimento o alleanza in grado di produrre cambiamenti, lasciando l'iniziativa a queste strutture e accettando di essere soltanto una forza tra le altre, o perfino sacrificando il proprio ruolo-guida sull'altare dell'«unità»; non condividiamo questa posizione; il partito comunista è la forza organizzativa e direttiva dei processi rivoluzionari, ne costituisce l'avanguardia, e per questo respingiamo la teoria dei nuovi soggetti politici unitari; riteniamo estremamente negativa la tendenza neo-browderista che domina in America Latina, dove diversi partiti comunisti demandano l'azione politica della classe operaia a fronti o movimenti, arrivando perfino a fondersi organicamente con essi - è oggi il caso del Partito Comunista Colombiano attraverso il «Patto Storico», del partito socialdemocratico capeggiato da Petro, del Partito Comunista Boliviano attraverso il MAS, del Partito Comunista dell'Uruguay attraverso il Frente Amplio e via dicendo. Questa è una linea che conduce inevitabilmente alla liquidazione, come è già avvenuto nel caso del Partito Comunista di El Salvador con il FMLN o del Partito Comunista Dominicano nell'ambito del movimento Fuerza de la Revolución. Naturalmente il PCM ha una linea che persegue l'unità e delle alleanza, ma non con forze borghesi, né con Stati capitalisti: la nostra lotta è per l'unità della classe operaia con i contadini poveri, con i settori popolari, con i popoli indigeni, in senso anti-capitalista, anti-monopolista e per il potere operaio e popolare.

Riteniamo che il nostro intervento politico debba svilupparsi in modo autonomo e indipendente; così, per esempio, in occasione delle presidenziali del 2024 non ci siamo piegati alla falsa dicotomia tra socialdemocratici e neoliberali, ma abbiamo presentato una candidatura comunista che ha svolto il compito di smascherare come entrambi gli schieramenti fossero espressione del partito del capitale, e di inserire nel dibattito l'obiettivo di cambiamenti profondi e radicali.

L'indipendenza e l'autonomia del partito comunista sono sempre state ostacolate nel nostro Paese dalla questione dell'unità nazionale. La vicinanza agli USA è un fattore politico, che ha fatto sì che gli interessi espansionisti e interventisti abbiano costituito una costante attraverso svariate aggressioni militari nel corso dell'Ottocento e del Novecento - una delle quali, nel 1847, mutilò il Messico strappandogli oltre metà del suo territorio. La borghesia, classe dominante in Messico, trae costantemente guadagno dal discorso della sovranità, ma con il trascorrere del tempo la sua demagogia appare sempre più evidente, e nei momenti in cui il governo nordamericano opta per una pressione maggiore, in Messico viene sistematicamente agitata la tematica dell' «unità nazionale»; la posizione dei comunisti è che i precedenti governi borghesi - a maggior ragione oggi quando è in vigore il Trattato Messico-Stati Uniti-Canada (TMEC) - non hanno avuto il minimo interesse a preservare la sovranità del Paese, ma si richiamano all'unità nazionale per poter ottenere condizioni più favorevoli nei loro negoziati con la controparte nordamericana. Il ruolo del partito comunista consiste nell'articolare in modo indipendente, senza interrompere la lotta di classe, la battaglia contro l'interventismo nordamericano; questo segna una differenza rispetto al passato, quando è stata erroneamente promossa la linea dell'unità nazionale. Per esempio oggi, quando l'amministrazione Trump esercita forti pressioni promuovendo misure protezioniste, e di fronte a questo la «difesa della sovranità» promossa dal governo di Sheinbaum non è che la difesa del TMEC, noi ci rifiutiamo espressamente di lasciarci intrappolare in questa logica. Al contrario, ci opponiamo ai provvedimenti aggressivi degli USA senza cessare di contrastare il governo anti-operaio e antipopolare del Messico. Il partito comunista si oppone inoltre strenuamente agli accordi interstatali imperialisti, come quello in vigore dal 1944 tra Canada, Messico e Stati Uniti, e lotta per l'uscita del Messico dal TMEC.

Nell'ambito della nostra posizione di classe riveste un ruolo essenziale la questione delle donne; sono stati i comunisti i pionieri della lotta per l'emancipazione delle donne, ma oggi in generale prevale un'impostazione errata, dal momento che in vari partiti comunisti dominano riguardo a questo tema le idee del femminismo, che è una corrente borghese e piccolo-borghese. Noi partiti comunisti di classe e internazionalisti riteniamo che senza un orientamento chiaro favorevole all'emancipazione delle donne non sarà possibile realizzare l'unità del proletariato e, di conseguenza, la Rivoluzione Socialista. L'emancipazione delle donne sarà impossibile senza il socialismo, ma a sua volta il socialismo non può essere conquistato senza l'ampia partecipazione delle donne lavoratrici; il PCM si sforza di promuovere un movimento di emancipazione delle donne lavoratrici, e al tempo stesso una maggiore partecipazione delle donne non soltanto tra i militanti del partito, ma anche tra i suoi quadri, e ciò implica che nell'ambito dei nostri organismi siano adottate misure concrete atte a superare gli ostacoli che oggettivamente, nella società capitalista, impediscono la piena partecipazione delle donne alla vita politica.

Una teoria rivoluzionaria per il movimento rivoluzionario

Rivendichiamo la validità del marxismo-leninismo come teoria scientifica che permette di capire e di trasformare il mondo, i cui concetti fondamentali sono contenuti nelle opere di Marx, Engels e Lenin e nei contributi di altri rivoluzionari, ma che tuttavia non può essere concepita schematicamente, ma deve invece arricchirsi continuamente per poter affrontare una realtà che cambia. Come comunisti, abbiamo il compito di far vivere concretamente l'idea di Lenin secondo cui il marxismo non è un dogma, ma una guida per l'azione, e tale compito non può che spettare al partito stesso, che attribuisce un ruolo prioritario al fronte ideologico.

Il bagaglio teorico del movimento comunista è immenso, ma sono numerosi anche i temi contemporanei in relazione ai quali è opportuno arricchire la teoria.

Tra gli elementi teorici essenziali ai quali i partiti comunisti odierni devono prestare attenzione figurano i seguenti:

- L'esperienza storica della costruzione del socialismo; le caratteristiche evidenziate dallo sviluppo del modo di produzione socialista-comunista, quali la socializzazione dei mezzi di produzione, il potere operaio rivoluzionario, la pianificazione centrale e scientifica dell'economia e l'incompatibilità tra relazioni mercantili e relazioni socialiste.

- Lo sviluppo dell'imperialismo come fase suprema del capitalismo e il suo carattere fondamentale di capitalismo dei monopoli, i movimenti che si verificano all'interno del sistema imperialista, sia al vertice sia nei Paesi intermedi, e l'individuazione degli anelli deboli; la formazione di alleanze e blocchi di Paesi capitalisti e i loro antagonismi.

- I mutamenti determinati nella produzione dalla rivoluzione tecnico-scientifica nel contesto della quarta rivoluzione industriale, le modifiche nella struttura di classe e nell'intensificazione dello sfruttamento.

La preparazione teorica e ideologica ci permette di reagire con prontezza di fronte a processi quali il multipolarismo, l'«antifascismo» eccetera.

È superfluo sottolineare che il fronte di lotta contro l'opportunismo è permanente e vitale non soltanto per l'attività del partito, ma per la sua stessa esistenza.

È ovviamente necessario elaborare la teoria per affrontare le questioni pratiche della lotta, il che, ribadiamo, non può essere demandato alla capacità intellettuale di singoli quadri, ma deve essere compito di organismi specifici del partito, come i centri di studio o i centri di indagine.

Il partito comunista, naturalmente, dedica attenzione alla formazione teorica dei suoi militanti, che non può essere conseguita se non tra le file della gioventù comunista e del partito. Le scuole quadri, i circoli di studio, la rivista teorica sono elementi non accessori, ma indispensabili. Dobbiamo aggiungere che l'attività editoriale ha un'enorme importanza - non si può infatti lasciare agli editori borghesi il compito di pubblicare libri necessari all'auto-formazione dei comunisti. È il partito comunista ad avere il dovere di pubblicare i classici del marxismo-leninismo e tutta quella letteratura orientata al rafforzamento della visione del mondo proletaria e della cultura comunista.

Un partito internazionalista

Il partito comunista è per sua natura internazionalista, e questo non si limita alla solidarietà e alle relazioni internazionali. In un mondo in cui la crisi capitalista, la guerra imperialista, lo sfruttamento e la barbarie colpiscono con forza i lavoratori e i popoli, è indispensabile l'intervento dei comunisti - il che contrasta con la crisi ideologica, politica e organizzativa del movimento comunista internazionale, di cui l'assenza di una strategia rivoluzionaria unitaria rappresenta una delle cause essenziali e un fronte sul quale il PCM si sforza di dare il suo contributo.

In ogni momento di svolta della lotta di classe viene messo alla prova l'atteggiamento di ogni partito di fronte all'internazionalismo proletario. Oggi, la guerra imperialista ha fatto sì che alcuni partiti siano passati nel campo del social-patriottismo. Il PCM, insieme ad altri partiti comunisti, si è preparato negli anni precedenti studiando le tendenze dell'imperialismo e l'inasprimento degli antagonismi tra USA e Cina capitalista. Saldamente unito, il PCM non ha esitato a definire imperialista la guerra in Ucraina tra USA, UE, NATO e Russia, e imperialisti entrambi gli schieramenti in lotta. Insieme al KKE, al PCTE e al TKP sono state promosse iniziative contro la guerra imperialista.

La situazione di guerra imperialista che minaccia di divenire generalizzata pone delle sfide all'attività dei partiti comunisti, sia sotto l'aspetto della lotta contro la barbarie, sia sotto quello della ricerca di una via d'uscita rivoluzionaria.

Un tema incandescente che caratterizzerà anche i prossimi anni è quello dei flussi migratori di lavoratori; il partito comunista ha il dovere di organizzare questo settore della classe operaia e di combattere lo sciovinismo e le politiche contro i migranti; rientra nell'attività del partito anche l'organizzazione dei connazionali che emigrano e lavorano in altri Paesi. Per il PCM costituiscono un tema strategico le organizzazioni dei lavoratori messicani che lavorano negli USA, che sono milioni; il partito lotta inoltre contro la politica anti-migranti attuata congiuntamente dai governi statunitense e messicano. Sebbene i migranti non considerino il Messico come un Paese di destinazione, le difficoltà di attraversamento illegale della frontiera con gli Stati Uniti fanno sì che migliaia di loro, in particolare i più poveri, stabiliscano in Messico la loro residenza temporanea o definitiva; stiamo cercando di stabilire legami con i lavoratori haitiani e honduregni e di organizzarli nell'ambito del partito. Se la borghesia tenta di fomentare i lavoratori messicani a prendersela con gli immigrati, il PCM lotta contro questi tentativi, contro il razzismo e per la solidarietà.

Riteniamo che con pazienza e fermezza sarà possibile compiere passi per dare vita ad ambiti di coordinamento tra i partiti comunisti, così come a dibattiti approfonditi per l'elaborazione di una strategia rivoluzionaria comune. E questo è chiaro, perché siamo convinti che superando mille ostacoli e traendo profitto dai suoi sforzi il movimento operaio e comunista farà emergere la continuità della I, della II e della III Internazionale, il che rappresenta una necessità storica.

Il partito, organismo vivo

Organizzato in base al principio del centralismo democratico, con una disciplina unica e con piena unità ideologica, politica e organizzativa, il partito comunista si sviluppa.

La cellula, organismo di base, è fondamentale per l'esistenza e l'attività del partito comunista, poiché è da essa che si costruisce il tessuto del partito come organizzazione di organizzazioni, dai livelli inferiori a quelli superiori. Le cellule, i comitati regionali, il Comitato Centrale, non sono concepiti da noi come istanze formali, bensì come organismi vivi che si riuniscono, discutono e intervengono. Sono numerosi i fattori di dissolvimento che il partito combatte - uno di questi è la cosiddetta virtualità impostasi con forza durante la pandemia, che tuttavia non ha preso piede nel PCM. Soltanto alcune commissioni di lavoro sono state autorizzate a tenere riunioni in forma digitale, mentre le cellule hanno continuato a operare regolarmente prendendo tutte le precauzioni di ordine sanitario. In quell'occasione si è riflettuto sul fatto che se tra il 1929 e il 1934, quando il PCM fu messo fuori legge, mantenne in funzione la propria struttura e continuò a pubblicare regolarmente il periodico El Machete, fatte le debite proporzioni questo è possibile in qualunque circostanza. Non esiste ostacolo che non possa essere superato.

Ma così come è importante che ogni cellula si riunisca nei tempi e nelle forme dovute, lo stesso vale per le riunioni dei comitati intermedi, per le sessioni plenarie del Comitato Centrale e, naturalmente, per i Congressi periodici. L'esperienza storica ci insegna che quando i Congressi dei partiti comunisti sono stati rimandati per lunghi periodi, si sono prodotti gravi problemi che hanno contribuito ad atrofizzare la vita del partito.

Il partito degli affossatori del capitalismo

È pienamente attuale la considerazione secondo cui il trionfo della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre ha inaugurato la transizione storica dal capitalismo al socialismo. Viviamo la vigilia della Rivoluzione Socialista, e sebbene in questo momento i rapporti di forza siano sfavorevoli, lo scontro tra le forze del lavoro e quelle del capitale è inevitabile.

Il partito comunista è il partito della Rivoluzione, il partito contemporaneo della Rivoluzione, in quanto esprime gli interessi della classe rivoluzionaria moderna che è il proletariato, in quanto reca il programma della rivoluzione sociale che rovescia il decadente modo di produzione capitalista per l'avvento del modo di produzione socialista-comunista; è lo Stato Maggiore della classe operaia, la forma e la organizza per la conquista del potere e la tempra attraverso le lotte che la precedono.

Noi marxisti-leninisti sappiamo che lo spontaneismo non porta al raggiungimento dell'obiettivo della conquista del potere da parte della classe operaia, e per questo non esitiamo a dedicare il nostro impegno e tutti i nostri sforzi affinché il partito comunista sia forte, radicato nella classe operaia e determinato a lottare, quali che siano le circostanze.

Note:

*) Sezione ideologia del Comitato Centrale del PCM («El Comunista», Rivista del Partito Comunista del Messico)

1 Un titolo che già in sé smentisce l'argomentazione di molti opportunisti, in particolare della corrente eurocomunista e della cosiddetta Nuova Sinistra, secondo cui la questione del partito non sarebbe che un aspetto giacobino, autoritario e settario del leninismo.

2 Denominazione adottata durante la temporanea liquidazione del Partito Comunista degli USA.

3 La nostra riflessione ha tratto alimento dallo studio scientifico condotto dal Partito Comunista di Grecia, e adottato come Risoluzione del suo XVIII Congresso, che ha avuto già tre edizioni in Messico con il titolo di Tesis sobre el socialismo, che fornisce conclusioni sulla costruzione del socialismo nel Novecento, in particolare nell'URSS.

4 Per la Nuova Rivoluzione, Partito Comunista forte. Materiale di lavoro della Conferenza Nazionale di Organizzazione del PCM tenuta nell'agosto del 2021.


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