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- pensiero resistente - transizione - analisi e prospettive - 11-05-09 - n. 273
Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova
Il Cammino verso lo sviluppo dell’uomo: Capitalismo o Socialismo ?
by Prof. Michael A. Lebowitz
Prima parte
Se noi crediamo nelle persone, se noi crediamo che l’obiettivo della società umana deve essere quello di “assicurare nel suo complesso lo sviluppo dell’uomo”, la nostra scelta è chiara: socialismo o barbarie.
Queste linee conclusive appaiono sul retro-copertina dell’edizione Venezuelana de “The Path to Human Development - Il cammino verso lo sviluppo umano” - un’edizione tascabile molto simile a “Socialism Does Not Drop from the Sky – Il socialismo non cade dal cielo”, ad ampia diffusione (capitolo 50 di Build It Now – Costruiscilo ora).
L’altra edizione, assieme ad un’edizione ampliata di questo ultimo saggio (comprendente il mio “Nuove ali al Socialismo” dalla Monthly Review dell’aprile 2006), è stata pubblicata come “ The Logic of Capital versus the Logic of Human Development – Le logiche del Capitale versus le logiche dello Sviluppo Umano” per le biblioteche comunali in Venezuela.
Entrambe le edizioni, nell’annoverare le sezioni e i paragrafi, si discostano dal format tradizionale di libro (e di Monthly Review). Per tutto questo vi è un motivo.
Sebbene qui l’analisi del capitalismo e la presentazione di una alternativa socialista siano rivolte a lettori individuali (per cui la numerazione non è necessaria), il reale obiettivo di questo lavoro è costituito dai lettori collettivi. In altre parole, “Il Cammino” è stato preparato per essere di ausilio in Venezuela a discussioni politiche ed educazionali (ad esempio, in sedi sindacali, in consigli comunali, in organizzazioni e formazioni socialiste). Numerare le sezioni e i paragrafi facilita questo tipo di discussione.
In breve, questo lavoro non deve assolutamente venire inteso come un prodotto finale da essere consumato da un lettore individuale passivo, piuttosto il suo scopo deve essere quello di un mezzo per incoraggiare un confronto di lotta collettivo contro il capitalismo e per il socialismo.
Come indica la linea che precede questa nota, “noi sappiamo che per lottare dobbiamo essere preparati”.
Ovviamente, non è solo in Venezuela che esiste la necessità di avere una preparazione per sostenere la lotta per una società che consenta il completo sviluppo degli esseri umani.
Come esempio del suo importante lavoro, la politica di Monthly Review di mettere in diffusione online i suoi articoli fornirà alle organizzazioni la possibilità di fare qualsiasi uso de “Il Cammino” che riterranno valido per aiutare la lotta.
Nella mia presentazione dell’opuscolo alla Fiera Venezuelana del Libro dello scorso novembre, ho citato Bertolt Brecht, “potenza del libro: essere un’arma!”, e ho sottolineato che “Il Cammino” è stato scritto per essere un’arma.
Nella lotta contro la barbarie che si estende dovunque, noi abbiamo bisogno di molte armi!
Michael A. Lebowitz
Michael A. Lebowitz è professore emerito di scienze economiche alla Simon Fraser University in Vancouver, Canada, ed è fra l’altro autore del libro “Beyond Capital: Marx's Political Economy of the Working Class – Oltre il capitale: l’economia politica di Marx della classe lavoratrice”.
Noi, cosa desideriamo fortemente?
1. Cosa desideriamo? Noi desideriamo essere tutto ciò che possiamo essere. E desideriamo questo non solo per noi stessi. Noi vogliamo che le nostre famiglie e i nostri cari siano in grado di sviluppare tutte le loro potenzialità – e vogliamo ottenere tutto quello che è necessario per il nostro sviluppo. Ad ognuno, a seconda delle sue necessità per la sua crescita.
Di cosa abbiamo bisogno per il nostro sviluppo?
2. Vi sono due punti che sicuramente dobbiamo sottolineare.
Primo, se ci accingiamo a discutere sulla possibilità dello sviluppo umano, dobbiamo riconoscere che la pre-condizione per questo sviluppo si fonda su una buona alimentazione, su una buona salute, sull’istruzione e sull’opportunità di assumere decisioni per noi stessi. Come può essere possibile sviluppare tutto il nostro potenziale se siamo affamati, in cattiva salute, con una scarsa istruzione, o dominati da altri?
Secondo, visto che non siamo tutti identici, quello di cui necessitiamo per la nostra auto- crescita deve, per forza di cose, essere diverso da ciò che abbisogna agli altri.
Una società che dà enfasi all’opportunità a sviluppare il nostro potenziale
3. L’idea di una società che dovrebbe consentire il completo sviluppo del potenziale umano è sempre stato l’obiettivo dei socialisti.
Nella sua prima stesura del Manifesto Comunista, Friedrich Engels si chiedeva, “Qual’è lo scopo dei Comunisti?”, e si rispondeva, “Quello di organizzare la società in un modo tale che ogni suo membro abbia la possibilità di sviluppare ed usare tutte le sue capacità e le sue energie in libertà completa e senza per questo infrangere le condizioni fondanti questa società.”
Marx riassumeva tutto questo nella versione finale del Manifesto affermando che lo scopo era “un’associazione, nella quale il libero sviluppo di ognuno è la condizione per il libero sviluppo di tutti.”
In breve, il nostro obiettivo non può essere una società in cui alcuni individui sono in grado di sviluppare le loro capacità ed altri no; noi siamo interdipendenti, noi siamo tutti membri della famiglia umana. Il completo sviluppo di tutto il potenziale dell’uomo, questo è il nostro obiettivo!
Da dove scaturisce lo sviluppo dell’uomo?
4. Sicuramente lo sviluppo umano non piove dal cielo. Non deriva come risultato di un regalo dall’alto. Si ottiene tramite l’attività degli individui stessi – attraverso quella che Marx ha definito come pratica rivoluzionaria – “la coincidenza del mutare di circostanze e dell’attività umana o auto-cambiamento.” Noi cambiamo noi stessi attraverso le nostre attività – attraverso le nostre lotte e attraverso ogni cosa che facciamo. Il nostro modo di produrre (nel posto di lavoro, nella comunità, ed in casa), il modo che abbiamo di relazionarci con gli altri durante le nostre attività, il modo di governare noi stessi (o essere governati dagli altri) – tutto questo ci fa le persone che siamo. In breve, noi siamo il prodotto del nostro agire.
Il senso comune della Rivoluzione Bolivariana
5. Ogni Venezuelano dovrebbe riconoscere queste idee – queste idee stanno al centro della Costituzione Bolivariana del Venezuela. Nel suo esplicito riconoscimento (all’Articolo 299) che l’obiettivo di una società umana deve essere quello di “assicurare soprattutto lo sviluppo dell’uomo,” nella dichiarazione dell’Articolo 20 che “ognuno ha il diritto al libero sviluppo della propria personalità,” e nell’essenza dell’Articolo 102 sullo “sviluppo del potenziale creativo di ogni essere umano e il pieno esercizio della propria personalità in una società democratica” – il tema dello sviluppo dell’uomo pervade la Costituzione.
6. Inoltre, la Costituzione si focalizza sulla questione di come l’individuo sviluppa le sue capacità e le sue abilità – vale a dire di come soprattutto avviene lo sviluppo umano.
L’Articolo 62 della Costituzione afferma che la partecipazione popolare “nella formazione, nell’adempimento, e nel controllo della gestione degli affari pubblici è la via necessaria per ottenere il coinvolgimento atto ad assicurare lo sviluppo completo, sia individuale che collettivo.”
La via necessaria – la procedura pratica, essere protagonisti!
7. E la medesima enfasi per una società democratica, partecipatoria, di protagonisti è presente anche nella sfera economica, e così l’Articolo 70 pone in rilievo “l’auto-gestione, la co-gestione, il movimento cooperativistico in tutte le sue forme” e l’obiettivo dell’Articolo 102 sullo“sviluppo del potenziale creativo di ogni essere umano” ribadisce “l’attiva, consapevole e solidale partecipazione.”
La Costituzione del 1999 come foto istantanea dell’equilibrio delle forze presenti a quel momento
8. Comunque, quella Costituzione non era esclusivamente dedicata al solo obiettivo dello sviluppo umano. Veniva considerata anche supporto per le istituzioni capitalistiche previste da precedenti Costituzioni – con le sue garanzie per la proprietà privata dei mezzi di produzione (Articolo 115), con il suo riconoscimento di un ruolo per l’iniziativa privata nel creare crescita ed occupazione (299), e nel richiamare lo stato a promuovere l’iniziativa privata (112).
9. Per di più, quella Costituzione prevedeva una speciale condizione pretesa dalla politica neoliberista del capitale finanziario – l’indipendenza della Banca Centrale, che l’imperialismo esige nella Costituzione di ogni paese, dati i suoi proclami che non devono essere elette le dirigenze deputate a prendere decisioni critiche in economia, ma a decidere devono essere i banchieri e i personaggi da loro influenzati.
Molto semplicemente, la Costituzione Bolivariana del 1999 risultava una foto istantanea del bilanciamento fra le forze a quel momento: conteneva una componente capitalista e una componente orientata al completo sviluppo delle potenzialità dell’uomo.
10. Ma queste componenti sono fra loro compatibili? Come è possibile avere sviluppo umano con il capitalismo? Può il capitalismo costituire una direzione verso lo sviluppo dell’uomo?
La logica del capitale
11. Prendiamo in considerazione il capitalismo. Nel capitalismo, è la logica del capitale a dominare; e questa logica va contro i bisogni degli esseri umani per il loro sviluppo. Nel capitalismo, gli scopi della produzione coincidono con quelli del capitale per realizzare profitti. Per il capitale, gli esseri umani e la natura sono solamente mezzi per realizzare questi scopi.
Capitalisti e lavoratori
12. Consideriamo la natura delle relazioni di produzione capitalista.
Vi sono due aspetti centrali – la parte dei capitalisti e la parte dei lavoratori.
Da un lato vi sono i capitalisti – i possessori della ricchezza, i possessori dei mezzi materiali di produzione. E il loro orientamento è verso la crescita della loro ricchezza. I capitalisti acquistano materie prime allo scopo di guadagnare più denaro, valore addizionale, plusvalore. E questo è il punto, i profitti. Come capitalisti, tutto ciò che ad essi importa è la crescita del loro capitale.
13. D’altro canto, abbiamo i lavoratori – persone che non posseggono i mezzi materiali di produrre le cose di cui abbisognano. Senza questi mezzi di produzione, non possono produrre merci da offrire nel mercato dei cambi. Quindi, come fanno ad ottenere le cose a loro necessarie? Vendendo la sola cosa che hanno a disposizione da vendere, la loro capacità di lavorare. I lavoratori possono vendere le loro abilità a chiunque li scelga, ma in ogni caso non possono scegliere a chi vendere la loro forza di compiere lavoro, se vogliono sopravvivere.
Il capitalismo esige uomini che devono vendere la loro forza produttiva in modo da ottenere il denaro per acquisire le cose che sono loro necessarie.
La vendita della forza-lavoro
14. Ma la separazione dei mezzi di produzione dai produttori non basta perché la forza-lavoro sia indotta a vendersi. Se i lavoratori sono separati dai mezzi di produzione, a loro rimangono due possibilità: (1) i lavoratori vendono la loro forza-lavoro ai proprietari dei mezzi di produzione o (2) i lavoratori prendono a nolo i mezzi di produzione da questi proprietari. Come vedremo più avanti, solo il primo caso crea le condizioni per la produzione capitalista.
15. Chi decide? Chi decide quale sarà delle due possibilità? Sono i capitalisti a decidere, sono i proprietari dei mezzi di produzione! La proprietà dei mezzi di produzione assicura il potere di decisione. Sono i capitalisti a poter decidere come usare dei loro beni per raggiungere i loro scopi. Se decidono di prendere loro stessi possesso della produzione, allora il solo modo per i lavoratori di sopravvivere è di mettere in vendita le loro abilità.
16. Ma, perché il capitalista decide di acquisire forza-lavoro? Il capitalista acquisisce il diritto di disporre della capacità dei lavoratori a svolgere lavoro precisamente perché questo è un mezzo per raggiungere il suo obiettivo, il profitto. Come capitalista, a lui interessa solo la crescita del suo capitale. Dato che il capitalista ha acquisito le abilità dei lavoratori, egli si trova nella posizione di obbligare i lavoratori a produrre profitti.
Il mercato, scambio fra capitale e lavoratori
17. Ora siamo in possesso delle basi fondamentali per capire lo scambio nel mercato fra le due parti, i proprietari di denaro e i proprietari della forza-lavoro. Il lavoratore ha bisogno di denaro e il capitalista necessita di forza-lavoro. Ognuno di loro desidera quello che possiede l’altro; ad entrambi sembra quasi che andranno ad ottenere qualcosa in più da questo scambio.
Questo ha l’apparenza di una libera transazione. Molti guardano alle transazioni che avvengono nel mercato e dichiarano, “noi vediamo solo libertà”. Dopo tutto, nessuno costringe ad impegnarsi in questo particolare scambio; invece tutti possono liberamente scegliere di morire di fame!
18. Cosa rende questa transazione mercantile diversa dalla vendita di qualsiasi merce? Vero, il lavoratore non ha alternativa se non quella di vendere quello che ha, e questo è particolarmente vero per il contadino o l’artigiano. Quello che risulta differente è ciò che avviene in seguito; qualcosa di veramente interessante capita ad ognuna delle due parti in questa transazione.
Marx commentava, “Quello che in precedenza possedeva il denaro, ora si incammina a grandi passi sempre più avanti come capitalista; chi possiede la forza-lavoro lo segue come suo lavoratore.” E costoro, dove stanno dirigendosi? Si stanno dirigendo nel luogo dove si lavora; stanno entrando nel posto dove ora il capitalista ha l’opportunità di esercitare quel diritto di proprietà che ha acquisito.
La logica del capitale nella sfera “produzione-lavoratori” sotto controllo del capitale
19. Due caratteristiche centrali sopravvengono tipicamente nel processo di produzione che avviene secondo le relazioni capitaliste.
Prima, il lavoratore opera sotto la direzione, la supervisione, e il controllo del capitalista. Gli obiettivi del capitalista ( come la ricerca del profitto) determinano la natura e lo scopo della produzione. Direttive ed ordini nel processo di produzione arrivano ai lavoratori dall’alto. In questo caso non avviene alcun mercanteggiamento. Esiste una relazione verticistica fra chi ha il potere e chi non ce l’ha. Questo è un sistema di comando, il dispotismo del capitalista nei luoghi di lavoro. 20. E perché il capitalista ha tutto questo potere sui lavoratori? Perché egli ha acquisito il diritto di disporre della loro capacità a compiere lavoro. Questo era il diritto di proprietà che il capitalista ha acquisito. Era il diritto di proprietà che il lavoratore ha venduto e aveva da vendere, dato che questa era l’unica opzione a sua disposizione, se voleva sopravvivere.
I lavoratori senza diritti di proprietà.
21. La seconda caratteristica della produzione capitalistica è che i lavoratori non hanno diritti di proprietà nel prodotto risultante dalla loro attività. Loro non hanno diritto. Loro hanno venduto al capitalista la sola cosa che poteva dare loro un diritto, la capacità di produrre lavoro. Non sono come i produttori in una cooperativa che beneficiano delle loro fatiche, poiché possiedono diritti di proprietà sui prodotti da loro ottenuti. Quando gli operai lavorano più duramente o in modo più produttivo nell’impresa capitalista, accrescono il valore della proprietà del capitalista. Differentemente da una cooperativa, (che non sia caratterizzata da relazioni capitaliste di produzione), nell’impresa capitalista tutti i frutti dell’attività produttiva dei lavoratori appartengono al capitalista. Questo è il motivo per cui la vendita di forza-lavoro è tanto cruciale nel caratterizzare in modo distintivo il capitalismo.
Lo sfruttamento dei lavoratori salariati
22. Allora, cosa avviene nella sfera della produzione capitalista? Logicamente tutto deriva dalla natura delle relazioni capitaliste di produzione. Dato che l’obiettivo del capitalista è il plusvalore, egli acquisisce forza-lavoro solo per ampliare le dimensioni di ciò che produrrà questo plusvalore. Dopo tutto, non fa opere di carità!
23. Allo scopo di comprendere la generazione del plusvalore, bisogna pensare a ciò che i lavoratori normalmente acquistano – in altre parole, a ciò che necessitano per mantenere se stessi in condizioni di vita su standard medi accettabili, e quindi ottenere salari reali opportuni.
Sulla base di un generale livello di produttività nella società, è possibile calcolare l’ammontare delle ore di lavoro giornaliero richieste per produrre questo salario reale. Per esempio, ad un certo punto, il salario giornaliero può realizzarsi con 6 ore medie lavorative – 6 ore di “necessario lavoro”; questo significa che in media sono necessarie 6 ore di lavoro per produrre l’equivalente di quel salario.
24. Naturalmente, il capitalista non ha interesse per una situazione in cui i lavoratori lavorano quel tanto che basta per ottenere il gettito equivalente. Quello che il capitalista pretende è che i lavoratori svolgano un surplus di lavoro – vale a dire, quel lavoro svolto dai lavoratori (la giornata lavorativa capitalista) che eccede il livello del lavoro necessario.
La condizione necessaria per la generazione di plusvalore è l’esecuzione di un surplus di lavoro – quindi, più lavoro rispetto al lavoro per cui il capitalista ripaga come salari.
Il capitalista, attraverso la combinazione del suo controllo sulla produzione e del suo possesso del prodotto del lavoro, agirà per assicurarsi che i lavoratori aggiungano più valore alla produzione rispetto a quello per cui il capitalista paga il salario. La differenza fra il lavoro complessivo eseguito dai lavoratori e il lavoro equivalente al loro salario (in altri termini, la differenza corrispondente al loro lavoro non pagato) costituisce lo sfruttamento.
Le leggi dell’azione capitalista
25. Perciò, potete esserne certi, che il capitalista farà tutto il possibile per aumentare il rapporto fra il surplus di lavoro e il lavoro necessario, il rapporto di sfruttamento (o, nella sua forma monetarista, il rapporto di plusvalore).
26. Se la giornata di lavoro corrisponde al livello di lavoro necessario (nel nostro esempio, la giornata di lavoro di 6 ore), non si verifica alcun surplus di lavoro. Quindi, cosa può fare il capitalista in modo da raggiungere il suo obiettivo di plusvalore (profitti)?
Una opzione è quella di ridurre quello che paga al lavoratore. Portando al ribasso il salario reale (ad esempio, riducendolo di un terzo), anche le ore di lavoro necessario a produrre quel salario diminuiranno. Invece di sei ore di lavoro necessario, ora ne saranno richieste solo quattro. Il risultato è che due ore della giornata lavorativa di sei ore ora andranno a costituire il surplus di lavoro in favore del capitalista – la base della produzione del plusvalore.
27. Un’altra opzione per il capitalista è quella di utilizzare il suo controllo sulla produzione in modo da accrescere il lavoro eseguito dal lavoratore. Estendere la giornata di lavoro, protrarla quanto più è possibile. Una giornata di lavoro di dieci ore? Bellissimo, questo significherebbe ora quattro ore di lavoro necessario in più e sei ore di surplus di lavoro. Una giornata di lavoro di dodici ore? Ancora meglio! Il lavoratore eseguirà più lavoro per il capitalista ben oltre il salario, e il capitale crescerà.
Un’altra maniera per estorcere più lavoro al lavoratore è di intensificare la giornata di lavoro – fare in modo che i lavoratori operino in modo più indefesso e a ritmi sempre più elevati, assicurarsi che non vi siano azioni operative di dispersione e tempi morti. Ogni momento di pausa per i lavoratori è tempo di non lavoro per il capitale.
28. Questa è l’intrinseca logica del capitale. La tendenza inerente al capitale di accrescere lo sfruttamento dei lavoratori. In un caso; si sta abbattendo il salario reale; nell’altro, la giornata di lavoro viene allungata. In entrambi i casi, il surplus di lavoro e il rapporto di sfruttamento sono in completa ascesa.
Marx commentava che “il capitalista ha la costante tendenza a ridurre i salari al loro limite concreto minimo e ad estendere la giornata di lavoro al suo limite massimo fisicamente possibile.” Comunque, egli continuava affermando “che nel contempo il lavoratore incalza nella direzione opposta.”
Lotta di classe
29. In altre parole, all’interno della struttura delle relazioni capitaliste, mentre il capitale spinge per accrescere la giornata lavorativa sia in lunghezza che in intensità e per trascinare al basso i salari, i lavoratori lottano per ridurre la giornata lavorativa e per aumenti salariali.
Così come il capitale lotta per la sua parte, esiste anche da parte dei lavoratori la lotta di classe. Perché? Prendiamo ad esempio la battaglia sulla giornata lavorativa. Perché i lavoratori vogliono avere sempre più tempo per se stessi? Marx sottolineava come “ il tempo dà la possibilità dell’umano sviluppo. Un uomo che non possiede tempo di vita libero a disposizione, a prescindere dalle mere interruzioni fisiche per dormire, mangiare, ed altro, viene totalmente assorbito dal lavoro in favore del capitalista, e si degrada allo stadio di bestia da soma.”
30. E rispetto alla lotta per salari più alti? Naturalmente, i lavoratori hanno esigenze fisiche per sopravvivere. Ma hanno bisogno molto di più di tutto questo. A suo tempo Marx faceva osservare che “i bisogni sociali del lavoratore includono la partecipazione del lavoratore ad appagamenti più elevati, anche di ordine culturale, ai fermenti per la difesa dei suoi interessi, alla sottoscrizione di giornali, all’intervento a conferenze, all’educazione dei suoi figli, allo sviluppo delle sue inclinazioni, ecc.” Tutto questo si riferisce a ciò che egli definiva come “la necessità propria del lavoratore allo sviluppo”.
31. Ma il bisogno dei lavoratori di più tempo ed energie per se stessi, e per essere in grado di soddisfare le necessità indotte dal vivere in una società, non interessa il capitale come compratore di forza-lavoro e come dominante all’interno della produzione.
Il perché risulta ovvio – una giornata di lavoro più corta e salari più alti significano meno surplus di lavoro, meno plusvalore, e profitti più bassi.
Lavoro necessario nell’ambito della famiglia
32. Abbiamo argomentato come il capitale esiga il lavoro necessario più basso possibile. Però, esiste un tipo di lavoro necessario di cui il capitale vedrebbe con favore l’espansione – un tipo di lavoro necessario non pagato.
Fin qui, abbiamo solo discusso del lavoro necessario per le cose che i lavoratori devono comprare. Marx non ignora il fatto, tuttavia, che la gente ha bisogno di trasformare le cose che compra allo scopo di consumarle; egli discute sulle attività “assolutamente necessarie per consumare le cose”, come cucinare il cibo acquistato. Infatti, Marx mette in rilievo che più grande è “il dispendio di lavoro in casa”, meno bisogno di denaro si ha per acquistare cose fuori di casa.
33. Ma questo lavoro esercitato all’interno delle mura domestiche risulta invisibile. Perché? Perché il capitale non deve pagare nulla per questo. Noi sappiamo, per giunta, che la maggior parte del lavoro domestico è fatto dalle donne; e questo lavoro generalmente non viene riconosciuto o valutato. Eppure, senza questo lavoro domestico (che l’Articolo 88 della Costituzione Bolivariana riconosce come “attività economica che crea valore aggiunto e produce benessere sociale e ricchezza”), i lavoratori non sarebbero a disposizione del capitale nel mercato del lavoro.
34. Mentre il capitale non paga per questo lavoro invisibile, ne beneficia.
Più è il lavoro che viene fatto gratuitamente nell’ambito domestico, meno è il salario che bisogna pagare. Più è il tempo libero che gli uomini hanno a disposizione come risultato del lavoro domestico delle donne, maggiormente il capitale può intensificare la giornata di lavoro capitalista. Come acquirente di forza-lavoro, il capitale si trova in una posizione che gli permette di guadagnare dal lavoro domestico non pagato alle donne.
E più intenso e duraturo risulta il lavoro domestico, più il capitale può guadagnare. E il capitale opera anche per altra via: più il capitale spinge al basso i salari ed intensifica la giornata lavorativa per i lavoratori salariati sia maschi che femmine, più grande risulta il carico posto sulla famiglia per mantenere efficienti i lavoratori.
35. Come è possibile negare che la logica del capitale va in direzione contraria allo sviluppo delle donne?
La logica del capitale contro la logica dello sviluppo umano
36. Si possono fare molti esempi di come la logica del capitale e la logica dello sviluppo umano vadano in opposizione. Ad esempio, pensiamo alla natura e all’ambiente. Gli esseri umani abbisognano di un ambiente salubre e necessitano di vivere con la natura alle condizioni della conservazione della vita. Per il capitale, invece, la natura – come d’altronde gli esseri umani – sono un mezzo per fare profitti.
Marx evidenziava come il trattare con cura e razionalità la terra e la natura (secondo il punto prospettico dell’essere umano) sia incompatibile con “l’intero spirito della produzione capitalista, che è orientata invece verso il più immediato profitto di denaro”. Quindi, il capitalismo si sviluppa mentre “simultaneamente mina le fonti originali di ogni benessere – la terra e i lavoratori.”
37. Infatti, la logica del capitale è nemica della logica dello sviluppo dell’uomo. “Il bisogno stesso del lavoratore di crescere” va in direzione opposta agli obiettivi del capitalismo.
Ma, se il capitale e i lavoratori nel sistema capitalistico sono spinti verso direzioni opposte, quali sono le conseguenze determinate?
Unità e divisioni fra i lavoratori – è l’unità la strategia dei lavoratori
38. La risposta è la lotta: cosa avviene dei salari e delle ore lavorative dipende dai rapporti di forza relativa che intercorrono fra le due parti. Perchè i lavoratori, in un regime di capitalismo, possano guadagnare in termini di giornata lavorativa, di salario, di possibilità di soddisfare i loro bisogni, hanno necessità di unirsi contro il capitale; di superare le loro divisioni e contrapposizioni corporativistiche. Quando i lavoratori sono divisi, si presentano deboli. Quando i lavoratori entrano in competizione fra loro e non lottano più contro il capitale, il risultato è che i salari si abbassano a livelli minimi, mentre la giornata di lavoro si estende al massimo possibile. Questo era, ed è, la questione cruciale per i sindacati – di porre termine alle divisioni e di rafforzare le posizioni dei lavoratori nella loro lotta all’interno del capitalismo.
La strategia del capitale — dividere i lavoratori
39. Il capitale, come risponde? Nel mettere in atto qualsiasi mezzo che possa aumentare il grado di separazione fra i lavoratori. I capitalisti possono indurre le persone a competere per il lavoro e a lavorare per salari più bassi – parliamo di migranti o di povera gente da paesi stranieri.
I capitalisti possono usare lo stato per mettere fuori legge o distruggere i sindacati, o cessare le loro attività operative e trasferirle in altre parti del mondo dove la gente è povera e i sindacati sono messi al bando. Dal punto di vista del capitalista, tutto questo ha una sua logica.
È logico per il capitalista mettere in atto qualsiasi cosa possibile per contrapporre i lavoratori gli uni contro gli altri, non ultima la promozione del razzismo e del sessismo.
Marx ha descritto l’ostilità intercorsa nel diciannovesimo secolo fra lavoratori Inglesi e Irlandesi in Inghilterra come fonte della loro debolezza: “Questo è il segreto per cui la classe capitalista conserva il suo potere. E questa classe ne è completamente consapevole.”
40. Allora, mentre è logico per i lavoratori desiderare un po’ di sicurezza nelle loro esistenze, essere in grado di pianificare il loro futuro e di formarsi una famiglia senza trovarsi sempre in una condizione di costante incertezza, la logica del capitalista punta in direzione opposta. Infatti, più precaria è l’esistenza di un lavoratore, maggiore è la sua dipendenza dal capitale.
Il capitalista preferisce il lavoratore sempre preoccupato che il capitale lo abbandonerà, lasciandolo senza impiego e con un futuro incerto. Il capitalista, quanto più è possibile, preferisce un lavoratore occasionale, part-time, precario, uno privo di garanzie, uno che accetterà salari più bassi e lavoro a maggior sfruttamento.
41. La lotta fra capitalisti e lavoratori, quindi, si risolve tutta attorno alla lotta concernente il grado di divisione fra lavoratori.
Aumento della produttività
42. Precisamente perché il lavoratori si oppongono a che i salari vengano trascinati al minimo assoluto e la giornata di lavoro al massimo di estensione, i capitalisti guardano ad altre modalità per far aumentare il capitale, e quindi introducono apparati che possano far aumentare la produttività. Se la produttività aumenta, allora sarebbe necessario ai lavoratori un numero inferiore di ore di lavoro per ottenere il medesimo salario reale. Aumentando la produttività rispetto al salario reale, i capitalisti abbassano il lavoro necessario ed incrementano il rapporto di sfruttamento.
43. Nella lotta tra il capitale e il lavoro, dunque, i capitalisti sono portati a rivoluzionare il processo di produzione. Questa potrebbe essere una buona notizia per tutti: incorporando scienza e prodotti dell’intelligenza sociale nella produzione, questo renderebbe possibile aumenti significativi di produttività. Ne deriva, quindi, l’ovvia potenzialità di eliminare la povertà nel mondo e la sostanziale possibilità della riduzione della giornata lavorativa (cosa che può fornire tempo per lo sviluppo umano).
Però, ricordiamolo, questi non sono gli obiettivi del capitalista. Non è per questo che il capitale introduce queste variazioni nel modo di produrre. Piuttosto della riduzione della giornata di lavoro, quello che il capitale esige è la riduzione del lavoro necessario; esige di massimizzare il surplus di lavoro e del rapporto di sfruttamento.
44. Ma, cosa impedisce ai lavoratori dall’essere i beneficiari della produttività accresciuta – visto l’aumento dei salari reali in proporzione della caduta dei costi di produzione dei beni che si acquistano? Come il capitale assicura a se stesso i benefici e non ai lavoratori?
L’esercito di riserva del lavoro
45. Se gli aumenti di produttività cadessero dal cielo, la caduta dei costi di produzione delle merci potrebbe consentire ai lavoratori di acquistare di più con i loro attuali salari monetari; in questo caso, sarebbero i lavoratori ad essere i principali beneficiari dei guadagni di produttività. Ma, dato che gli aumenti di produttività non cadono dall’alto e le dimensioni accresciute di produttività sono il risultato di variazioni introdotte dal capitale, l’effetto è l’incremento del grado di separazione fra i lavoratori e il conseguente loro indebolimento.
Ad esempio, ogni lavoratore licenziato a causa dell’introduzione di nuovi mezzi di produzione va ad aggiungersi all’esercito di riserva del lavoro; il lavoratore disoccupato entra in competizione con il lavoratore occupato. Non solo l’esistenza di questo esercito di riserva di lavoratori disoccupati permette al capitale di esercitare i suoi metodi coercitivi all’interno dei posti di lavoro, ma anche mantiene i salari all’interno dei limiti compatibili con una produzione capitalistica lucrosa.
I lavoratori licenziati, possono sì trovare un impiego, ma ad un salario decisamente più basso.
46. Vale la stessa cosa quando il capitale muove verso altri paesi o regioni, per evitare lavoratori che sono organizzati – questo espande l’esercito di riserva e assicura che anche quei lavoratori che si organizzano e lottano non riescano ad ottenere aumenti immediati dei salari reali tanto rapidamente quanto sono gli aumenti di produttività.
Marx riteneva che il rapporto di sfruttamento ha la tendenza ad aumentare. Perfino con la crescita dei salari reali, “l’abisso tra le condizioni di vita del lavoratore e quelle del capitalista tende al suo allargarsi”.
Lo sfruttamento non è il problema più importante
47. Insomma, è un grande errore ritenere che il problema più importante con il capitalismo sia l’ingiusta distribuzione del reddito – cioè, che la ragione fondamentale per cui il capitalismo è un sistema nocivo stia nel fatto che i lavoratori ricevono meno reddito di quello che loro producono.
Se questo fosse il solo problema, la risposta ovvia consisterebbe nel favorire il cambiamento della distribuzione del reddito in favore dei lavoratori, per esempio, rafforzando i sindacati, imponendo regole al capitale mediante la legislazione statuale, ricercando politiche di piena occupazione (che riducono l’effetto dell’esercito di riserva) – tutte quelle misure di riforma che dovrebbe spostare il piatto della bilancia di potere in favore dei lavoratori.
48. Ma solo per il momento. Poiché è essenziale capire che il capitale non dorme mai.
Il capitale non cessa mai di tentare di indebolire quelle conquiste che i lavoratori hanno realizzato mediante, o attraverso le loro azioni economiche dirette, o attraverso l’attività politica.
Il capitale non cessa mai di tentare di dividere i lavoratori, di scatenarli gli uni contro gli altri, di rendere il lavoro più pesante, di trascinare i salari verso il basso.
Anche quando i lavoratori hanno avuto la forza di realizzare conquiste (come nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale), il capitale ha considerato queste conquiste come barriere temporanee da oltrepassare. Esso usa il suo potere sostanziale di decidere come investire e dove investire in modo da riguadagnare l’offensiva, (come ha fatto nella cosiddetta “Età dell’Oro”). Questo intrinseco potere capitalista ha posto dei limiti allo “stato sociale” e ai modelli “sostitutivi delle importazioni” che erano stati introdotti in molti paesi come basi per il loro sviluppo economico.
49. Il problema non è quello per cui le conquiste nel ridurre le ineguaglianze e lo sfruttamento siano solo temporanee. Che i salari dei lavoratori siano alti o bassi, non è questo il problema – che siano alte o basse, restano sempre razioni da schiavi, alte o basse!
Invece, noi dobbiamo prestare attenzione ai processi stessi della produzione capitalista – dobbiamo analizzare la natura dei lavoratori che il capitalismo produce.
Come la produzione capitalista snatura i lavoratori
50. Pensiamo alla situazione dei lavoratori nel sistema capitalista. Come abbiamo già visto, gli obiettivi e l’influenza del capitale regolano i processi di produzione. Per di più, i lavoratori producono prodotti che sono di proprietà del capitale. Ma, i lavoratori non riconoscono questi prodotti come il risultato dell’attività della gente che lavora. Al contrario, mezzi di produzione, tecnologia, tutte “le forze produttive in generale dell’intelligenza sociale”, ai lavoratori sembrano appartenere al capitale o come contributi del capitalista.
Inoltre, questi effetti vengono rivoltati contro i lavoratori e li dominano – i lavoratori diventano la potenza del capitale.
Cosa è avvenuto? Semplice, spiegava Marx, dato che il lavoratore ha venduto la sua potenza creativa al capitalista, quella potenza ora “conferma se stessa come potenza del capitale, come un potere alienante nei confronti del lavoratore.”
51. Il mondo della ricchezza, quel mondo creato dall’attività dell’uomo, si contrappone al lavoratore “come un mondo alienante che lo domina.” Nel sistema capitalista, per i lavoratori la produzione costituisce un processo di “completo svuotamento”, di “totale alienazione”, il “sacrificio del fine dell’uomo per se stesso in favore di scopi del tutto estranei all’uomo.”
E qual è il risultato di questo “svuotamento”, di questo impoverimento dovuto al processo di produzione? Noi cerchiamo di riempire il vuoto delle nostre vite con cose – noi siamo indotti a consumare (consumismo). E quindi, come possiamo appagare questo effettivo bisogno alienante creato dal capitalismo, senza possedere del denaro?
Altri modi attraverso cui la produzione capitalista snatura gli individui
52. Ma ciò che induce a “consumare, consumare!” è solo uno dei modi usati dal capitalismo per snaturare gli individui.
Nel Capitale, Marx ha descritto la mutilazione, l’impoverimento, e l’“invalidazione del corpo e della mente” del lavoratore, “legato mani e piedi per la vita ad un’unica operazione specializzata”, come avviene nella divisione del lavoro caratteristica del processo capitalistico di produzione industriale. Lo sviluppo dei mezzi di produzione sotto il regime capitalista rende liberi i lavoratori? No, sottolinea Marx, questo completa la “separazione delle facoltà intellettuali del processo di produzione dal lavoro manuale.” “In questa situazione, mente e braccio diventano separate ed ostili,” “ogni atomo di libertà, sia nelle attività fisiche che in quelle intellettuali,” è perduto.
53. Ma, perché questo avviene? Ricordiamo che la tecnologia e le tecniche di produzione che il capitale introduce sono orientate verso un unico obiettivo – il profitto.
Da quando i lavoratori hanno assunto i loro obiettivi e lottano per essi, la logica del capitale punta a selezionare tecniche che divideranno i lavoratori gli uni dagli altri e che consentiranno di controllarli e di monitorare le loro prestazioni più facilmente. Le forze produttive specialistiche introdotte dal capitale non sono neutre – non rafforzano le posizioni dei lavoratori e non permettono loro di sviluppare tutte le loro potenzialità (mentali e manuali). Al contrario “tutti i mezzi per lo sviluppo della produzione,” come mette in rilievo Marx riguardo al capitalismo, “distorcono il lavoratore in un frammento di uomo, lo degradano” ed “alienano da lui le potenzialità intellettuali del processo lavorativo.”
Perché produrre in regime capitalista non è un divertimento
54. In altri termini, non è un caso che la maggioranza di noi pensa al posto di lavoro come un posto di sofferenza ed infelicità – il processo di produzione capitalista ci danneggia come esseri umani. Ma, perché i lavoratori non riescono ad opporsi facilmente contro questo? Perché non possono mutare il processo di produzione capitalista in una situazione compatibile con lo sviluppo dell’uomo?
55. Teniamo presente una volta ancora la logica del capitale: se lo sviluppo umano produce profitti per il capitale, allora il capitalista andrebbe sicuramente ad introdurre variazioni per potenziarlo. Ma al capitale non interessa se le scelte tecnologiche consentano ai produttori di trovare qualche piacere, o di aumentare la loro soddisfazione nel lavoro. Nemmeno gli interessa cosa succede alla gente che viene licenziata quando sono introdotti nuove tecnologie e macchinari.
Se vengono distrutte le vostre capacità professionali, se scompare il vostro posto di lavoro, pazienza! Il capitale guadagna, voi perdete.
Il commento di Marx era che “all’interno del sistema capitalista tutti i metodi per innalzare la produttività sociale del lavoro sono messi in atto a spese del singolo lavoratore.”
La logica del capitale è nemica dello sviluppo globale umano.
56. Allora, se i lavoratori ottengono miglioramenti per mezzo delle loro lotte, il capitale trova il modo di rispondere. E i capitalisti sono in possesso delle armi che servono. Mediante la loro proprietà dei mezzi di produzione, il loro controllo della produzione, e il loro potere di decidere la natura e la direzione degli investimenti, i capitalisti in definitiva possono fare quello che a loro serve per accrescere il grado di sfruttamento dei lavoratori ed espandere la formazione di plusvalore.Quando deve far fronte all’opposizione dei lavoratori, il capitale salta gli ostacoli che gli si frappongono nella sfera della produzione. Il capitale domina nella sfera della produzione.
La logica della circolazione capitalista
57. Quindi, potrebbero essere prodotte merci che rendano decisamente molto plusvalore. Ora, qui esiste una contraddizione insita nel capitalismo: i capitalisti non vogliono queste merci contenenti plusvalore. Il loro obiettivo è di non consumare queste merci. Quello che desiderano è di vendere queste merci e di rendere reale il plusvalore latente in esse. Loro, desiderano il denaro!