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- pensiero resistente - transizione - analisi e prospettive - 11-05-09 - n. 273
Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova
Il Cammino verso lo sviluppo dell’uomo: Capitalismo o Socialismo ?
by Prof. Michael A. Lebowitz
Seconda parte
Il bisogno dei capitalisti di espandere i mercati
58. Però, il problema è che il mercato non è un pozzo senza fondo. Nella sfera della circolazione, i capitalisti devono affrontare un ostacolo alla loro crescita – l’espansione del mercato. Allora, nella stessa maniera in cui la logica del capitale induce i capitalisti ad incrementare il plusvalore all’interno della sfera di produzione, questo li costringe ad ingrandire le dimensioni del mercato in modo da realizzare quel plusvalore. Se non si riesce ad ottenere un effettivo plusvalore dalla vendita di merci contenenti plusvalore, perché produrre queste merci? Una volta che si capisce la natura del capitalismo, è possibile rendersi conto del perché il capitale è necessariamente indotto ad espandere la sfera di circolazione.
La globalizzazione dei bisogni
59. Quali che siano le dimensioni del mercato, i capitalisti sono sempre alla ricerca della sua espansione.Dovendo fare fronte ai limiti nell’attuale sfera di circolazione, il capitale cerca di allargare questa sfera. Come? Un modo è quello spaziale – estendendo i bisogni esistenti in un più ampio cerchio. Marx commentava: “La tendenza a creare un mercato mondiale è insita direttamente nel concetto stesso di capitale. Ogni limitazione appare come una barriera che deve essere superata.” Quindi, il capitale si sforza di “abbattere ogni ostacolo spaziale” allo scambio e di “conquistare l’intero pianeta al suo mercato”.
60. In questo processo, i mezzi di comunicazione di massa giocano un ruolo centrale.
Le caratteristiche specifiche delle culture e delle storie nazionali non significano nulla per il capitale – mediante i mass media, la logica del capitale tende a conquistare il mondo attraverso l’omogeneizzazione in ogni dove dei modelli e dei bisogni. Dappertutto i medesimi comunicati commerciali, le medesime merci, la stessa cultura – culture e storie originali costituiscono ostacoli al capitale nella sfera della circolazione.
Indurre nuovi bisogni al consumo
61. Esiste un’altra modalità attraverso cui il capitale espande il mercato – attraverso “la produzione di nuovi bisogni.”
Su questo, Marx puntualizzava come il capitalista mette in atto tutto ciò che può per convincere la gente a consumare di più, “per dare ai suoi prodotti nuove attrattive, per infondere nella gente nuovi bisogni attraverso continue ciance, ecc.”
Questa non è una novità – Marx scriveva ciò nel bel mezzo del diciannovesimo secolo, quando la produzione capitalista era ancora relativamente sottosviluppata. Nel ventesimo secolo lo sviluppo del modo di produzione specificatamente capitalistico rendeva essenziale lo sforzo di realizzare più alte vendite; comunque, non era solo la maggior produttività a creare il problema – il successo del capitale nell’innalzare il rapporto di sfruttamento fa della realizzazione di plusvalore il problema centrale del capitalismo.
62. Così, l’abilità del capitale di trasferirsi verso paesi a bassi salari per produrre merci che vengono poi esportate verso il mondo a maggior sviluppo accresce significativamente il differenziale tra la produttività e i salari reali – cioè aumenta il tasso di sfruttamento nel mondo. E questo significa che lo sforzo di più alte vendite per movimentare merci nell’ambito della sfera di circolazione deve intensificarsi. Non esiste dimostrazione più evidente delle vittorie del capitale nella sfera di produzione di ciò che viene preparato per il consumo in modo da creare nuove necessità allo scopo di vendere.
63. Prendiamo in esame i compensi offerti agli atleti professionisti. Perché i loro emolumenti sono così astronomici? Perché questo è legato a forme pubblicitarie – essenziali per realizzare plusvalore. (Più gente guarda sport alla TV, più alte sono le percentuali che i capitalisti dei mass media possono far pagare ai capitalisti che sono costretti a utilizzare la pubblicità.) A questo riguardo, risulta più che giusto definire indecente il contrasto tra i bassi salari delle donne che producono, ad esempio, le scarpe Nike e gli alti diritti di immagine pubblicitaria che la Nike paga agli atleti; esiste, dunque, un legame organico come risultato dell’alto grado di sfruttamento.
Sfruttamento nella sfera di circolazione
64. Comunque, lo sfruttamento non avviene solamente nell’ambito della produzione. Per trasformare merci contenenti plusvalore in moneta, i capitalisti non devono solo stimolare i bisogni, hanno bisogno anche di gente che lavori per vendere queste merci. E, naturalmente, vogliono spendere il meno possibile nei costi di circolazione delle loro merci; quindi, la logica del capitale impone che questi lavoratori impiegati nella vendita di queste merci devono essere sfruttati quanto più possibile. Più grande è lo sfruttamento di questi lavoratori (in altri termini, più alto è il differenziale fra le ore che costoro lavorano e le ore di lavoro comprese nel loro salario), più bassi sono per il capitale i costi di vendita e più alto risulta il profitto dalle vendite.
65. Il modo migliore di sfruttare i lavoratori nella sfera della circolazione è quello di utilizzare lavoratori occasionali, part-time, e precari. Questi rappresentano lavoratori che sono facilmente separabili e divisi; questi trovano difficoltà ad associarsi contro il capitale, anzi entrano in competizione gli uni contro gli altri. Questa competizione diventa assolutamente intensa in presenza di alti gradi di disoccupazione, e allora il capitale non solo può spingere al basso i salari in questo settore dei lavoratori addetti alle vendite – può anche addossare il rischio della vendita ai lavoratori.
Lavoratori irregolari
66. In altre parole, un largo esercito di riserva di disoccupati consente al capitale di utilizzare anche “il settore informale” per completare il circuito del capitale. Questi lavoratori fanno parte del circuito della produzione capitalista e della circolazione (dato che, per la maggior parte, le merci vendute dai “buhoneros”, venditori ambulanti, sono prodotte nell’ambito di relazioni capitaliste); però questi venditori non godono dei benefici e della relativa sicurezza dei lavoratori formalmente impiegati dal capitale.
Costoro vengono fatti apparire come operatori indipendenti ( e anche loro pensano di se stessi in questo modo – una grande vittoria per il capitale!), invece dipendono del tutto dal capitalista, e il capitalista fa assegnamento su costoro per vendere quelle merci che contengono plusvalore. Ovunque, come lavoratori non organizzati, costoro si contrappongono gli uni agli altri (ed anche contro quei lavoratori nella sfera “formale” della circolazione). Chi guadagna da tutto questo? Come sempre, è il capitale a beneficiare dei risultati delle contrapposizioni fra i lavoratori.
Come il capitalismo deve far fronte alle crisi
67. Il capitale, noi lo vediamo, è costantemente alla ricerca di espandere i mercati in modo da realizzare plusvalore. Ma non sempre gli succede. Il capitale tende ad espandere la produzione di plusvalore oltre la sua capacità di realizzare questo plusvalore. Perché?
Questo è dovuto ai suoi successi nella sfera della produzione - in particolare, ai successi nell’innalzare i tassi di sfruttamento. Quello che il capitale ottiene nella sfera della produzione ritorna come ossessione nella sfera della circolazione: mediante lo sforzo “di ridurre al minimo la relazione fra il lavoro necessario e il surplus di lavoro” (cioè aumentando il tasso di sfruttamento), il capitale nello stesso tempo crea “ostacoli alla sfera dello scambio, cioè alle possibilità di realizzazione – la realizzazione del valore presupposto nel processo produttivo.”
Marx commentava che la sovrapproduzione nasce precisamente per il fatto che i consumi da parte dei lavoratori “non crescono parallelamente alla produttività del lavoro.”
68. Perciò, la sovrapproduzione risulta “la contraddizione fondamentale del capitale sviluppato.” Marx sottolineava come la produzione capitalista avviene “senza alcuna considerazione per gli effettivi limiti del mercato o per i limiti che si accompagnano alla possibilità di pagare”; come risultato, vi è una “tensione costante fra le dimensioni limitate dei consumi su base capitalista e una produzione che è continuamente alla ricerca di superare questi ostacoli immanenti.”
Crisi e la sfera della produzione
69. Il primo segnale di uno squilibrio tra la capacità di produrre plusvalore e la capacità di realizzarlo viene dalla intensificazione della competizione fra capitalisti. Ciò dimostra che è stato accumulato, e quindi investito, troppo capitale rispetto ai limiti del mercato.
In ultima fase, l’effetto di questo squilibrio è la crisi – “quindi soluzioni transitorie, violente, per risolvere le contraddizioni esistenti, eruzioni impetuose per ristabilire l’equilibrio, al momento sconvolto.” Le merci non si vendono, e, naturalmente, se le merci non possono essere vendute, allora secondo il sistema capitalistico non verranno prodotte, dato che non esistono profitti. E quindi, la produzione viene ridotta e vengono annunciati licenziamenti – anche se esiste ancora il potenziale per produrre e la gente ha bisogni. Dopo tutto, il capitalismo non è un sistema per fare della beneficenza!
La natura del capitalismo viene a galla
70. E questo è ciò che esattamente la crisi del capitalismo fa capire sulla natura del capitalismo: sono i profitti – piuttosto che i bisogni delle persone come esseri umani socialmente sviluppati - a determinare la natura e la portata della produzione in ambito capitalista.
Quale altro sistema economico può generare la simultanea esistenza di risorse inutilizzate, di gente disoccupata e di gente con bisogni non soddisfatti per quello che potrebbe essere prodotto?
Quale altro sistema economico può permettere che persone muoiano di fame in qualche parte del mondo, mentre in altre parti c’è abbondanza di cibo e ci si lamenta che “viene prodotto troppo cibo”?
71. Ma la crisi non necessariamente porta le persone a contestare il sistema stesso. Le persone lottano contro specifici aspetti del capitalismo – rispetto alla giornata lavorativa, al livello dei salari e alle condizioni di lavoro, contro la disoccupazione procurata dalla crisi di sovraccumulazione, contro la distruzione capitalistica dell’ambiente e delle culture e della sovranità nazionali, ecc. – ma, a meno che non riescano a capire la natura del sistema, le persone lottano meramente per un capitalismo più buono, un capitalismo dal volto umano.
72. Ciò nondimeno, il capitale non desidera un capitalismo più buono. Pretende i profitti.
E sebbene i lavoratori non siano alla ricerca di porre fine al capitalismo, ma invece stiano battendosi per un sistema capitalistico più equo, le loro lotte possono contrastare la corsa ai profitti. In questo caso, il capitale può trovare necessario rivelare un altro lato della sua logica.
La condizione del capitale – il mercato e lo stato nel sistema capitalistico
73. Il motto del capitale è: “Tanto mercato quanto possibile, tanto stato quanto è necessario.”
Marx poneva in rilievo come agli inizi il capitale aveva grande necessità dello stato: “La crescita della borghesia aveva bisogno del potere dello stato. Perché? Perché tutti gli elementi del capitale necessari al sistema per riprodurre spontaneamente se stesso non erano ancora a punto. Per creare le istituzioni che avrebbero consentito al capitalismo di fiorire, questo aveva bisogno di subordinare a se stesso tutti gli elementi della società attraverso il potere coercitivo dello stato (mediante “leggi grottescamente terroristiche”); lo stato usava questo potere, ad esempio, per costringere i lavoratori “ad accettare la disciplina necessaria al sistema salario-lavoro.”
Il “senso comune” creato dal capitale
74. Con lo sviluppo del modo specificatamente capitalistico di produzione, tuttavia, Marx suggeriva che il bisogno dell’intervento statale a vantaggio del capitale si sarebbe affievolito.
La maniera in cui le particolari forze produttive introdotte dal capitale degradano il lavoratore e “gli alienano le potenzialità intellettive del processo di lavoro,” la maniera in cui “i vantaggi dovuti all’introduzione delle macchine, l’uso della scienza, le invenzioni, ecc.” sono necessariamente considerati attributi del capitale, e la maniera in cui i lavoratori sono rimpiazzati e divisi attraverso l’introduzione di nuove tecnologie – tutto questo contribuisce in modo significativo a rendere i lavoratori dipendenti e privi di potere a fronte del capitale.
75. Marx intendeva che la stessa produzione capitalista, al momento del suo pieno sviluppo, pone “il sigillo al dominio del capitalista sopra il lavoratore.” Dato che il capitale rifornisce l’esercito di riserva del lavoro nella normale direzione della produzione capitalista, basta il mercato a costringere i lavoratori ad accettare le regole del capitale.
Perciò, Marx concludeva che lo stesso capitale “abbatte ogni resistenza,” producendo “una classe lavoratrice che mediante l’istruzione, le tradizioni e le abitudini considera i fabbisogni di questo modo di produrre come leggi evidentemente del tutto naturali.”
Lo stato come arma estrema del capitale
76. Eppure, i lavoratori fanno resistenza, fanno le lotte per i loro bisogni. E il mercato non sempre basta da solo ad assicurare che il capitale ottenga profitti, che sono il suo obiettivo e la fonte della sua esistenza.
Allora, il capitale si rivolge allo stato – “allo stato, tanto quanto è necessario”. Viene predisposta la distruzione dei sindacati, ci si sbarazza di tutte le finzioni di forme democratiche, si torna al fascismo per ottenere quello che si pretende – comunque, il potere coercitivo dello stato e “norme grottescamente terroristiche” non sono una caratteristica solamente di un capitalismo emergente.
Sia al suo inizio che al momento del suo pieno sviluppo, il capitale crea lo stato che lo deve servire.
Le basi che sottendono l’imperialismo
77. E questo non avviene solo in ambito nazionale. La corsa del capitale verso i profitti costituisce la base che sottende l’imperialismo.
In aggiunta alla sua ricerca di nuove, più convenienti fonti di materie prime e di nuovi mercati in cui vendere merci, il capitale vuole lavoratori che possano essere sfruttati, e quindi ricerca quelli deboli, che vogliono lavorare anche per bassi salari, che accettano condizioni di lavoro scadenti, e che sono isolati dagli altri lavoratori; allora, il capitale sposterà la produzione dove gli sono assicurati questi vantaggi.
Quando si comprende la logica del capitale, si capisce come il capitalismo globale sia intrinseco al capitale stesso – questo comporta “l’abbattimento di ogni ostacolo spaziale”, verso i suoi obiettivi di profitto.
78. Quindi, per raggiungere i suoi obiettivi, il capitale fa suo il motto: “Tanto mercato quanto possibile, tanto stato quanto è necessario.”
Finché il capitale può ottenere attraverso il mercato quello che gli serve – come l’effetto della competizione nella vendita di fattori di produzione fra paesi produttori di materie prime o la disponibilità di larghi insiemi di lavoratori da sfruttare nella produzione – non necessità di attingere pesantemente ai poteri coercitivi dello stato imperialista.
Il capitale e il suo stato contribuiscono al mercato
79. Infatti, il capitale ha molte frecce al suo arco, prima di arrivare alla diretta coercizione.
Da dove derivano le idee dominanti sui poteri magici del mercato? Dai centri di studi economici, non sono certo gli economisti che sono critici del mercato, dato che ottengono ricerche e supporto finanziario dal capitale e dal suo stato.
Nel conflitto delle idee, il capitale sostiene l’ideologia la cui ingerenza sul mercato porta inevitabilmente al disastro e i cui tentativi di utilizzare lo stato per avere vantaggi producono cose peggiori.
Visto che gli economisti che dissentono da questo sono etichettati come “cattivi economisti”, tendono ad essere disoccupati o marginalizzati, allora le opinioni che ciascuno ascolta dagli economisti (anche attraverso i mezzi di comunicazione di massa) sono quelle che urlano “TINA!” - There Is No Alternative, non esiste alcuna alternativa al mercato, non esiste alcuna alternativa per i paesi più poveri, (in definitiva, per tutti i paesi) se non quella di seguire i dettami del mercato.
80. Quindi nessuno mai ha la possibilità di accusare il capitale di essere unicamente dipendente dal potere ideologico. Inoltre, il capitale utilizza il suo stato per creare istituzioni che assicurino al mercato l’esercizio del suo potere. Istituzioni internazionali, come il Fondo Monetario Internazionale (IMF), la Banca Mondiale (WB), l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), e gli accordi sul cosiddetto libero commercio, tutti sono stati creati per rafforzare la logica del capitale. Come? Punendo coloro che osano pensarla in modo diverso, quei paesi che tentano di sviluppare una politica indipendente dai poteri di dominio capitalista.
81. A questo aggiungiamo la “Quinta Colonna” dell’imperialismo – l’indipendenza e l’autonomia delle Banche Centrali – e si ottiene il blocco di istituzioni usato dal capitale in favore delle politiche di protezione del neoliberismo: politiche che rimuovono tutti gli ostacoli al movimento di capitali, che eliminano tutte le leggi che proteggono i lavoratori, i consumatori e i cittadini nei confronti del capitale, e riducono il potere dello stato a controllare il capitale (mentre vengono accresciuti i poteri dello stato ad agire a vantaggio del capitale).
Imperialismo e lo stato coloniale
82. Malgrado tutto questo, non è possibile fermare la lotta decisiva del popolo per il suo stesso auto-sviluppo.
In tal caso, il capitale usa lo stato imperialista per interventi militari e per ottenere l’appoggio, attraverso sovversioni sostenute finanziariamente e militarmente, di stati coloniali e clientelari che agiscono per preparare condizioni favorevoli alla riproduzione dell’ordine mondiale capitalista. E questo avviene particolarmente quando il capitale ha deciso di generare il plusvalore direttamente in periferia – e allora deve avere la certezza che i propri investimenti saranno protetti.
83. Con il sostegno delle élite e delle oligarchie locali, questi stati coloniali sono delegati a costituire le strutture attraverso cui il mercato serve al meglio il capitale. Separando dalla terra i produttori agricoli e fornendo al capitale aree speciali per le sue libere attività economiche, questi strumenti del capitale globale rendono disponibile l’esercito di riserva di lavoratori, desiderato tanto dal capitale.
Per di più, si fa riferimento alle forze di polizia – per utilizzare il loro potere coercitivo e “leggi grottescamente terroristiche” per far fronte alle sfide alla logica del capitale. Comunque, tutte le volte che questi stati coloniali non sono più in grado di svolgere queste funzioni, il capitale esige un più diretto intervento imperialista, quanto è necessario.
84. In breve, l’imperialismo non si fermerà davanti a niente. La sua storia di barbarie dimostra questo senza ombra di dubbio. Come il Che Guevara sottolineava, l’imperialismo rappresenta una brutale bestialità che non conosce limiti – che prova a schiacciare sotto il suo stivale chiunque lotti per la libertà.
L’essenza dell’imperialismo
85. L’imperialismo è strettamente collegato all’obiettivo capitalista del plusvalore, nel suo cammino “di abbattimento di ogni barriera spaziale” che si oppone a questo obiettivo. Quindi, non è sorprendente che, a vari periodi nel loro processo di espansione, la competizione fra capitalisti di paesi differenti possa averli portati a fare appello ai loro specifici stati per procurarsi particolari vantaggi nello sfruttamento delle colonie – questo ha causato una competizione fra stati imperialisti. Tuttavia, la fondamentale contraddizione è sempre stata fra il capitale e le classi lavoratrici, tra lo stato imperialista e i produttori nelle colonie – e, in questo, tutti gli stati imperialisti hanno avuto ed hanno un interesse comune.
Capitalismo e sviluppo umano – il circolo vizioso del capitalismo
86. Pensiamo al tipo di persone che il capitalismo genera. Abbiamo visto che il capitalismo nel corso dei processi produttivi limita fisicamente e mentalmente le persone. Invece di creare le condizioni in cui la persona possa sviluppare tutto il suo potenziale, il capitale tratta gli individui come mezzi per conseguire il suo obiettivo, i profitti. La loro attività produttiva è dominata da questo potere esterno; il capitale fa riferimento alle persone solo per il loro lavoro, per i prodotti del loro lavoro, come strumenti del loro lavoro, come alieni.
Noi vediamo che la produzione capitalista è un processo che genera esseri impoveriti umanamente. E queste persone, produttori che hanno guadagnato ben poche soddisfazioni dal loro lavoro, sono indirizzate a trovare appagamento negli articoli di consumo che sono in grado di avere a disposizione, a seconda dei salari che hanno ricevuto.
87. Quello che possiamo osservare qui con chiarezza è il circolo vizioso del capitalismo.
Ecco, iniziamo con le persone (a) che sono separate dai mezzi di produzione, ma con i bisogni che devono soddisfare. Queste persone (b) devono offrirsi al mercato del lavoro per vendere la loro forza-lavoro – in competizione con altre persone nella medesima situazione. Loro (c) entrano nella produzione capitalista, quel processo che comporta come risultato l’impoverimento dei lavoratori, sia di bisogni che di mezzi per consumare, nell’ambito di limiti circoscritti. Quindi, (d) dopo avere consumato questi prodotti alienanti, si ritrovano ancora una volta privi dei mezzi per mantenere se stessi e devono offrire ancora se stessi al capitale; ancora una volta devono produrre per gli obiettivi del capitale. Questo è un circolo vizioso, e le sue fasi sono interdipendenti – non è possibile cambiarne una senza cambiare tutte le altre.
Il circolo vizioso si allarga
88. E a questo circolo vizioso si aggiunge un di più, e di conseguenza il circolo si va allargando.
Il circolo si allarga vista la tendenza del capitale ad espandersi.
Precisamente perché il capitale genera plusvalore all’interno del processo produttivo come risultato dello sfruttamento ed espande la sua capacità di produrre in funzione della crescita, deve anche espandere la sfera di circolazione delle merci, e quindi deve indurre costantemente nuovi bisogni a consumare. Visto che deve crescere, il capitale dedica enormi risorse umane e materiali per evocare nuovi bisogni artificiali. Alletta le persone ad una esistenza di consumismo (che non può mai essere pienamente soddisfatta) ed è costretto a fare così – deve vendere merci sempre più. Il capitale deve creare nuovi bisogni, nuove necessità che accrescono la nostra dipendenza dal capitale. Questo induce Marx a commentare che l’“attuale potenza del capitale ha come punto di appoggio” la creazione di sempre nuovi bisogni per i lavoratori.
Limiti?
89. Allora, il capitalismo è un circolo che si allarga – una spirale di produzione alienata in aumento, di bisogni e di consumi in crescita. Ma per quanto a lungo può continuare a svilupparsi?
Tutti sanno che gli alti livelli di consumo acquisiti in certe parti del mondo non possono essere imitati nelle zone del mondo che il capitale ha incorporato di recente nell’economia capitalista mondiale.
Molto semplicemente, il pianeta non può sopportare questo trauma – così noi possiamo già osservare con evidente chiarezza il riscaldamento del globo e le crescenti carestie che sono le conseguenze della domanda in aumento di prodotti particolari nei nuovi centri capitalistici.
Prima o dopo, questo circolo raggiungerà i suoi limiti. Il suo limite estremo è dato dai limiti della natura, dai limiti della terra a sostenere consumi sempre maggiori di merci, consumi sempre in salita di risorse naturali del pianeta.
90. Ma anche prima di raggiungere i limiti estremi del circolo vizioso del capitalismo, inevitabilmente arriverà la domanda a chi venga concesso di esercitare il potere su queste risorse sempre più limitate. A chi andranno il petrolio, i metalli, l’acqua – tutte quelle risorse indispensabili al vivere moderno? Saranno gli attuali ricchi paesi del capitalismo, coloro che sono stati in grado di svilupparsi a spese di altri che non lo sono stati?
In altre parole, questi paesi ricchi saranno in grado di conservare i larghi vantaggi che hanno avuto in termini di consumo di beni e di risorse – e di usare il loro potere per impadronirsi delle risorse collocate in altri paesi? I paesi capitalisti di recente emergenti (e, in verità, anche quelli non emergenti affatto) saranno capaci di conquistarsi una “giusta parte”?
I produttori impoveriti del mondo – quei produttori ben informati e consapevoli degli standard di consumo in altre parti del mondo, per merito dei mezzi di comunicazione di massa – accetteranno che a loro non vengano assegnati i frutti della civilizzazione? Qualcuno pensa che questa questione possa essere affidata solamente al mercato? Infatti questo è precisamente il caso in cui il capitale userà “quanto più stato sarà necessario”.
Lo spettro della barbarie
91. Lo spettro della barbarie si aggira per il mondo.
Come si può anche solo pensare che il capitalismo costituisca il cammino verso lo sviluppo dell’umanità? Sì, naturalmente, alcuni individui sono stati sempre in grado di sviluppare molto del loro potenziale all’interno del sistema capitalista – ma non a tutti è stato concesso. Perché?
Perché la vera natura del capitalismo dipende dall’abilità di alcune persone di monopolizzare i frutti dell’umana attività e della civiltà, e di sfruttare e di escludere gli altri.
Il sistema capitalistico non è stato mai un sistema sociale in cui il libero sviluppo di ciascuno è condizione del libero sviluppo di tutti; comunque, le conseguenze e le implicazioni di questa insita ingiustizia e delle disuguaglianze sono ovvie, ora che i limiti al suo specifico modello di espansione sono diventati palesi.
Socialismo e sviluppo umano
92. Esiste un’alternativa – un’alternativa che sgorga dalla logica dello sviluppo umano. Coscientemente o incoscientemente, la gente ha lottato a lungo per questa alternativa; è stata contrastata la logica del capitale con la logica dello sviluppo dell’uomo.
In ogni lotta per la dignità dell’uomo e per la giustizia sociale – in ogni lotta per migliori salari e migliori condizioni di lavoro, contro il razzismo e il potere patriarcale, per la protezione del nostro ambiente di vita, per il nostro diritto alla salute, all’istruzione e ad un’abitazione adeguata (fra gli altri nostri diritti), è implicito il concetto di sviluppo umano. Queste sono lotte per rimuovere gli ostacoli al nostro pieno e compiuto sviluppo.
93. Anche, senza riserve, nelle nostre lotte collettive è presente il concetto che noi tutti siamo collegati – che noi abbiamo bisogno gli uni degli altri, che in definitiva il libero sviluppo di ognuno è la condizione per il libero sviluppo di tutti. Quindi, l’alternativa è una società basata sul rispetto e sulla solidarietà, sulla nostra unità come famiglia umana, “l’unità dell’uomo con l’uomo, che è basata sulle effettive differenze fra uomini”(Marx).
94. Naturalmente, questa società non può essere una in cui lo stato decide, dove continuano le divisioni fra il pensare e il fare, dove noi siamo dominati (nei posti di lavoro, nella comunità o nella famiglia), e dove esistono disuguaglianze nelle nostre possibilità a sviluppare le nostre potenzialità. Dopo tutto, che genere di uomo viene prodotto in una simile società?
Come proclama la Costituzione Bolivariana, l’alternativa per lo sviluppo dell’uomo può essere solo una società democratica, partecipatoria, e protagonista – una società in cui la nostra partecipazione, la nostra pratica siano le condizioni necessarie per assicurare il nostro “completo sviluppo, sia individuale che collettivo.”
Formare individui umanamente ricchi
95. La logica dello sviluppo umano punta verso il nostro bisogno di riuscire a svilupparci attraverso la nostra attività democratica, partecipatoria e da protagonisti in ogni aspetto della nostra vita. Attraverso la pratica rivoluzionaria nelle nostre comunità, nei nostri posti di lavoro, e in tutte le nostre istituzioni sociali noi abbiamo la possibilità di generare noi stessi, così come indicava Marx “esseri umanamente ricchi” – ricchi in capacità e bisogni – in contrasto con gli esseri impoveriti e menomati che il capitalismo produce.
Comprendere la logica dello sviluppo umano dimostra la logica perversa e antiumana del capitale e mostra la direzione dell’alternativa di cui abbiamo necessità.
96. In contrasto con lo stato capitalista gerarchicamente strutturato (che Marx bollava come “macchina del dispotismo di classe”) e con il dispotismo sul posto di lavoro capitalista, solo una democrazia rivoluzionaria può creare le condizioni in cui possiamo inventare noi stessi, giorno per giorno, come individui umanamente ricchi.
Il principio è quello della democrazia in pratica, della democrazia come pratica, della democrazia come protagonismo. Democrazia in questo senso – democrazia protagonista nei posti di lavoro e democrazia protagonista nelle comunità, nei comuni, fra vicini – questa è la democrazia di gente che sta trasformando se stessa in un’unione di soggetti rivoluzionari.
Lo schema a triangolo del socialismo
97. Non solo questa democrazia rivoluzionaria è necessaria per identificare i bisogni e le capacità delle comunità e dei lavoratori, ma costituisce anche la via per costruire le competenze dei protagonisti e per favorire una nuova relazione sociale fra produttori, la relazione di produttori associati fondata sulla solidarietà.
In quale altro modo, se non attraverso la democrazia protagonista nella produzione, è possibile assicurare che il processo produttivo sia quello che arricchisce le persone e facilita l’espansione delle loro capacità, e non che le rende incapaci e impoverite?
In quale altro modo, se non attraverso la democrazia protagonista nella società, è possibile assicurare che ciò che viene prodotto è ciò che è necessario per favorire la realizzazione delle nostre potenzialità?
98. Comunque, se per soddisfare i bisogni della società, esiste l’esigenza di far riferimento alla produzione di democrazia, teniamo presente una essenziale pre-condizione: non vi può essere alcuna monopolizzazione dei prodotti del lavoro umano, individuale, di gruppo o di stato.
In altre parole, la pre-condizione consiste nella proprietà sociale dei mezzi di produzione, il primo lato di quello che il Presidente Hugo Chávez ha definito come “lo schema a triangolo del socialismo”:
(a) la proprietà sociale dei mezzi di produzione, che è base per (b) la produzione sociale organizzata dai lavoratori, in modo da (c) soddisfare i comuni bisogni e i comuni obiettivi.
99. Lasciateci considerare ognuno degli elementi in questa particolare combinazione di distribuzione – produzione – consumo.
A. La proprietà sociale dei mezzi di produzione
100. La proprietà sociale dei mezzi di produzione è cruciale, poiché è la sola via per assicurare che la nostra produttività sociale, della comunità, venga diretta verso il libero sviluppo di tutti, invece di essere usata per soddisfare gli obiettivi privati dei capitalisti, di gruppi di individui o di burocrati di stato. Però, la proprietà sociale non corrisponde alla proprietà statuale. La proprietà statale può essere la base per le avventure di capitalisti di stato, per imprese gerarchicamente stataliste, o per le imprese in cui gruppi particolari di lavoratori (piuttosto che della società nel suo insieme) catturano i maggiori benefici da questa proprietà statale. Quindi, la proprietà sociale implica una profonda democrazia – una democrazia in cui il popolo agisce come un insieme di soggetti, sia come produttori che come membri della società, nel determinare l’uso dei risultati del lavoro sociale.
B. La produzione sociale organizzata dai lavoratori
101. La produzione sociale organizzata dai lavoratori costruisce nuovi relazioni fra produttori - relazioni di cooperazione e di solidarietà.
In opposizione alla produzione capitalista, la produzione sociale permette ai lavoratori di porre termine alla “devastazione del corpo e della mente” e alla perdita di “ogni atomo di libertà, sia nell’attività manuale che intellettuale”, che deriva dalla separazione fra mente e braccio.
Finché ai lavoratori sarà impedito di sviluppare le loro capacità attraverso la combinazione di pensiero ed azione nei posti di lavoro, i lavoratori rimarranno esseri umani alienati e dissociati, il cui unico godimento consisterà nel possedere e consumare cose.
E, se i lavoratori non prendono decisioni nei posti di lavoro e non sviluppano le loro potenzialità, possiamo essere certi che qualcun altro vuole tutto questo. La democrazia protagonista nei posti di lavoro è condizione essenziale per il completo sviluppo dei produttori.
C.Soddisfare i comuni bisogni e i comuni obiettivi
102. Per soddisfare i comuni bisogni e i comuni obiettivi bisogna concentrarsi sull’importanza di basare le nostre attività produttive sul riconoscimento della nostra comune umanità e dei nostri bisogni, come membri dell’umana famiglia.
Allora, bisogna dare enfasi all’importanza di andare al di là del proprio tornaconto e di pensare alla nostra comunità sociale. Fin tanto che si produrrà solo per un nostro privato interesse, quando mai penseremo alle altre persone? Come concorrenti o come utenti – vale a dire, come avversari o come strumenti per i nostri stessi fini – allora noi rimarremo alienati, frammentati, dissociati mentali. Invece di rapportarci agli altri mediante relazioni di scambio (e, quindi, cercare di ottenere il miglior vantaggio possibile per noi stessi), questo terzo elemento dello schema a triangolo del socialismo ha come suo obiettivo la costruzione di relazioni con gli altri caratterizzate da una unità fondata sul riconoscimento delle differenze. Come nel caso dei programmi di ALBA (l’Alternativa Bolivariana per le Americhe), costruendo solidarietà fra gli individui, allo stesso tempo ci si rigenera in modo del tutto nuovo e diverso.
103. E questo concetto di solidarietà è centrale, in quanto afferma che tutti gli esseri umani, tutti i componenti del lavoratore collettivo, hanno diritto a partecipare alla “comune produttività sociale.” Il presupposto non è affatto quello per cui noi abbiamo il diritto individuale a consumare cose senza limiti, ma, piuttosto, quello per cui viene riconosciuta la centralità del “bisogno dei lavoratori di una loro valorizzazione.”
In più, la rivendicazione a condividere i frutti accumulati dal braccio e dalla mente sociale non è basata sullo sfruttamento. Questo non deriva dal fatto che, dato che si è stati sfruttati, si ha il diritto a partecipare dei frutti del lavoro sociale. Invece, questo diritto deriva dal perché siamo esseri umani in una società di uomini – e quindi, come tutti, abbiamo il diritto all’opportunità di sviluppare tutte le nostre potenzialità.
104. Allo stesso tempo, come esseri umani in una società di uomini, abbiamo anche degli obblighi verso gli altri membri di questa famiglia di uomini – di dare certezza a tutti che possano godere
dell’opportunità di sviluppare appieno le loro potenzialità.
Come membri di questa famiglia, tutti siamo chiamati a fare la nostra parte – un punto presente nella Costituzione Bolivariana: l’Articolo 135 recita: “Per virtù della solidarietà, della responsabilità sociale e dell’assistenza umanitaria, tutti gli individui si devono far carico di obblighi in rapporto alle loro competenze.”
I difetti da noi ereditati
105. Naturalmente, completare il triangolo socialista non è qualcosa che può avvenire da un giorno all’altro. Le implicazioni di questo sono significative.
Per esempio, produrre per le necessità e gli scopi della comunità richiede un meccanismo democratico di trasmissione dei bisogni dal basso, in modo che tutti si impegnino in una coordinazione e in una pianificazione consapevole.
Tuttavia, i bisogni e gli obiettivi comuni identificati inizialmente saranno bisogni di persone formate all’interno del sistema capitalista – persone che sono “per ogni aspetto, economico, morale ed intellettuale, ancora marcate dall’impronta originaria della vecchia società.”
In modo del tutto similare, come è possibile orientare la produzione verso interessi sociali, quando è ancora prevalente l’interesse per se stessi?
E come, a queste condizioni, è possibile assicurare che la proprietà sia veramente sociale?
Al di fuori della produzione atta a soddisfare bisogni sociali, non è possibile l’esistenza effettiva della proprietà sociale; senza proprietà sociale non è possibile che i lavoratori autonomamente decidano in favore dei bisogni della società; senza l’autonomia di decisione dei lavoratori, non può avvenire alcun processo di trasformazione del popolo e dei suoi bisogni.
L’insuccesso a portare a compimento ciò che lo schema triangolare del socialismo rappresenta sarebbe dovuto al fatto che i difetti ricevuti in eredità dalla vecchia società hanno contaminato in modo profondo. Allora, come è possibile costruire il socialismo per il ventunesimo secolo quando tutto è subordinato a condizioni di partenza completamente opposte?
Pratica rivoluzionaria
106. In breve, il problema è come portare al socialismo donne e uomini, e allo stesso tempo sviluppare nuove condizioni materiali.
Questo può avvenire solo attraverso un processo – quello in cui le persone trasformano se stesse mediante le loro pratiche. Noi abbiamo costantemente la necessità di tenere ben presente il concetto di pratica rivoluzionaria – “il simultaneo cambiamento delle circostanze e dell’attività umana o mutamento di sé.” Questo processo per cui le persone preparano se stesse per una nuova società può solo essere un processo di democrazia effettiva, di democrazia protagonista, di democrazia come pratica.
107. La presa di decisioni democratica all’interno dei posti di lavoro (invece della direzione e supervisione capitalista), la direzione democratica da parte della comunità per decidere sugli obiettivi dell’attività (al posto della direzione dei capitalisti), la produzione allo scopo di soddisfare bisogni (piuttosto che allo scopo di scambio), la proprietà comune dei mezzi di produzione (al posto della proprietà privata o di gruppi), una forma di governo democratica, partecipatoria e protagonista (piuttosto che quella di uno stato che incombe sulla società), la solidarietà basata sul riconoscimento del nostro contesto umano, tutti insieme (e non quello dell’“ognuno per sé”), l’attenzione diretta allo sviluppo del potenziale umano ( invece che alla produzione di cose) – questi sono i mezzi per la formazione di individui nuovi, i membri di un nuovo sistema organico, il socialismo del ventunesimo secolo.
Il circolo virtuoso del socialismo
108. Che tipo di persona si va a formare con la costruzione di questo nuovo socialismo? Sicuramente individui totalmente differenti da quelli prodotti nell’ambito del sistema capitalista.
In contrasto al “circolo vizioso del capitalismo”, il socialismo comprende “un circolo virtuoso”.
Tanto per iniziare, ci troviamo in presenza (a) di produttori che vivono all’interno di una società caratterizzata dalla solidarietà – persone che riconoscono la loro unità fondata sulle loro diversità. Questi produttori (b) si associano in modo da produrre per i bisogni della società e (c) in questo processo sviluppano e potenziano le loro capacità come esseri umanamente ricchi. Quindi, il prodotto della loro attività è quello di (d) produttori che individuano la loro unità e le loro necessità in funzione dell’uno per l’altro. Di conseguenza, tutti partecipano al processo del circolo virtuoso del socialismo.
109. Allo stesso modo che per il circolo vizioso del capitalismo, anche per il socialismo si tratta di un circolo che si espande. Tuttavia, il suo espandersi non è dettato dalla logica del capitale – una logica che esige produzione più massiccia, sfruttamento più intensivo delle risorse del pianeta, e più alti consumi. Al contrario, l’espansione dettata dalla logica dello sviluppo dell’uomo non è una crescita quantitativa, ma piuttosto qualitativa – lo sviluppo di individui tutti dalla stessa parte, socialmente ricchi. Relativamente a questo, non esistono limiti – tanto meno al pieno sviluppo di tutto il potenziale umano.
Il cammino verso lo sviluppo dell’uomo
110. In contrasto con la struttura a triangolo del socialismo (proprietà sociale, produzione sociale, e bisogni sociali) , consideriamo il triangolo capitalista - (a) proprietà privata dei mezzi di produzione (b) sfruttamento dei lavoratori, ad (c) inseguire il profitto.
Qualcuno pensa seriamente che questo possa essere il percorso verso lo sviluppo dell’uomo?
111. Il solo cammino è il socialismo. Tuttavia, conoscendo bene dove noi desideriamo andare e il cammino che ci attende, siamo solo all’inizio.
112. Noi ci rendiamo conto che il capitalismo e l’imperialismo faranno di tutto per farci deviare, per dividerci, per convincerci che non esistono alternative.
113. Sappiamo bene che dobbiamo essere preparati a lottare.
114. Se noi confidiamo nel popolo, se noi riteniamo che l’obiettivo della società umana deve essere quello di “assicurare in ogni parte lo sviluppo dell’uomo,” la nostra scelta risulta chiara e decisa:
115. Socialismo o barbarie